Allarme nella campagna toscana: la produzione del grano a rischio

Sale la preoccupazione in Toscana. Rischio: il dimezzamento della produzione di cereali e la mancata produzione per 60 milioni di euro. Necessari interventi per incrementare l’approvvigionamento dell’acqua


SICCITÀ — Sale la preoccupazione in Toscana: la siccità rischia di dimezzare la produzione di cereali. Mancata produzione per 60 milioni di euro. In regione 12 mila aziende specializzate. Oltre 4 milioni di quintali di grano (duro e tenero) prodotte. Coldiretti chiede alla Regione Toscana un piano idrico alternativo per affrontare emergenza. Tulio Marcelli, PresidenteColdiretti Toscana: “15 giorni decisivi per la Toscana. Cereali, ortaggi e tabacchi in difficoltà”. “Mai vista una siccità così’”: livello di criticità in salita in Toscana. Gli agricoltori osservano il cielo, inseguono le nuvole, fanno zapping sul televisore tra un bollettino meteo e l’altro, tra esperti e statistiche, per capire quando, e se soprattutto, pioverà. E’ allarme in tutta la regione dove si è registrato, un po’ come in tutto il centro nord del paese, un dimezzamento delle precipitazioni invernali: acqua fondamentale e vitale per rimpinguare gli invasi e le riserve idrichenaturali, che per il momento però sembra non essere in programma. A risentirne, già nelle prossime settimane, saranno la produzione di grano (tenero e duro) e di cereali (mais e orzo in particolare) che stanno per entrare in una fasecruciale. Un settore che in Toscana significa 12 mila aziende, migliaia di addetti tra lavoratori diretti ed indotto, 115 mila ettari, ed una produzione, solo di grano, intorno ai 4,5 milioni di quintali. La crescente preoccupazione per le mancate piogge va così di pari passo con il bel tempo e temperature decisamente fuori stagione che secondo Coldiretti (info su www.toscana.coldiretti.it) avranno un drastico effetto sulla resa ad ettaro con un abbattimento del 50% della produzione. La mancanza di piogge potrebbe costare, in termini di produzione, oltre 2 milioni di quintali di grano per un valore tra 50 e 60 milioni di euro. “Il deficit idrico accumulato è già pesante - analizza Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana – se entro 15 giorni non piove la produzione di grano rischia di venire compromessa seriamente. I cereali autunno-vernini, come il grano appunto, la cui produzione in Toscana è molto importante in particolare nel pisano, grossetano, livornese sta entrando nella fase decisiva: senza acqua la fioritura e la maturazione sono in forte dubbio. Siamo preoccupati anche per mais, girasole ed orzo: abbiamo ancora alcune settimane per affrontare il nodo della semina. La situazione non è facile”. In difficoltà ci sono anche il settore orticolo, la tabacchicoltura e l’olivicoltura. Poca acqua, poco prodotto: “Ed anche i prezzi potrebbe risentirne – spiega ancora Marcelli”.
In trent’anni Paolo Nacci, imprenditore di San Miniato, 550 ettari di cereali tra Castelfiorentino, Fucecchio, Santa Maria a Monte e zone limitrofe, non avrebbe mai pensato di trovarsi ad affrontare una siccità invernale: “Ho visto e vissuto più di una siccità estiva – racconta Nacci – ma venivamo da un inverno piovoso. Questa volta veniamo da un inverno con piogge molto scarse e ci stiamo dirigendo verso un’estate molto calda e con scarsissime piogge. E’ un quadro che fa paura. Il clima è cambiato”. Eppure, in Toscana, la neve di questo inverno, solo alcune settimane fa, avrebbe dovuto portare qualche beneficio. Ma non è stato così: “La neve è caduta copiosa ma il vento l’ha spazzata via – spiega ancora Nacci – E’ come se non fosse nevicato. In Toscana c’è un proverbio - “Sotto la neve pane, sotto la pioggia fame” - che gli agricoltori conoscono bene e che spiega, con fare semplice, i ritmi secolari a cui siamo abituati: Se piove troppo il seme affonda e marcisce, se nevica al contrario, il seme germoglia bene con la primavera. Quest’anno è successo tutto ed il contrario: ha piovuto molto poco e la neve è stata spazzata via dal vento. I presupposti non sono a nostro favore. Proveremo con la danza della pioggia”. L’agricoltura toscana ha ora 15 giorni di fronte importantissimi per capire che estate e che raccolto sarà: “Tutto si gioca nelle prossime settimane che saranno determinanti – ammette ancora Marcelli – e se non piove sarà dura per l’agricoltura. E’ evidente che serve, alla nostra regione, un pianoidrico pluriennale per affrontare il cambiamento climatico che è diventato ormai la regola e con cui dovremo probabilmente convivere nei prossimi anni”. Coldiretti chiede la realizzazione di pozzi e piccoli laghetti privati nelle campagne, e pensa al recupero delle acque, pratica che è destinata a tornare di moda, e all’impiego di strumenti moderni e tecnologici per meglio distribuire ed ottimizzare la distribuzione e l’utilizzo dell’acqua per l’irrigazione dei campi: “L’acqua è l’emergenza del futuro – conclude Marcelli – dobbiamo prepararci ad affrontarla”.

