E' morto Licio Gelli

Fu un uomo dei servizi segreti e poi capo della loggia massonica P2


E' morto, ieri sera, Licio Gelli. L'ex gran maestro della loggia Propaganda 2, è deceduto a 96 anni nella sua dimora, Villa Wanda a Arezzo. Gelli era stato ricoverato in ospedale, ma dopo un aggravamento delle sue condizioni, i familiari hanno deciso di portarlo a vivere le ultime ore nel suo rifugio naturale,circondato dall'affetto di parenti e amici.. La storia personale di Licio Gelli si dipana dal fascismo alla P2, attraverso le più oscure vicende italiane. Chi era davvero Licio Gelli e come ha influito sulla storia nazionale?

Licio Gelli nasce il 21 aprile 1919 a Pistoia figlio di Ettore, mugnaio di Montale e di Maria Gori, che hanno altri tre figli, di cui due femmine. A 13 anni Licio viene espulso da scuola per comportamento oltraggioso nei confronti di un insegnante.A 17 si arruola volontario in Spagna nel 735? battaglione Camicie nere al seguito del generale golpista Francisco Franco. Nell'aprile 1938 il fratello maggiore Raffaele, col quale condivide l'avventura, viene ucciso sul fronte di Malaga. Questo ed altri fatti saranno ricordati da Licio nel libro di memorie Fuoco! Cronache legionarie dell'insurrezione antibolscevica in Spagna (246 pagine, prezzo di copertina 12 lire).Nel 1939, rimpatriato con tutti gli onori, Gelli lavora presso il Partito fascista di Pistoia, in via Sant'Andrea. Coordina il locale GUF e la redazione del settimanale del Fascio, il Ferruccio.

Alla vigilia della guerra mondiale, il 2 giugno 1940, Gelli si presenta da privatista all'esame di maturita all'Istituto tecnico per ragionieri, ma viene bocciato. Il 9 giugno e richiamato nel 127? reggimento fanteria e nel marzo 1941 e imbarcato per Durazzo, in Albania. Trasferito poi in un reggimento di paracadutisti, ha un incidente durante un'esercitazione a Viterbo. nel 1942 e aiutante di campo del dirigente del fascio di Cattaro, in Dalmazia, dove, si dice, gli Italiani nascondano il tesoro della Banca nazionale Serba.Il 25 luglio 1943 torna a Viterbo dove lo sorprende l'8 settembre. Riparato a Pistoia, aderisce con l'amico Giorgio Pisano alla Repubblica sociale italiana, arruolandosi col grado di sergente maggiore nella divisione delle SS Hermann Goering.Il 18 settembre 1944, quando gli alleati entrano a Pistoia, rischia la fucilazione, ma un documento del 4 ottobre, firmato dal presidente comunista del locale Comitato di liberazione nazionale, Italo Carobbi, afferma che Gelli si e reso utile alla causa dei patrioti, come informatore occulto. Sarebbe da mesi confidente di emissari della V armata statunitense e avrebbe aiutato i partigiani a liberare 40 detenuti dal carcere politico di Villa Sbertoli. Tuttavia molti pistoiesi lo considerano il responsabile dell'agguato del 29 luglio '44, in cui cade il comandante anarchico Silvano Fedi. E Giuseppe Corsini, sindaco di Pistoia e senatore del PCI, lo descrive come colpevole di rappresaglie e atroci torture.

Un rapporto dei servizi segreti, redatto in collaborazione con l'ambasciata americana nel 1950, definisce Gelli un elemento passato alle dirette dipendenze del Partito comunista per salvare la pelle. Sarebbe stato proprio il Corsini a evitargli la fucilazione. Operativo come spia sin dal '44, Gelli palesa secondo il rapporto, una disponibilita di denaro superiore alla sue possibilita prima di aspirante industriale, poi di rappresentante di macchine da scrivere, di libraio con un negozio nel centro di Pistoia, in seguito di dipendente di , con un appartamento in via Silvano Fedi.Certo e che dal 1948 al 1958 Gelli e segretario particolare del deputato democristiano Romolo Diecidue, ex insegnante di Monsummano. Alla fine degli anni cinquanta Gelli viene assunto alla Permaflex, la fabbrica di materassi a molle. Nel 1965, dirigente del nuovo stabilimento di Frosinone, viene insignito del titolo di commendatore. Nel 1967 lascia la Permaflex. Acquista il 25% della fabbrica di materassi Dormire, in societa con la Lebole. Poi intermedia l'acquisto della Lebole da parte dell'ENI. In una nuova societa coi Lebole controlla il 5% del pacchetto azionario e amministra una finanziaria specializzata in import-export con la Romania. Acquista dai suoi soci la piu grande villa di Arezzo sul colle di Santa Maria alle Grazie. Decine di stanze su tre piani, due ettari di giardino con piscina, l'ottocentesca villa viene intitolata alla moglie, la livornese Vanda Vannacci. I comiugi hanno gia quattro figli.

