Inverno a Pianosa


Riceviamo e volentieri pubblichiamo l'articolo che Raffaele Sandolo ha scritto durante la permanenza di 8 giorni sull'isola per motivi di lavoro. E' stata un'esperienza in compagnia degli Agenti della Penitenziaria ma anche di detenuti e poi di .... Cormorani, Gabbiani e del Falco Pellegrino: "In febbraio l’Isola di Pianosa, chiamata dagli antichi romani Planasia e successivamente dagli arabi Pilanoze , mantiene il livello di bellezza degli altri mesi dell’anno. Questo lembo di terra, circa 8 miglia a sud dell’Isola d’Elba, ricco di risorse storiche e naturali, continua anche a mostrare tutta la sua decadenza da quando decisioni, forse troppo affrettate, hanno portato all’abbandono del carcere-isola con immediata interruzione delle attività agricole e zootecniche conosciute in tutto il mondo. La visione dell’insieme porta a tristi riflessioni e il pensiero si rivolge ad un futuro ricco di attese, in particolare, ad uno sviluppo di attività compatibili con l’ambiente in una sana economia. Inoltre fa nascere amare considerazioni pensando al Protocollo di intesa tra Regione Toscana, Provincia di Livorno, Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e il Comune di Campo nell’Elba del 2001 con il quale si prevedeva di concertare, assieme al Ministero delle Finanze e al Ministero dell’Ambiente, iniziative per il recupero e riqualificazione ambientale, al fine di predisporre ed iniziare lo sviluppo sostenibile. L’accordo non è mai stato attivato in modo organico e si è andati avanti con iniziative singole spesso disarticolate. L’Isola di Pianosa, chiamata un tempo anche isola del diavolo, è oggi parte del territorio del Comune di Campo nell’Elba. Negli ultimi 150 anni è appartenuta dapprima al Granducato di Toscana e quindi al Regno d’Italia ed alla Repubblica Italiana, con esperienze legate soprattutto alla colonia penale agricola ed al carcere duro. Ultimamente è ritornata territorio aperto a tutti e tutelato, sulla base di regole specifiche, dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Sta vivendo da 5 anni la sua triste realtà senza far intravedere prospettive positive. Gli anni passano nell’indifferenza. Le diverse stagioni dell’anno si succedono con mesi di attività alterna dove soprattutto l’amore per l’isola genera attenzione e forza per effettuare gli interventi di ogni giorno con lo scopo di rallentare il degrado. Negli ultimi anni sono stati fatti diversi studi per il recupero ambientale di Pianosa. Dal 2000 al 2001 l’Arch. Davide Montauti di Marina di Campo ha effettuato delle ricerche sugli immobili ed approntato alcuni progetti. In particolare si è impegnato con dedizione al recupero della Casa dell’Agronomo, uno dei più bei gioielli architettonici dell’isola, costruito secondo un’armonica integrazione dello stile coloniale con il barocco meridionale. A parte gli elogi e gli apprezzamenti, sono mancate le valide iniziative per portare l’isola agli antichi splendori.
Durante tutto l’anno, partendo da Porto Azzurro, si può visitare Pianosa , una volta alla settimana e per qualche ora, con la linea marittima Toremar. Anche da Marina di Campo, dove c’è una piccola base navale dell’Amministrazione Penitenziaria impegnata in attività marine lungo le coste dell’Elba, si effettuano delle partenze bisettimanali con una Motovedetta il cui servizio prevede tempi di permanenza a Pianosa di alcune ore. Il servizio permette di effettuare rifornimenti vari, trasporti tecnici e amministrativi, controlli speciali. Nell’attraversamento del canale fra l’Elba e Pianosa, la Motovedetta qualche volta sorprende delle balenottere che affiorano lente e silenziose sulla superficie del mare.
