La Toscana commossa onora i Martiri delle Foibe

Seduta solenne del Consiglio regionale a Laterina. Bandiere a mezz'asta in Palazzo Vecchio e nel pomeriggio ricordo in Consiglio comunale con un esule di Pola testimone oculare. Corona di Milani a Trespiano, cerimonia del centrodestra in Largo Martiri delle Foibe. Scipioni (Lega): "Finalmente questa tragedia è entrata nella memoria collettiva". SPC: "Inaccettabili gli attacchi all'Anpi"


Lunedì 10 febbraio è il giorno dedicato alle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata. Bandiere a mezz'asta in Palazzo Vecchio e negli altri Comuni italiani. La Regione Toscana ha scelto un luogo simbolo per fare un Consiglio solenne.

“Chi viene oggi qui al ‘Campo PG82 di Laterina’ sa bene di trovarsi di fronte ad un simbolo, nella triplice memoria che la storia ha impresso dentro alle sue baracche. Fu un campo di prigionia in mano a italiani, tedeschi, alleati e poi campo di accoglienza. Questi fili spinati non hanno un colore. Nessun filo spinato deve più avere un colore”. E’ la sindaca di Laterina Pergine Valdarno (Arezzo), Simona Neri, che traccia il profilo della giornata dedicata al ricordo, nel comune che ha ospitato uno dei più grandi campi profughi dl’Italia, tra il ’48 e il 1963. Gente che, ricorda la sindaca nella sala del teatro comunale di via san Giuseppe, davanti alla platea di autorità e di discendenti di quei profughi, fu sradicata dalla propria terra.

La seduta solenne del consiglio regionale per il giorno del Ricordo sceglie dunque un luogo carico di simbolo e di memoria, per investire sul futuro.

Il presidente dell’Assemblea regionale, Eugenio Giani, apre i lavori con la citazione dantesca della penisola – dalla Sicilia a Pola – per toccare il dramma di 350mila profughi dalle terre di Istria e Dalmazia. “Quella di oggi è un’occasione unica che ci dà il profondo significato dell’esodo giuliano dalmata, in migliaia furono costretti a sradicarsi dalle loro terre”. Giani parla di “italianità, sentimento della radice culturale” come fatto oggettivo. “Cinquemila gettati nelle foibe, con atto crudele, drammatico, che il tempo ha portato in evidenza”.

“Vicini a questi nostri cittadini”, ripete Giani, che ricorda la particolarità della storia di Laterina: qui sorge il campo che prima fu campo di prigionia per gli angloamericani; poi per i fascisti e quindi, per 15 anni, per i profughi. “Un luogo simbolico di tante sofferenze”, del quale si sono salvate alcune strutture, e in particolare una delle baracche che ospitavano i profughi. “Troviamo giusto accogliere la proposta avanzata dal Comune per acquistare questa struttura e farne un centro di memoria, un punto di riferimento per tutta la Toscana”. Il presidente, che ricorda i valori di “accoglienza e integrazione propri del popolo toscano”, esprime la solidarietà “verso tutti coloro che hanno sofferto quei drammatici momenti” e stigmatizza gesti come quello di Carrara, con vandali notturni che, alla vigilia del Giorno del Ricordo, hanno devastato le targhe di marmo, all’interno dell’ex Campo profughi di Marina, intitolate alle foibe e all’esodo delle popolazioni giuliano, istriano e dalmata.Oggi in Consiglio comunale sarà ricordata con forza questa tragedia. Da domani al 15 febbraio professori e studenti toscani con una delegazione della Regione e degli Istituti storici della Resistenza visiteranno i luoghi della vergogna.

Oggi alle 10,15 il presidente del Consiglio comunale di Firenze Milani è stato al Cimitero di Trespiano per presiedere una cerimonia con deposizione di una corona di alloro al monumento in memoria delle vittime delle foibe. In Largo Martiri delle Foibe, in zona Fortezza, i rappresentanti del centrodestra hanno apposto una corona. Presenti per Forza Italia Jacopo Cellai, capogruppo in Palazzo Vecchio, Tommaso Villa, vicecoordinatore cittadino, Giampaolo Giannelli, vicecoordinatore provinciale. Tanti partecipanti anche del giovanile tra cui Lorenzo Barbagallo, Davide Bisconti, Giovanni Guidi, Lorenzo Somigli e Daniele Taiuti.

