I Tommasi in mostra

A Castiglioncello una famiglia d'artisti tra Ottocento e Novecento: la cultura figurativa toscana dopo la “macchia”


ARTE — Inaugurata al Castello Pasquini di Castiglioncello la mostra “I Tommasi pittori in Toscana dopo la macchia”. L' esposizione che rimarrà aperta sino al 2 ottobre si colloca nella tradizione delle significative iniziative culturali di Castiglioncello ed è oramai un vero e proprio “ must”, un appuntamento importante per gli appassionati dell'arte toscana . Da dodici anni il Castello Pasquini di Castiglioncello grazie all'amministrazione comunale di Rosignano e alle idee e all'impegno critico di Francesca Dini, propone visioni sempre nuove dell'arte toscana dell'Ottocento e del primo Novecento. Merito di Francesca Dini è quello di riuscire ad esporre opere spesso inedite in un contesto critico che individua sempre nuovi percorsi di lettura. Se il panorama espositivo italiano è talvolta caratterizzato da una tendenza a porre in mostra il già visto e il noto, in un intento “ para televisivo” vòlto a proporre il “ solito spettacolo” per avere una certa e sicura risposta di pubblico, la scelta che ci propone il Castello Pasquini è sempre nuova per le opere esposte e per la chiave di lettura. Se si possono fissare i limiti temporali delle esposizioni e i contenuti che sono legati alla cultura figurativa toscana tra Otto e Novecento, ogni anno a Castiglioncello si assiste a importanti accostamenti di opere e documenti che permettono viaggi ignoti in una realtà apparentemente nota. Quest'anno la mostra, in un lungo excursus temporale , prende le mosse dalla personalità tardo-macchiaiola di Adolfo Tommasi (Livorno 1851 - Firenze 1933), che fu tra i frequentatori della Villa Martelli a Castiglioncello, prosegue attraverso le esperienze di Angiolo (Livorno 1859 - Torre del Lago 1923), pittore naturalista che fu tra i protagonisti della scuola di Torre del Lago -legata alla figura di Giacomo Puccini-, e approda infine alla vicenda post-macchiaiola e dunque novecentesca di Ludovico (Livorno 1866 - Firenze 1941). Il percorso espositivo, composto da circa 70 dipinti per lo più provenienti da collezioni private prende le mosse da uno dei momenti più noti nell’agiografia della vicenda macchiaiola: il Cenacolo di Bellariva.

Nel 1881 la famiglia di Luigi Tommasi, benestante livornese, si trasferisce a Firenze andando ad abitare Villa “La Casaccia” a Bellariva (già oggetto delle incursioni pittoriche di Abbati e Signorini, nel decennio aureo della “Macchia”); e ciò per favorire le inclinazioni artistiche di due dei cinque figli, Angiolo che si iscrive all’Accademia di Belle Arti e Lodovico che entra in Conservatorio, per diplomarsi in violino. Sin dal 1877, Adolfo Tommasi (cugino di Angiolo e Lodovico) ha introdotto in famiglia Silvestro Lega che ha irrorato dei propri consigli la formazione dei tre artisti livornesi, incentivando la decisione della famiglia di trasferirsi a Firenze. Il Cenacolo di Bellariva, frequentato tra gli altri da Giosuè Carducci, da Enrico Panzacchi, da Anna Franchi e dai pittori Adriano Cecioni, Francesco e Luigi Gioli, Vittorio Corcos, Eugenio Cecconi, Giovanni Fattori e Telemaco Signorini, sarà soprattutto ricordato per aver ospitato la rinascita spirituale e artistica del non più giovane Lega. Sono quelli gli anni delle divergenze tra Lega e Fattori poiché quest’ultimo è molto critico nei confronti dell’indirizzo liberamente “impressionista” assunto dall’arte toscana. I Tommasi sono naturalmente con Lega, come dimostrano i dipinti di Angiolo “In giardino” e “Lavandaie sull’Affrico” e il quadro “Pescatorelli” di Lodovico.

La mostra si sviluppa da questo antefatto, e partendo dalle innegabili comuni origini culturali macchiaiole dei tre pittori, ne evidenzia i singoli percorsi attraverso i quali essi pervennero a linguaggi pittorici autonomi e caratterizzati, articolandosi in tre sezioni, vale a dire in tre retrospettive parallele.

La prima è intitolata “Adolfo Tommasi, epopea del Vero” e raccoglie straordinari dipinti quali “La diligenza di Castiglioncello”, “Grano maturo”, “Le ore calde”, “Il fischio del vapore”, “Petriolo presso Firenze”, “Via di Paese”, “Il canto della sfoglia”, “Malerba”, rappresentativi della declinazione epica della narrazione della vita campestre tipica dell’artista che fu operoso soprattutto nella campagna livornese e nei dintorni di Castiglioncello.

La seconda sezione “Angiolo Tommasi, dal Cenacolo di Bellariva al Club della Bohème”. ripercorre l’evoluzione dell’artista dai primi esiti leghiani alle opere caratterizzate da una fattura veloce e dalla luce abbagliante, in sintonia con il vitalismo di inizio secolo, eseguite presso il Lago di Massaciuccoli, in seno al gruppo di artisti che si radunava attorno alla figura di Giacomo Puccini (“L’attesa”, “Le fascinaie presso il Lago di Massaciuccoli”). Esposti anche , gli esiti pittorici inediti del lungo soggiorno in America del Sud, alla scoperta della Patagonia e della Terra del Fuoco, soggiorno condiviso con l’ anarchico rosignanese Pietro Gori.

La terza sezione della mostra è dedicata al più giovane dei tre artisti, forse il più audace e ,per così dire, moderno , per la sperimentazione che caratterizza il suo percorso. “Lodovico Tommasi, tra Naturalismo e Avanguardia”presenta dipinti quali “Guardianella di oche” (1892), “Riposo nei campi” (1898), “Lavandaie presso Luco”. Le opere evidenziano un ricco cromatismo e un'evidente sensibilità nei confronti del divisionismo.

Raccogliere le opere di tre artisti dal temperamento diversissimo, in virtù dei soli vincoli di parentela, poteva sembrare banale e pretestuoso. Ma è sicuramente una scommessa vinta: i dipinti di Adolfo, Angiolo e Lodovico Tommasi, che questa esposizione presenta per la prima volta riuniti in un percorso di alto profilo scientifico, si offrono al pubblico degli appassionati e agli studiosi di pittura del secondo Ottocento e del primo Novecento italiano come una rara opportunità di verifica e di conoscenza, anche per un'adeguata riconsiderazione da parte di una critica che ha tardato a riconoscere la qualità di questi artisti. La mostra di Castiglioncello è di ottima qualità come peraltro è ottimo il catalogo, edito da Skira, contiene saggi di Silvestro Bietoletti, Rossella Campana, Francesca Dini, Eugenia Querci. Della mostra ricca di opere significative ci piace segnalare il mutare delle stagioni de “la via ferrata” di Adolfo Tommasi, il momento, forse, di un abbandono della splendida “Delusione” di Angiolo Tommasi e l'atmosfera di “in cerca di nicchie. Lago di Massaciuccoli” di Lodovico Tommasi.

di Alessandro Lazzeri

Redazione Nove da Firenze