Rubrica — Spettacolo

Il mese di Ludwig van Beethoven a Firenze

Dal 28 ottobre al 5 dicembre ciclo integrale delle sinfonie al Teatro dell'Opera. Direttore Zubin Mehta. Ma anche l’Orchestra della Toscana giovedì 29 e venerdì 30 ottobre al Teatro Verdi presenta il Triplo Concerto per l'allievo prediletto, l'arciduca Rodolfo d'Asburgo. Sul podio lo statunitense John Axelrod


Firenze 22 ottobre 2020 – Composte nell’arco di venticinque anni (dal 1799 al 1824), le nove sinfonie di Ludwig van Beethoven rappresentano una pietra miliare della letteratura musicale di tutti i tempi. Fin dalla prima prova in campo sinfonico Beethoven dimostrò di voler seguire una strada che lo avrebbe condotto verso nuovi orizzonti. La sinfonia, nata mezzo secolo prima come genere di puro diletto sonoro, nelle sue mani si sarebbe trasformata nel mezzo di comunicazione privilegiato delle istanze poetiche e spirituali del musicista. È musica che parla all’umanità intera quella delle nove sinfonie di Beethoven, un monumento sonoro eretto a imperitura memoria con cui dovranno confrontarsi tanto i compositori quanto gli ascoltatori delle epoche successive. Il maestro Zubin Mehta dà avvio al “Ciclo Beethoven” mercoledì 28 ottobre con Leonore n.3 ouverture in do maggiore op.72 a, per proseguire con la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36, pagina animata da energia palpitante che riassume abilmente elementi del passato e del futuro per chiudere con la Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92, apoteosi del ritmo da cui prendono forma incisi tematici come nel suggestivo Allegretto. Spazio al Beethoven titanico per eccellenza venerdì 31 ottobre: in programma la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 ‘Eroica’, grandioso cimento creativo nonché emblema di un Beethoven fieramente consapevole della propria arte, e la Sinfonia n. 5 in do minore op. 67, il cui incipit, il più celebre della storia della musica, è stato associato all’immagine del destino che batte alla porta innescando quel bellicoso confronto tematico che caratterizza i movimenti di quest’opera. Martedì 3 novembre, apre il concerto l’esecuzione della Kammersymphonie in mi maggiore op. 9 di Arnold Schönberg e prosegue con la Sinfonia n. 1 in do maggiore op. 21, primo frutto sinfonico del giovane Beethoven che già reca alcuni dei segni caratteristici del suo futuro linguaggio e poi chiude con la Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore op. 60, nata all’ombra della Terza e della Quinta e definita da Schumann, per i suoi tratti volutamente antitetici, “una slanciata ragazza greca fra due giganti nordici”. Il ciclo continua mercoledì 25 novembre con la Sinfonia n. 2 in si bemolle maggiore D. 125 di Franz Schubert e i Cinque Pezzi per orchestra op. 16 di Schönberg, seguiti dalla Sinfonia n. 6 in fa maggiore op. 68 ‘Pastorale’, partitura di idilliaca bellezza in cui si mescolano sensazioni e ricordi di vita campestre tanto cari a Beethoven. L’ultima tappa del ciclo Beethoven è fissata sabato 5 dicembre con un doppio appuntamento (alle 15 e alle 20). In programma alle ore 20 la Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93, definita dallo stesso autore ’piccola sinfonia’ per le dimensioni ridotte e la leggerezza di spirito, e la monumentale Nona (quest’ultima eseguita anche alle ore 15, fuori abbonamento). Ultima figlia in campo sinfonico, la Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 compendia tutte le conquiste musicali maturate negli anni da Beethoven: dalla libertà di forma - con quell’ultimo movimento in cui per la prima volta nella cornice sinfonica la musica strumentale cede il passo alla voce umana - all’uso della variazione e del contrappunto, dalle affinità tematiche che si rincorrono di movimento in movimento dando un senso di ciclicità e unitarietà alla composizione, fino al messaggio intimo e profondo racchiuso tra i pentagrammi di un’opera suprema. I solisti impegnati con il Coro - diretto da Lorenzo Fratini - e l’Orchestra nell’esecuzione, saranno il soprano Genia Kühmeier, il mezzosoprano Marie-Claude Chappuis, il tenore Michael König e il basso Franz-Joseph Selig. Tra le due sinfonie beethoveniane una prima esecuzione assoluta: Prometeo o il tacere per coro e orchestra, una commissione del Maggio Musicale Fiorentino a Salvatore Sciarrino.