È intervenuto anche Alfio Krancic, esule fiumano, che da sempre punge con la sua satira la sinistra italiana che non riesce a fare i conti con la tragedia delle Foibe. Le sue vignette infatti sono state censurate nelle sedi dei quartieri fiorentini. Al termine della cerimonia Krancic è stato accompagnato da una delegazione alla Facoltà di Economia dove i ragazzi del Centrodestra Universitario hanno affisso nella loro bacheca le vignette censurate.

“Partigiani titini infami e assassini”: è questo il testo dello lo striscione apparso in oltre cento città italiane in occasione del Giorno del Ricordo, affiancato dalla 'tartaruga frecciata' simbolo di CasaPound Italia. A Firenze lo striscione è stato affisso in piazza Bambini di Beslan, sopra il sottopasso stradale della Fortezza da Basso. “Oltre 750 tra foibe e fosse comuni, quasi 10.000 morti e 350.000 esuli istriani, fiumani e dalmati sono il risultato di un grande progetto di pulizia etnica operato da Tito e dai terroristi jugoslavi che già a partire dalla fine degli anni '20 hanno cominciato la loro opera di guerriglia contro la popolazione civile italiana, culminata poi nell'orrore delle foibe tra il 1943 e il 1945, attraverso attentati dinamitardi a scuole e asili, stragi ed esecuzioni sommarie. Tra le decine di episodi - prosegue la nota - ricordiamo l'attentato nel tentativo di impedire le elezioni di Pisino per mano di Vladimiro Gortan, l'attentato alla sede del 'Popolo di Trieste' in cui rimase ucciso Guido Neri per mano dei 4 terroristi Luigi Valencic, Francesco Marusic, Zvonimiro Milos e Ferdomamdo Bidovec, l'incendio al ricreatorio di Prosecco e delle scuole comunali di Sgonico e gli attentati dei terroristi Viktor Bobek, Simon Kos, Ivan Ivancic, Pinko Tomacic e Ivan Vadnal. Tutti questi veri e propri terroristi erano accomunati da un unico disegno criminoso: annettere, con ogni mezzo disponibile e senza pietà neanche per i civili, la Venezia Giulia, l'Istria, Fiume e la Dalmazia, alla Jugoslavia”.

" Finalmente i Martiri delle Foibe sono entrati nella memoria collettiva, ed a Firenze la Lega porta avanti anche oggi, come da anni, il dovere di ricordare gli italiani barbaramente trucidati dagli assassini del Maresciallo Tito". Così il segretario provinciale della Lega Alessandro Scipioni, che prosegue: "L’iniziativa culturale del consigliere Laici, che ha visto la partecipazione del Vicepresidente Cocollini ed del consigliere Asciuti, le ferme prese di posizione del capogruppo Bussolin e tramite la storica presenza di Marco Cordone rappresentano fieramente Il nostro impegno per il ricordo di questa tragedia. Per questo il gruppo in Palazzo Vecchio presenterà un Odg per chiedere che venga conferito il Fiorino d’Oro all’associazione degli esuli. Speriamo che possa trovare la più ampia condivisione. Oggi con Filippo La Grassa abbiamo ricordato che è indegno, che nel consiglio metropolitano si sia cercato di rivalutare parzialmente la figura del Maresciallo Tito da parte di un collega. Ma oggi a Firenze abbiamo voluto anche essere presenti alla commemorazione di Lando Conti, primo sindaco laico, figura illuminata di alta levatura intellettuale barbaramente trucidato dall'odio e dalla vigliacca mano assassina delle Brigate Rosse", dichiara ancora Scipioni.

"Oggi commemorariamo le vittime delle foibe e gli esuli del confine orientale vittime della ferocia communista italiana e slava affinché la loro storia non sia dimenticata. Per onorarli ci impegneremo in tutte le sedi, come abbiamo sempre fatto, per ora senza successo, per far revocare le onorificenze della Repubblica Italiana al maresciallo Tito che proprio delle foibe e dell'esodo istriano, giuliano e dalmata fu il principale colpevole", conclude l'onorevole Guglielmo Picchi.