A partire dal mese di aprile il Comune di Fiesole darà il via a una serie di interventi infrastrutturali per incrementare l’approvvigionamento e la qualità dell’acqua erogata. Il progetto elaborato dai tecnici del Comune, da Asl e da Acque Toscane Spa - gestore dell’acquedotto di Fiesole -, si sviluppa in tre tappe. Il primo intervento riguarderà la posa di una condotta di circa 300 metri all’interno della Galleria Medicea in via Faentina, per alimentare parte della Vallata del Mugnone, a partire dal contatore di Publiacqua di Badia Roccettini. Ciò porterà a recuperare una risorsa idrica per la rete di Fiesole-centro, Bosconi e Olmo di circa 5 litri al secondo. “Tale intervento –spiega l’assessore all’Ambiente del Comune di Fiesole Luciano Orsecci – consentirà una maggiore flessibilità di gestione delle risorse e permetterà di fronteggiare meglio un’eventuale crisi sull’impianto idrico composto dalle vasche di Sant’Ansano, piazza Garibaldi, Prato ai Pini e dell’Olmo”. Inoltre, l’impianto di pompaggio di piazza Garibaldi e di Prato ai Pini sarà dotato di un inverter che consentirà di evitare sovrappressioni in rete, riducendo così anche le possibili cause di rotture delle tubazioni. Un ultimo intervento, che partirà nel mese di giugno, riguarderà infine l’impianto dell’Olmo dove verranno realizzati lavori per il miglioramento della qualità dell’acqua. Verrà, in questo caso, aumentato il volume della vasca dell’acqua, così da prolungare il tempo di mescolamento dopo il trattamento con ipoclorito (prodotto usato per la depurazione dell’acqua). “Anche questo intervento – continua l’assessore Orsecci – è di particolare importanza, poiché avviene dopo l’installazione di un dosatore ipoclorico, che consente di migliorare la qualità dell’acqua trattata”. A margine di questi interventi, volti anche al fronteggiare eventuali situazioni di criticità idrica, il Comune di Fiesole invita tutti i cittadini a limitare l’utilizzo dell’acqua prelevata dall’acquedotto proprio per la contingente situazione di siccità e della conseguente scarsità di risorsa idrica. “L’attuale condizione delle risorse idriche è preoccupante – afferma l’assessore all’Ambiente di Fiesole –, soprattutto per quanto riguarda il livello dell’invaso del lago di Bilancino, che rappresenta la maggior risorsa per il rifornimento d’acqua del nostro territorio. Il sistema idrico fiesolano è già in sofferenza a causa della siccità, in particolare per quanto riguarda il lago di Vetta le Croci, la diga della Calvanella e le sorgenti presenti nel territorio comunale. Tutti questi sono, infatti, già in fase di esaurimento. Ad oggi, le uniche risorse proprie del Comune che non sono esaurite sono il pozzo di Montereggi per il sistema idrico Fiesole-centro – Valle del Mugnone e il pozzo del Girone per quello della Valle dell’Arno. Per l’approvvigionamento idrico fiesolano il gestore acquista acqua dall’acquedotto di Firenze, portandola fino all’abitato dell’Olmo. Se i sistemi idrici fiesolani risultano a tutt’oggi sopra al valore di soglia – conclude l’assessore Orsecci – è proprio grazie al fatto che sono alimentati da Publiacqua. Per questo rinnovo l’invito ai cittadini a limitare il consumo di acqua prelevata dall’acquedotto comunale esclusivamente a uso potabile e di non utilizzare pertanto l’acqua proveniente dal pubblico acquedotto per un uso diverso da quello potabile, come per irrigare gli orti o i giardini o, soprattutto, per il lavaggio degli autoveicoli.”

Redazione Nove da Firenze