Il 5 novembre '63 Gelli e entrato nella massoneria, divenendo apprendista della Loggia Domenico Romagnosi del Grande Oriente d'Italia. E' passato poi alla Loggia Hod per volonta dell'avvocato romano Roberto Ascarelli, numero due di palazzo Giustiniani.Il 28 novembre '66 il Gran maestro Giordano Gamberini ha trasferito Gelli alla Loggia coperta Propaganda 2. La Loggia ha sede a Roma al numero 9 di via Condotti, sopra la gioielleria di Giovanni Bulgari. L'incarico e di "ambasciatore di pace" tra le diverse logge, ma da quel momento l'operato della P2 degenera rispetto alla regola massonica.Com'e possibile che la democratica massoneria italiana di origine carbonara abbia accolto un ex repubblichino? In Toscana la tradizione massonica risale al settecento e, insieme alla Sicilia, vi e la maggiore concentrazione di logge. Ma la storia della massoneria conosce esperienze assai contraddittorie. In contrasto con l'aspirazione egualitaria, illuministica e liberale, vive in essa un'anima aristocratica e reazionaria alimentata dalla dottrina dell'occulto, coltivata nel tempo dagli ordini cavallereschi. La massoneria subisce tendenze irrazionalistiche ed e centro di potere dominato da gruppi conservatori.

Secondo il memoriale di un massone grossetano il 20 settembre 1969 Gelli organizza all'Hotel Hilton di Roma l'iniziazione massonica di 400 ufficiali dell'esercito e di alcuni esponenti della DC. Alla Loggia, ormai nota come Raggruppamento Gelli/P2, aderiscono nel giro di pochi mesi il generale Giovanni Allavena, ex capo del servizio segreto militare, e il generale Vito Miceli, capo del Sios-esercito. Un rapporto dei servizi segreti del 1971 descrive Gelli come collaboratore operante presso l'ufficio di Firenze.Lo stesso anno Gelli viene nominato segretario della P2, nonostante il Gran maestro Lino Salvini lo consideri un potenziale golpista. Tesoriere della loggia e il generale dei servizi segreti Siro Rossetti.Per avere un'idea dei temi che la Loggia intende affrontare basta leggere il verbale dell'"officina" del 5 marzo 1971: "a) situazione politica ed economica dell'Italia; b) minaccia del PCI, in accordo con il clericalismo, volta alla conquista del potere; c) carenza di potere delle forze dell'ordine; d) mancanza di una classe dirigente e assoluta incapacita del governo nel procedere alle riforme necessarie per lo sviluppo civile e sociale del Paese; e) dilagare del malcostume, della sregolatezza e di tutti i piu deteriori aspetti della moralita e del civismo; f) nostra posizione in caso di ascesa al potere dei clerico-comunisti; g) rapporti con lo Stato italiano."

Eugenio Scalfari cosi descrive l'attivita della Loggia P2 (in L'Italia della P2, 1981): "I campi di attivita erano essenzialmente quattro: tangenti prelevate su affari conclusi da enti e industrie pubbliche, controllo del credito bancario, illecite esportazioni di valuta, collocamento degli adepti al vertice delle rispettive carriere... I prelievi avvengono di fatto alla luce del sole, sulla base di percentuali prestabilite. E gli esattori li motivano con la finalita di finanziare partiti e correnti di partito".Nel 1973 Roberto Fabiani scrive in un articolo-inchiesta pubblicato dal settimanale Panorama: "Recentemente il segretario organizzativo della P2, Licio Gelli... ha inviato ad alcuni alti ufficiali della loggia coperta una lettera circolare nella quale, dopo aver demolito sindacati e partiti, invitava gli associati a prendere posizione per l'unica soluzione possibile in Italia: un governo di militari... Durante l'ultima tormentata elezione del presidente della Repubblica i voti degli elettori massoni furono offerti dal Gran maestro al presidente del Senato Amintore Fanfani".