Tutto il patrimonio dell’Isola di Pianosa è affidato alla cura di un Presidio che dipende direttamente dall’Amministrazione Penitenziaria del Carcere di Porto Azzurro. Proprio in questi ultimi giorni è stato nominato, quale nuovo Direttore dell’Amministrazione Penitenziaria, il dott. Rosario Tortorella il quale si è immediatamente attivato per dare soluzione ai problemi esistenti. Il suo impegno si è subito rivolto a consolidare la sicurezza del carcere di Porto Azzurro ma anche a migliorare la qualità dei servizi, rivolgendo particolare attenzione al reinserimento dei detenuti nella società civile. Ha compreso che l’Isola di Pianosa, per le sue caratteristiche attuali, può facilitare tale reinserimento in un contesto di operosità economica e sociale. Il Presidio di Pianosa si avvale di Agenti della Polizia Penitenziaria che operano in modo continuativo sull’Isola. Alcuni dipendono dal Servizio Navale, comandato dal Preposto Maurizio Mastrosimone e altri dipendono dal Servizio Terrestre, comandato dal Commissario Stanislao Munno. Il Servizio Terrestre è impegnato, nella salvaguardia del territorio, che comprende, oltre alle ricchezze storico-naturali, anche gli immobili ancora gestiti dall’Amministrazione Penitenziaria, con le cinque Diramazioni. Inoltre ha il controllo di una decina di detenuti che lavorano su Pianosa in semi-libertà. Si trovani sull’isola, in questo periodo invernale, gli Agenti di Polizia Claudio Cuboni, Michele Comune e Sandro Cortis. Sul mare, e normalmente lungo le coste dell’isola, opera il Servizio Navale che dispone su Pianosa di una Motovedetta. Spettano ad esso alcuni compiti qualificati come gli interventi per la sicurezza in mare, lo svolgimento dei servizi di polizia marittima e di antinquinamento, il trasporto di persone per esigenze varie. Il personale di Polizia del Servizio Navale, che in questi giorni di febbraio presta servizio sull’isola, con presenza settimanale, è formato da Gustavo Agnotti, Nicola Montesanto e Mario Pasquali. Il servizio sull’Isola di Pianosa della Polizia Penitenziaria è anche necessario per evitare, o almeno limitare, la dispersione del patrimonio come avvenne per l’Isola di Montecristo negli anni 1945-1946. In tale periodo, nella situazione caotica e senza alcuna protezione, quest'isola venne praticamente saccheggiata e l’ambiente subì forti danni.
Nell’estate degli ultimi anni l’isola è apparsa vivace e gioiosa con una predominanza dell’effimero e sotto il controllo di forze istituzionali che hanno assicurato la sicurezza. Il Comune di Campo nell’Elba, con impegno e nei limiti delle proprie competenze, continua a portare avanti, da alcuni anni, il progetto delle gite naturalistiche e turistiche giornaliere, realizzando grandi flussi turistici. In accordo con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, che tutela l’ambiente dell’isola, l’iniziativa dei viaggi contingentati porta, in situazione normale, fino a 100 persone al giorno, con partenze da Marina di Campo. I visitatori, restando molte ore, possono ammirare le bellezze dell’isola. La nave veloce, le guide turistiche, gli autobus e la mensa forniscono servizi di qualità secondo programmi specifici. Ogni tanto, nelle mattine d’estate, sul mare presso l’isolotto della Scola dove si fermò il feroce pirata Dragut nel 1553 per cannoneggiare l’abitato di Pianosa, si vedono affiorare i delfini che danzano seguendo il movimento delle onde. Da lontano l’Isola d’Elba e l’Isola di Montecristo assistono con muta ammirazione allo spettacolo.