Oggi pomeriggio alle 16, nel Salone dei Duecento di Palazzo Vecchio. Dopo i saluti del presidente del Consiglio Comunale di Firenze sono stati invitati ad intervenire Claudio Bronzin, esule di Pola, testimone oculare, 70 anni fa, della più grande strage avvenuta sul territorio della Repubblica Italiana in tempo di pace e don Severino Dianich.

Classe 1935, è stato testimone vivente della strage di Vergarolla, l’eccidio del 18 agosto 1946 in cui persero la vita oltre cento persone e che spinse quasi tutti gli italiani, oltre il novanta per cento dell’intera popolazione cittadina, ad andare via, Claudio Bronzin da ormai qualche anno racconta la vicenda che lo ha coinvolto e che gli ha segnato la vita.

A seguire la testimonianza di don Severino Dianich, teologo di fama internazionale. Fiumano di nascita, esule nel novembre 1948 a soli 14 anni, per la situazione venutasi a creare a Fiume in seguito all’invasione degli iugoslavi di Tito, fu costretto a rifugiarsi in Italia. Mentre la famiglia ha dovuto trascorrere un lungo periodo di cinque anni in vari campi profughi, Severino già nel settembre 1949, per interessamento di don Cvecich presso l’Arcivescovo di Pisa mons. Ugo Camozzo (già vescovo di Fiume), iniziò i suoi studi liceali nel Seminario Arcivescovile di Pisa e poi dal 1953 al 1960 proseguì gli studi presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Essendo stato ordinato sacerdote nel 1958, ha ricoperto a Pisa negli anni 1961-66 gli incarichi di cappellano presso la parrocchia di S. Stefano, assistente della FUCI (Federazione degli Universitari Cattolici Italiani), vicerettore del Pensionato Universitario G. Toniolo. Nel 1966 è stato nominato parroco nell’antica Pieve di Caprona (Pisa), dove ha svolto il suo servizio pastorale fino al 1992; nel frattempo aveva iniziato e approfondito con grande successo le sue ricerche teologiche specialmente nel campo dell’ecclesiologia e ultimamente anche in quello dei rapporti tra teologia e arte. Infatti ben presto è stato chiamato a insegnare nelle Facoltà Teologiche della Pontificia Università Gregoriana e di Palermo e, infine, per molti anni ha ricoperto l’incarico di docente di ecclesiologia e cristologia nello Studio Teologico Fiorentino, diventato Facoltà di Teologia dell’Italia Centrale. Attualmente è vicario episcopale per la pastorale della cultura e dell’università nella Diocesi e nell’università di Pisa, nonché direttore spirituale nel seminario arcivescovile di Pisa. Ha pubblicato circa 170 lavori tra cui molti libri, alcuni dei quali tradotti anche in altre lingue.

Seguirà dibattito in aula. 

Ci sono stati in questi giorni anche attacchi all'Anpi. Al proposito, queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi e Antonella Bundu, consigliere e consigliera comunale di Sinistra Progetto Comune

"Partigiano assassino, l’antifascismo si cura con la verità. Questa è una delle scritte attaccate in tutta Italia di fronte alle sede dell'Associazione Nazionale Partigiani Italiani. Oggi è il Giorno del Ricordo e dopo il dibattito avremo modo di esprimere in modo compiuto la nostra posizione, spiegata bene anche da tre ordini del giorno che depositeremo. Nel frattempo vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà a chi viene minacciato per la sola colpa di conservare la memoria di chi ha difeso la dignità del nostro Paese, liberandolo dal nazifascismo. Il 10 febbraio continua a essere impugnato, in modo sempre più volgare, per promuovere una pericolosa equiparazione tra comunisti, presunti traditori dell'identità nazionale e "non italiani" a cui attribuire in modo univoco tutte le pagine tragiche avvenute sul confine orientale della nostra penisola. È inaccettabile che i padri e le madri della nostra Costituzione vengano attaccate in modo così indecente. Non possiamo evitare di notare che anche in Rete Civica la Lega non abbia mancato di seguire la linea delle vergognose scritte odierne".