Nel marzo del 1974 il Servizio informazioni della Guardia di Finanza redige tre informative sul conto di Gelli, in cui si legge tra l'altro: "Sicura l'esistenza di rapporti con Andreotti e altri esponenti della sua corrente, relazione che sembra risalire al periodo frusinate". Dopo la nomina in agosto del generale Raffaele Giudice al vertice delle Fiamme gialle, l'Ufficio I viene disciolto, mentre il responsabile del settore, il colonnello Salvatore Florio, morira in un incidente stradale nel luglio '78. L'ufficiale che ha redatto l'informativa, il capitano Luciano Rossi, si suicidera con un colpo di pistola il 5 giugno '81, dopo essere stato interrogato dai giudici sul "rapporto Gelli".Dopo la strage del treno Italicus (che il 4 agosto provoca 12 morti e 105 feriti) le indagini toccano direttamente la Loggia, ma non approdano ad alcuna conclusione. Il giudice fiorentino Pierluigi Vigna interroga Gelli sui suoi rapporti col generale Vito Miceli, capo dei servizi militari, appena arrestato per cospirazione sovversiva.Il 14 dicembre, al convegno massonico di Napoli si levano aspre critiche nei confronti della P2, ma il 12 maggio 1975 Gelli, sfuggendo alla giustizia massonica, viene elevato al rango di Maestro venerabile e, pur attaccando il Gran Maestro Salvini, dal 26 luglio 1976 ottiene di far uscire formalmente la propria loggia dal controllo del Grande Oriente.

Tra il 1974 e il 1976 l'Ispettorato anti-terrorismo del Ministero dell'Interno, guidato da Emilio Santillo, invia ai giudici Giovanni Tamburino, che indaga sul SID deviato, Vito Zicari, che si occupa dei terroristi di Ordine Nero, e Pierluigi Vigna, che sta indagando sull'omicidio del magistrato Vittorio Occorsio (16 luglio '76), un rapporto sulla P2, con un elenco di presunti appartenenti. Vi figurano i finanzieri Michele Sindona e Umberto Ortolani, gli estremisti di destra Edgardo Sogno e Sandro Saccucci, gli ammiragli Gino Birindelli e Duilio Fanali, il Procuratore generale della Repubblica Carmelo Spagnuolo.Il 25 gennaio 1977 il segretario radicale Marco Pannella rivolge un'interpellanza parlamentare al Presidente del Consiglio Giulio Andreotti per avere informazioni sui suoi rapporti con Licio Gelli. Non ottiene risposta. Il 29 maggio il settimanale L'Espresso descrive cosi la P2: "E' il nucleo piu compatto e poderoso della massoneria di palazzo Giustiniani: ha 2.400 iscritti, la crema della finanza, della burocrazia, delle Forze armate, dei boiardi di Stato, schedati in un archivio in codice". Ma, stando a fonti NATO, la P2 pratica una spregiudicata vendita di armi, soprattutto nei confronti di paesi arabi, accompagnandola con l'offerta di documenti top secret.

Secondo i giudici bolognesi Libero Mancuso e Attilio Dandini, Gelli nel luglio 1978 dispone di un ufficio annesso al Ministero della Difesa, di cui diffonde il recapito telefonico (4759347), e gestisce i rapporti tra massoneria e servizi segreti, col nome in codice Filippo. Da anni riceve i suoi ospiti anche nel lussuoso appartamento 127 dell'Hotel Excelsior, che si trova in via Veneto a fianco dell'ambasciata statunitense. E' poi consigliere economico dell'ambasciata Argentina a Roma.Nei giorni del rapimento del Presidente della DC Aldo Moro, Emilio Santillo, direttore dell'Ispettorato anti-terrorismo, organizza un'operazione nell'aretino, richiedendo al questore di Arezzo informazioni su Gelli. Nei mesi seguenti la struttura di sicurezza di Santillo viene sciolta.Il 5 ottobre 1980 Gelli si fa intervistare da Maurizio Costanzo sul Corriere della Sera. Il pezzo e intitolato: Parla per la prima volta il signor P2; occhiello: Il fascino discreto del potere nascosto, con la foto di Gelli tra le immagini di Garibaldi e Cagliostro. Alla domanda "Cosa vuol fare da grande?" il Maestro venerabile risponde: "il burattinaio".