Lo statunitense John Axelrod è un uomo dalle tante virtù, eclettico e contemporaneo, rappresenta la nuova idea della musica, è infatti appassionato sostenitore delle nuove generazioni di musicisti. Non solo sta a suo agio sul podio (il mestiere gliel'hanno insegnato Leonard Bernstein e Ilya Musin, che in Russia ha sfornato una marea di fuoriclasse della bacchetta), ma è anche intenditore di vini, narratore brillante e talent scout. Per esempio è stato lui a scoprire in un piccolo locale di Chicago, nel 1990, gli Smashing Pumpkins: Billie Corgan, il fondatore della band, lo colpì anche come affabulatore nel momento in cui gli disse che, per lui, “la musica è come un proiettile nel cervello”. Propose il gruppo alla RCA, che rifiutò di prenderlo in scuderia per via del nome: poi, però, quei discografici per nulla lungimiranti si mangiarono le mani. All'epoca Axelrod non faceva ancora il direttore d'orchestra. Lavorava come manager musicale. In seguito divenne il boss di un'azienda californiana del settore enogastronomico. Una passione, quella per la tavola, che perdura: scrive di vini e ristoranti su diversi quotidiani (“Corriere della Sera”, “El Mundo”) e sul suo blog “I am Bacchus”. Tutto questo senza che la carriera musicale ne risenta: al momento Axelrod è direttore principale a Siviglia, direttore ospite a Kyoto, texano, classe 1966, è uno dei direttori più apprezzati e presenti sulla scena internazionale: ha diretto infatti oltre 165 orchestre nel mondo, 30 titoli d'opera e 50 prime assolute. “Per essere un buon direttore – sostiene Axelrod – ci vogliono la maturità e l'esperienza, non solo musicale ma anche di vita, per comprendere meglio quello che c'è dietro le note. Ma non solo. Dirigere è un atto d'amore ma anche una sfida. Quello che s’instaura tra il direttore d'orchestra e i musicisti è, prima di tutto, un rapporto umano: un legame che, proprio come le relazioni d'amore, necessita di una profonda e intima fiducia reciproca. Il direttore deve essere anche un bravo psicologo, avere attenzione e rispetto per le idee e la sensibilità dei musicisti, ma anche guidarli nel migliore dei modi”. Nelle due serate con l'Orchestra della Toscana propone l'ouverture dalla “Sposa venduta”, il melodramma più celebre di Bedřich Smetana, esponente principale della scuola compositiva cèca nel romanticismo. Cèco, ma di una generazione successiva, quella della seconda metà dell'Ottocento, è anche Antonín Dvořák, che nella Sinfonia “Dal nuovo mondo” mette in musica memorie e impressioni del suo soggiorno americano come direttore del Conservatorio di New York. In più si ascolta il Triplo Concerto di Beethoven, protagoniste due prime parti dell'Ort (la 'spalla' Daniele Giorgi e il violoncellista Luca Provenzani) insieme a Jin Ju, pianista cinese che da anni abita a Firenze. La sua parte nel Triplo, Beethoven la concepì per l'allievo prediletto, e suo mecenate, l'arciduca Rodolfo d'Asburgo: toscano di nascita in quanto figlio del granduca Pietro Leopoldo, destinato a divenire arcivescovo metropolita di Olomouc, nell'odierna Repubblica Ceca, oltreché cardinale di Santa Romana Chiesa.

Redazione Nove da Firenze