Azione Universitaria Firenze interviene durante il Giorno del Ricordo in onore delle vittime delle Foibe, denunciando il silenzio dell’Università riguardo a questa ricorrenza e nell’appurare che siano tollerate "scritte ignobili di qualche imbecille".
“Siamo rammaricati nel notare che l'Università di Firenze non abbia voluto organizzare niente per commemorare i martiri delle Foibe: una decisione assurda e una grave offesa alla memoria. Nonostante esista una legge nazionale che dal 2004 istituisce il Giorno del Ricordo notiamo che, dopo anni di negazionismo e oscurantismo, esiste ancora un silenzio assordante da parte di chi dovrebbe promuovere storia e cultura della nostra nazione – dichiarano i giovani di Azione Universitaria –. Oltre a questo stamani abbiamo assistito all’ennesima vergogna sui muri dell’Università da parte di alcuni imbecilli che hanno calpestato la memoria dei Martiti delle Foibe proprio nel giorno del ricordo. Ancora una volta si consente a pseudo studenti di usare e vandalizzare i muri dell’Università come niente fosse. Se l’università non rimuoverà prontamente queste ignobili scritte ci penseremo noi. Come Azione Universitaria abbiamo organizzato una mostra fotografica nel plesso D4 e appeso uno striscione per rompere il silenzio assordante sul ricordo in facoltà”.

Il capogruppo di Fratelli d'Italia Alessandro Draghi: "Nonostante tutte le istituzioni compreso il Comune di Firenze dedichino oggi un intero consiglio comunale al giorno del ricordo, ci sono alcuni facinorosi che fanno finta di studiare ma che offendono la memoria degli italiani morti e i discendenti di coloro che sono stati costretti ad abbandonare le loro case".

Le parole di Cocollini (Lega)  vicepresidente del Consiglio comunale

“Ricordare i massacri delle foibe non è un esercizio retorico, ma un dovere morale.
Per troppo tempo – sottolinea il vice presidente del Consiglio comunale Emanuele Cocollini – è stato coperto e negato quello che, a tutti gli effetti, è stato un sistema scientifico di pulizia etnica nei confronti di migliaia di italiani che avevano la sola colpa di essere italiani.
E coloro che non sono stati uccisi sono stati costretti a scappare dalla loro terra e dalle loro case per sfuggire allo sterminio.
Troppi, erroneamente, ancora oggi, pensano che le foibe siano state una reazione ai crimini fascisti.
L’esodo è stato un grande dramma italiano e ancora oggi non sono mai stati abbastanza riconosciuti i sacrifici di comunità intere che hanno lasciato in quelle terre tutte le loro cose portandosi con sé soltanto la loro cultura e la loro italianità. E forse questo è proprio quello “ius culturae” che è il sentirsi parte di una comunità di destini, quello che i romani chiamavano Ethos.
Tutti noi – conclude il vice presidente del Consiglio comunale Emanuele Cocollini – dobbiamo qualcosa ai profughi istriano-dalmati, perché ci hanno insegnato l’attaccamento alla Patria, il sacrificio per preservare i propri valori e che esiste qualcosa per cui valga la pena anche di sacrificare sé stessi”.

Le parole di Totaro, Gandolfo e Zoppini (Fratelli d'Italia)

Stamattina alle 11.30 una delegazione di Fratelli d’Italia e Azione Universitaria, guidata da Achille Totaro portavoce fiorentino del partito, si è recata in Piazza Martiri delle Foibe inseme ai dirigenti Giovanni Gandolfo, Angela Sirello, Matteo Zoppini (presidente Azione Universitaria) e Francesca Lorenzi.

“La destra fiorentina è da sempre in prima linea per tenere viva la memoria di questa immane tragedia nazionale, che ha coinvolto decine di migliaia tra donne e degli uomini, che avevano come unica colpa quella di essere italiani” dichiarano di Achille Totaro, Gandolfo e Zoppini.