Nel corso dello stesso anno i giudici milanesi Giuliano Turone e Gherardo Colombo, con l'aiuto del palermitano Giovanni Falcone, indagano su Gelli quale organizzatore del finto rapimento in Sicilia del bancarottiere Sindona nel '79. Il 17 marzo 1981, su mandato dei magistrati, uomini della Guardia di Finanza sequestrano nella villa di Gelli , negli uffici a Castiglion Fibocchi e all'hotel Excelsior casse di documenti compromettenti, tra cui il supposto elenco di 848 iscritti alla Loggia P2, piu 114 depennati, 5 sospesi, 23 trasferiti, 49 in sonno e uno espulso. La lista comprende nomi del calibro dei ministri in carica Franco Foschi e Adolfo Sarti (DC) ed Enrico Manca (PSI). Ci sono poi tre sottosegretari e 38 parlamentari: 14 della DC, sei del PSI (tra cui il Capogruppo alla Camera, Silvano Labriola), tre del PSDI (tra cui il segretario Pietro Longo), tre del PLI, due del PRI e quattro del MSI. Inoltre vi e un indirizzario in cui sono inseriti i recapiti di Giulio Andreotti (ex e futuro Presidente del consiglio DC), dell'ex primo ministro democristiano Emilio Colombo e del futuro presidente della Repubblica Francesco Cossiga (DC) e un indice dell'archivio personale contenente 426 dossier. Eccone alcune intestazioni: Calvi Roberto-vertenza con Banca d'Italia, Accordo finanziamento Flaminio Piccoli; Contratto ENI-Petromin; Accordo gruppo Rizzoli-Caracciolo-Scalfari.Gelli e la moglie sono costretti ad abbandonare l'Italia la sera stessa.

Il 27 maggio il governo presieduto dal democristiano Arnaldo Forlani (ministro della Difesa il socialista Lelio Lagorio, ministro dell'Interno il democristiano Virginio Rognoni) decide la sospensione di tutti i militari iscritti. Ma non basta. A causa del ritardo nella pubblicazione della lista il Governo e costretto a dimettersi. il 28 maggio la polizia uruguayana sequestra nell'abitazione di Gelli a Montevideo, un archivio di 1.343 fascicoli, tra cui almeno 100 dossier redatti dal disciolto servizio segreto militare del generale Giovanni De Lorenzo. Nell'archivio di Gelli ci sono documenti sulle operazioni di export illecito di capitali della Centrale, la finanziaria del Banco Ambrosiano diretto da Roberto Calvi, che viene arrestato.L'Avanti, quotidiano socialista, pubblica un editoriale in cui si afferma che dietro il "Belfagor" Gelli dev'esserci un "Belzebu" rimasto nell'ombra. A fine mese sul Corriere della Sera esce un invito ai giornalisti coinvolti nello scandalo a farsi da parte. Lo firma un padre della professione, Enzo Biagi, che poco dopo lascera il giornale. Si dimettono dal loro incarico il direttore dello stesso Corriere, Franco Di Bella, e il direttore del GR2, Gustavo Selva.

Il 4 luglio all'aeroporto di Fiumicino vengono sequestrati a Maria Grazia, la figlia di Gelli, alcuni documenti. Tra di essi un Memorandum sulla situazione politica in Italia e un Piano di rinascita democratica del '76 e un documento dell'esercito USA intitolato Operazioni di stabilita e servizi segreti - sezioni speciali, datato '70.Il 18 luglio il nuovo governo presieduto dal repubblicano Giovanni Spadolini vara il piu ampio rimpasto dei vertici militari dopo quello seguito alla sconfitta di Caporetto. In Parlamento si costituisce in settembre un'apposita commissione d'inchiesta sulla P2, presieduta dalla democristiana Tina Anselmi e composta da 40 membri: per il PCI Alberto Cecchi, per il PSI Gino Giugni, per il PRI Adolfo Battaglia, per il PR Massimo Teodori, per il MSI Giorgio Pisano.Lo stesso mese Gelli viene arrestato in una banca ginevrina mentre tenta di prelevare, con un passaporto falso, ingenti depositi sotto sequestro giudiziario. La magistratura italiana gli invia un avviso di reato come possibile mandante dell'omicidio del giornalista Mino Pecorelli. Quando, il 20 marzo '79, il direttore della rivista Osservatore politico venne ucciso a colpi di pistola davanti alla redazione, la sua agenda indicava per quella sera un "appuntamento a cena con Licio" e uno dei suoi ultimi articoli era dedicato agli antichi rapporti di Gelli col Partito Comunista.

