Olio: la diversificazione delle qualità e della comunicazione

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
13 maggio 2007 13:33
Olio: la diversificazione delle qualità e della comunicazione

Il consumo mondiale di olio di oliva, pari a 2,6 milioni di tonnellate, ha avuto negli ultimi cinque anni un incremento del 17%. L’Italia si differenzia come paese leader nel consumo di olio (850.000 t – 15,4 Kg pro capite), con un fatturato di 2.900 euro e una forte crescita nei confronti del consumo di olio Dop e biologico certamente “italiano”.
Perciò, nonostante i costi da sostenere e le analisi chimiche cui le aziende sono obbligate in molti guardano all’iscrizione alla locale DOP dell’Olio come un'importante occasione di crescita imprenditoriale, anche se c'è da precisare che lo sviluppo di una produzione oliecola di qualità, quella Dop, richiede dimesioni di impresa abitualmente superiori alla pezzatura media delle nostre aziende agricole.

Tanto è vero che che delle 36 aree a Denominazione italiane ben 21 sono sorte al Sud, dove un tempo regnava il latifondo.
Ma se si chiede ai consumatori cosa differenzia un prodotto certificato da un altro che non lo è, si scopre che solo una sparuta minoranza, il 5%, è in grado di spiegare il valore aggiunto che questa sigla dovrebbe dare al prodotto sul quale è apposta. E’ quanto emerge da un sondaggio commissionato dal Consorzio Olio DOP Chianti Classico e presentato ieri a Firenze, in occasione di un incontro dedicato alla Comunicazione della Qualità.

Al Forum ha partecipato un nutrito drappello di giornalisti del settore.
Dunque l'Italia conta il maggior numero di prodotti certificati eppure -come ha ricordato Enrico Lupi, presidente dell'Associazione Nazionale Città dell'Olio- la metà dell'olio consumato dal mercato interno non è di oliva, mentre per l'extravergine una bottiglia su due è straniera. L’olio è spesso un miscuglio di olive spagnole, greche e tunisine, ma difficilmente la denominazione di provenienza viene dichiarata, confondendo i consumatori con un confezionamento ambiguo.
Partendo da questo presupposto, a approfittando della presenza di nomi e volti noti del mondo della comunicazione (da Francesca Topi di Alice TV ad Alessandro Di Pietro, conduttore di Occhio alla Spesa - Rai Uno, da Gioacchino Bonsignore, responsabile della rubrica Gusto del TG5 a Bruno Gambacorta, curatore di Eat Parade su Rai Due, da Sandro Marini, curatore di A Tavola su Radio Uno a Maurizio Pescari del Corriere della Sera) il dibattito, condotto da Marco Oreggia, autore di una delle più apprezzate guide del settore, è diventato l’occasione per analizzare i dati di un sondaggio sulla scarsa conoscenza delle sigle certificate e, soprattutto, per proporre soluzioni utili per un lancio definitivo dell’olio Dop.
Packaging più accattivante, un formato di bottiglia comune a tutte le Dop, etichetta e collarino in grado di spiegare al consumatore il reale valore del prodotto, sono alcune delle proposte emerse nel corso del vivace incontro.

Ma, soprattutto, si è evidenziata la necessità di mettere in essere una vera e propria campagna pubblicitaria che spieghi agli Italiani il motivo per cui vale la pena spendere qualche euro in più per acquistare un olio certificato.
Una campagna che, ovviamente, deve essere supportata da fondi istituzionali. I Consorzi e i produttori, dal canto loro, devono fare fronte comune. Nel pubblico deve farsi strada l’idea che, al di là delle evidenti differenze legate al territorio, alle cultivar e alle tradizioni, esista un mondo omogeneo, quello appunto delle Dop dell’olio, in grado di garantire un prodotto e di differenziarsi in maniera positiva dal resto della produzione italiana e internazionale.
“Soltanto facendo realmente comprendere agli Italiani il plus salutistico, di controllo, di puro piacere gustativo insito in una bottiglia di olio Dop - ha sottolineato Carlo Salvadori, Presidente del Consorzio Olio Dop Chianti Classico - possiamo sperare di vincere questa difficile battaglia”.
Mentre la battaglia risulta già ampiamente vinta dal punto di vista della qualità.

Il panel di degustatori che ha avuto modo di assaggiare gli oli inviati da ben 34 DOP ha infatti avuto modo di riscontrare un elevato livello medio.
“Molte bottiglie davvero notevoli - ha commentato Marco Oreggia, che ha guidato il panel - con alcune punte di assoluto valore che confermano l’ottimo stato di salute delle Dop dell’olio nostrano. Non resta quindi che attivarsi affinché il maggior numero di Italiani possa conoscere questi tesori “.
La denominazione di origine protetta è uno strumento che permette di valorizzare non solo l'extravergine ma anche il territorio che lo esprime, un binomio importante soprattutto nell'ottica del turismo dell'olio, fenomeno che occorre sviluppare per ottenere una benefica ricaduta sulle aree olivicole che rappresentano una ricchezza per il nostro paese.
Così pure scelte d'avanguardia come quella dell'agricoltura biodinamica che rappresenta ad oggi l’espressione più avanzata di un modello di sviluppo agricolo sostenibile e il livello di attenzione più alto alla qualità del prodotto e al rispetto dell’uomo e della natura.
La biodinamica si fonda sull’Antroposofia, la scienza spirituale ideata da Rudolf Steiner, secondo cui l’azienda agricola è un organismo vivente in perenne relazione con la natura e le sue svariate rappresentazioni, dai minerali presenti nel terreno ai pianeti nel cosmo.

Su richiesta di un gruppo di agricoltori, egli indicò una serie di linee guida e metodi pratici per contrastare la degenerazione delle colture e ristabilire l’equilibrio tra piante, animali e uomini. Tale visione olistica è il presupposto indispensabile per comprendere la propria realtà agricola attraverso un’osservazione consapevole ed interagire con essa attraverso la pratica diretta.

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