Fratini (Pd): "Non si può negare la verità della storia"

Oggi 10 febbraio è 'Giorno del Ricordo'. Si ricordano le soppressioni di massa dei cittadini italiani nelle foibe, le fosse carniche che dovevano rappresentare una tomba inarrivabile. "Non si può negare la verità della storia - sottolinea Massimo Fratini, capogruppo del Pd nella Città Metropolitana di Firenze - Dobbiamo imparare a vergognarcene per non ripetere più gli stessi errori. Ho appreso del dramma delle foibe solo da pochi anni".
Come per molti cittadini "questa tragedia è stata ed è semisconosciuta. Nel Giorno del Ricordo è importante riportare all'attenzione di tutti le vessazioni subite da una popolazione che prima è stata perseguitata dal regime comunista di Tito e successivamente vista con diffidenza e oppressa da altri cittadini italiani. Gli esuli istriano dalmati sono una pagina oscura della nostra storia, che rischia di andare nell'oblio se noi tutti non ci facciamo carico di conservarne la memoria".
"Abbiamo tutti negli occhi le immagini dei corpi riemersi da quelle enormi fosse comuni che sono state le foibe - continua Fratini - Teniamole fisse nella memoria. La cieca violenza e la pulizia etnica sono sempre da condannare. Negli ultimi anni la memoria sta ritornando e fioriscono iniziative nelle scuole e nelle istituzioni. Non dimenticare. Conservare la memoria e renderla attuale non è solo un dovere civico, ma un modo di far scendere le radici nel profondo per far crescere l'albero della nostra società forte e rigoglioso".

Laterina, una baracca del campo profughi sarà un ‘centro per la memoria’ 

Il riconoscimento dovuto alle vittime e ai congiunti, perché “la memoria pubblica dei fatti e delle vicende tragiche del ‘900 è fondamentale”. Il vicepresidente Monica Barni interviene per la Giunta regionale alla seduta solenne del Consiglio nel Giorno del ricordo, celebrata nel teatro di Laterina Pergine Valdarno. In primo piano la “forte responsabilità” perché “le nuove generazioni siano dotate di strumenti critici”, nella riflessione condivisa che “i morti delle foibe fanno parte della schiera sterminata delle vittime del secolo scorso”. Gli eventi del confine orientale, argomenta Barni, si collocano in un contesto di esasperazione del principio nazionalista, che si ritrova in ogni guerra. “Domani – annuncia - 50 studenti e 25 insegnanti saranno in viaggio di istruzione verso il confine difficile”, per un percorso che assieme ad associazioni e comunità guarda alla conoscenza storica da parte del mondo scolastico. Contro “odio e xenofobia” e per “un riconoscimento reciproco” la storia è importante quanto la memoria: “Per questa ragione – ha concluso Barni - consegno alla sindaca Simona Neri una lettera del presidente Enrico Rossi in cui si conferma l’interesse dell’amministrazione per acquistare e restaurare una baracca dell’ex campo profughi, destinandola a Museo della Memoria”.

Roberto Menia da parlamentare è stato il promotore e primo firmatario della legge che ha istituito il 10 febbraio come Giorno del Ricordo dedicato ai Martiri delle Foibe ed all'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati (Legge 16 marzo 2004 n.92). Ma invitato come relatore alla seduta solenne del Consiglio ha parlato, a lungo, per ‘testimonianza diretta’. Da figlio di esuli, testimone di ricordi e racconti, studioso della storia di quel confine martoriato. “Ormai non c’è quasi più nessuno tra quelli che subirono 75 anni or sono la violenza cieca delle foibe, col loro carico di morti senza croce; e pochi ormai sono anche quelli che negli anni seguenti dettero vita ad un esodo biblico, che fu un plebiscito di italianità e libertà”. Quegli esuli “si sparsero in 117 campi profughi in Italia, da Trieste a Termini Imerese, da Altamura a Laterina, e finirono poi magari nelle lontane Americhe o nella ancor più lontana Australia”. “Oggi tocca ai loro figli, e io sono uno di questi, conservare quel che loro è stato donato, ridare agli italiani, tutti gli italiani, la memoria di quella tragedia incompresa, ricucire i fili strappati della storia”. Fuori delle strumentalizzazioni che si sono susseguite, perché “la storia e la geografia bisogna conoscerle”, così come l’italianità che trabocca da quelle piazze, quelle strade e quei luoghi, e dai loro nomi. I racconti di Menia circostanziano numeri e fatti – tragici -, radici e storia, e ricordano come “le stragi delle foibe e l’esodo avvennero in terre che erano già italiane”. Certo, si parla di “un confine drammatico”, ma “convenienze politiche di ordine interno e internazionale indussero a cancellare dalla coscienza e dalla conoscenza degli italiani questa grande tragedia nazionale, che non poteva restare una sorta di memoria privata, confinata lassù alla frontiera orientale e nelle nostre famiglie. Oggi, e questa giornata ne è la prova, l’Italia si riconcilia e riconosce nella sua compiutezza il valore della grande prova che i giuliani dalmati seppero offrire” , conclude Menia.