Nella notte tra il 9 e il 10 agosto 1983 Gelli evade dal carcere di Champ Dollon, dieci giorni prima di essere estradato in Italia. La stessa notte esplode una bomba su un viadotto della linea ferroviaria Firenze-Bologna, mentre sta passando un treno-espresso. La strage viene evitata per puro caso. "Come si fa ad inseguire Gelli con convinzione -scrive Biagi sulla Repubblica il 1 settembre- quando alcuni dei suoi 'fratelli' stanno in parlamento o siedono addirittura a Palazzo Chigi?". E, riferendosi alla nuova compagine ministeriale guidata da Bettino Craxi (con Andreotti agli Esteri, Forlani alla Vicepresidenza e Longo al Bilancio), il segretario di DP Mario Capanna e l'indipendente di sinistra Franco Bassanini parlano di "governo pidduista".Nel luglio 1984 la Commissione Anselmi pubblica la relazione conclusiva, mentre i gruppi di minoranza presentano altre sei relazioni. I voti di DC, PCI, PSI, PRI e Sinistra indipendente approvano 120 volumi in cui si descrive la P2 come "uno strumento per operazioni di condizionamento politico del sistema attraverso un'attivita di indebita pressione e ingerenza sui piu delicati e importanti settori del paese, ai fini sia di arricchimento personale, sia di incremento di potere". E' il risultato di 147 sedute, 14 operazioni di polizia giudiziaria, 198 testimoni ascoltati.

Il generale Giuseppe Santovito, capo dei servizi militari negli anni settanta, ha dichiarato alla Commissione che Gelli godeva della massima fiducia delle strutture di sicurezza statunitensi. E l'ex editore Angelo Rizzoli ha ben sintetizzato ai commissari l'intreccio politico: "La P2 ha intuito, in un momento di grande crisi politica e finanziaria, che esisteva un potere economico e finanziario che non poteva sopravvivere senza le elargizioni e le concessioni del potere politico e viceversa. Da una parte cioe c'erano costruttori, industriali, finanzieri e banchieri e dall'altra un sistema politico e partitico cosi complesso e frammentato da aver continuamente bisogno del danaro che gli veniva dal sistema finanziario. Aver collegato queste due realta e stata, secondo me, la trovata e la ragione del potere di Gelli".Lunedi 21 settembre 1987, dopo sei anni di latitanza in Sud America, Gelli si consegna al Palazzo di giustizia di Ginevra. Il 7 febbraio 1988 le autorita elvetiche concedono l'estradizione e Gelli viene rinchiuso nel carcere di Parma il 17 febbraio, per essere rimesso in liberta il 20 aprile a causa di problemi cardiaci.

Nel dicembre '87 la corte d'Assise di Firenze ha condannato Gelli a otto anni di carcere per aver finanziato un gruppo di terroristi le cui attivita includevano attentati alle linee ferroviarie toscane tra il '73 e il '75. Ma nell'ottobre del '90 la Cassazione stabilira che Gelli non puo essere processato perche la Svizzera non ha concesso l'estradizione per questi reati.L'11 luglio 1988 al processo per la strage della stazione di Bologna (del 2 agosto '80) Gelli viene condannato a dieci anni per calunnia aggravata, per aver depistato le indagini, ma il 18 luglio 1990 viene assolto in appello. Nel corso dell'istruttoria i magistrati avevano raccolto la testimonianza delle segretarie di Gelli secondo le quali, negli anni settanta, il Maestro venerabile aveva rapporti anche con il presidente della FIAT, Gianni Agnelli.L'8 novembre 1990 il Gran maestro della Serenissima loggia d'Italia, dipendente dalla massoneria di Piazza del Gesu, dichiara di riconoscere la regolarita e la carica del Maestro venerabile della Loggia Propaganda 2.

Nel 1991 il procuratore della Repubblica di Palmi, Agostino Cordova, dispone una nuova perquisizione a villa Vanda, facendo sequestrare dalla Polizia agende e fascicoli. Cordova sta indagando sul riciclaggio mafioso di denaro sporco. alla fine dell'anno anche il sostituto procuratore della Repubblica di Arezzo, Elio Amato, invia un avviso di garanzia a Gelli per mancato dispetto delle norme bancarie anti-riciclaggio. Nell'aprile 1992 Gelli viene condannato dal Tribunale di Milano a 18 anni e sei mesi per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano.Il 17 aprile 1993, anche a seguito delle continue inchieste giudiziarie sulle molte logge coperte italiane, il Gran Maestro Giuliano Di Bernardo rassegna le dimissioni dal Grande Oriente e fonda con circa 80 venerabili, e il sostegno della Gran Loggia d'Inghilterra, la Gran Loggia regolare d'Italia. Raccoglie solo 2.000 adesioni, ma da questo momento il resto della massoneria italiana e da considerarsi irregolare.Attualmente Licio Gelli vive sotto sorveglianza nella sua villa di Arezzo, che custodisce anche il suo enorme archivio, un tempo sequestrato, ma poi restituitogli. Il suo patrimonio viene stimato in centinaia di miliardi di lire.

Redazione Nove da Firenze