La giornata di celebrazioni è proseguita con la deposizione di una corona di alloro al cippo commemorativo nei pressi dell’ex campo profughi e quindi con la visita alle baracche rimaste del ‘campo n.82’, con la vicepresidente del Consiglio regionale, Lucia De Robertis e Claudio Ausilio,rappresentate per Arezzo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia.

Ecco l'intervento dell'assessore alla cultura della memoria e della legalità Alessandro Martini in occasione del Giorno del Ricordo. Martini, assente alla celebrazione, ha inviato un testo che è stato letto in consiglio comunale dal presidente Luca Milani.

Caro Presidente,

per un inderogabile impegno familiare mi trovo per alcuni giorni lontano da Firenze e quindi non potrò essere presente al Consiglio di Lunedì 10 Febbraio prossimo. E’ il giorno istituito per legge per celebrare “il ricordo” di un’altra pagina tragica della nostra storia recente. Le deportazioni e le violenze culminate per molti con le soppressioni di gruppo nelle foibe. Sapendo con certezza che il nostro Consiglio onorerà questa data con un momento di approfondimento che trovo oltre che giusto particolarmente appropriato, mentre mi scuso per l’assenza, desidero rappresentare anche solo così tutta la mia più convinta partecipazione nel concreto impegno a ricordare per trasmettere alle nuove generazioni in particolare ed a tutti indistintamente un messaggio vitale di pacificazione, di accoglienza e riconoscimento delle diversità politico-ideologiche, culturali e religiose come ricchezza e valore per l’oggi e per il futuro, Non serve negare la verità della storia, non ci è consentito di sottovalutare certi tragici accadimenti, non dobbiamo restare indifferenti o essere annoverati tra quanti preferiscono voltarsi da un’altra parte. Sogno un tempo in cui non ci sia più necessità di giorni distinti per far memoria o per ricordare le vergogne della nostra storia.

Sogno un tempo in cui non ci sia più bisogno di leggi dedicate perché tutti e tutto l’anno impegnati a non dimenticare facendosi carico delle responsabilità in quota parte utili a costruire comunità plurali dove si convive e si cresce nell’arricchimento dato dalle positive contaminazioni etniche culturali e religiose.

Un saluto speciale a don Severino Dianich grande teologo e persona straordinariamente esemplare nel suo cammino di una lunga vita!

Grazie don Severino.

Con l’intento di non risparmiarmi mai a coltivare il ricordo, un caro saluto con l’augurio di buon impegno a tutti. Alessandro Martini

Striscione Unifi, ordine del giorno della Lega

Un ordine del giorno, firmato dai consiglieri del gruppo Lega e sottoscritto anche da Fratelli d'Italia, per invitare il sindaco Nardella e il magnifico rettore a condannare l'episodio dello striscione apparso oggi al polo universitario di Novoli con la scritta in italiano e slavo "Morte al fascismo libertà al popolo" con falce e martello e la scritta "Fgc". Il primo cittadino viene invitato anche ad istituire un tavolo di coordinamento col Prefetto per procedere allo sgombero dell'aula occupata dagli studenti di sinistra.

"Questo striscione apparso oggi, nel Giorno del Ricordo, è un atto gravissimo – dichiara il capogruppo del Carroccio Federico Bussolin –. E' giunta l'ora che chi si macchia di episodi come questo venga fermato. È inconcepibile che gli si permetta di occupare un'aula e di scorrazzare con le bombolette di vernice in mano per l'Ateneo".

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Redazione Nove da Firenze