In inverno la vita è completamente diversa nella più completa desolazione. Incontrando il personale dell’Amministrazione Penitenziaria si può comprendere e apprezzare questa presenza sull’isola. L’impegno costante ed il senso di responsabilità, che si manifesta giorno dopo giorno, anche in situazioni difficili, fa nascere un profondo senso di riconoscenza. Passeggiando per il paese dalla Darsinetta (antica piccola Darsena romana), davanti al grandioso monumento naturale del Marzocco, proseguendo verso la Catacomba di fronte al Forte Teglia e percorrendo Via Vittorio Emanuele , si arriva presso la piazzetta della Chiesa dove c’è la lapide, sulla facciata principale, che ricorda il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, prigioniero politico a Pianosa. Guardando verso nord fino alla punta del Marchese, dove si trova l’antico Porto Romano, il panorama è bellissimo e l’occhio si sofferma sulla spiaggia sabbiosa di Cala Giovanna, sui fondali coperti dalle praterie di Posidonia e sui ruderi romani del Bagno d’Agrippa, a fianco dell'orrenda muraglia fatta costruire dal gen. Dalla Chiesa, sotto una bianca tensostruttura che fa rimanere perplessi. Scendendo poi verso la bella pinetina, fra l'ex-mensa degli Agenti e la Scuola ormai in disuso, si arriva a pochi passi dal mare. Con lo sguardo verso destra, si può vedere in lontananza la stradina che fiancheggia il Forte Teglia dalle mura merlate, tipiche dello stile del secondo Direttore di Pianosa Cav. Ponticelli. Al termine del percorso si arriva alla Grotta-prigione che ha sul muro interno, dietro le sbarre arrugginite corrose dal tempo e dalla salsedine, una frase W Re d’Italia 1863 di valore storico. Sull’estremo piazzale situato in alto sulla punta del Forte si erge, dolce e di bianco vestita, la Madonnina, con il viso rivolto verso la costa sud dell’Elba come se fosse in silenziosa preghiera. L’immagine è uno dei simboli di Pianosa colmo di dolcezza e spiritualità. Più in basso, la roccia mostra delle crepe che soggette a continue intemperie si allargano lentamente, facendo capire quanto incerto sia il futuro di Pianosa. In cielo, nel sole, portati dalle folate di Maestrale, volteggiano i Gabbiani con il loro grido gutturale.
In questo scenario invernale la memoria va spesso ai decenni passati, cioè alla storia quasi recente dell’isola. Sono finiti gli anni in cui vivevano in continuità su Pianosa oltre mille persone: il direttore del carcere con gli agenti, l’agronomo, i commercianti, i tecnici, i detenuti e molti ancora. La vita scorreva operosa: i due alberghi ricevevano nuovi clienti ogni settimana, le vie e le piazzette erano animate da persone in conversazione, la scuola educava i bambini riuniti in più classi con orari differenziati, i negozi vendevano i vari prodotti pianosini quali ortaggi, frutta, vino, latte, formaggio, miele e carni varie. Il porticciolo proteggeva le barche da pesca in avaria e lontane dalle tempeste. Nel Cimitero dei Reclusi e nel Cimitero dei Civili si tumulavano i defunti di Pianosa. Nel territorio della colonia penale agricola la vita scorreva triste per gli agenti ma soprattutto per i detenuti, specialmente nel periodo del terrorismo con il regime di dura segregazione. La domenica, nella chiesa di S. Gaudenzio, le persone assistevano alla Messa con orario diverso ed entrando da porte differenti, a secondo che fossero civili, o detenuti.
Ora tutto è cambiato. Le giornate invernali passano lentamente e senza particolari novità, con ritmi cadenzati dal suono delle campane, ogni mezz’ora dal mattino al tramonto. L’isola vive la sua solitudine. Nei prati coperti di fiori gialli spesso si vedono le Pernici rosse svolazzare sull’erba e l’Upupa volare a sobbalzi. Nel porticciolo, attorniato dalle grotte dove nel 1831 pernottarono il Granduca Leopoldo II assieme alla sorella Arciduchessa Maria Luisa, nuotano sovente i Cormorani. Affascinati da queste scene gli Agenti della Penitenziaria, che si trovano in servizio sulla Motovedetta ormeggiata proprio sotto le vecchie case costruite negli anni con l’avvento di Napoleone all’Elba, fermano talvolta loro movimenti evitando i rumori e ammirando le armonie della natura. Anche i detenuti impegnati a lavorare nel paese, partecipano serenamente a questi meravigliosi momenti. Silenziosi proseguono a risistemare i muri, a pulire le strade e le piazzette, a tagliare i rami secchi caduti dagli alberi, ma di tanto in tanto vengono rapiti dalla poesia della natura osservati, a distanza, dal Falco pellegrino dal Gruccione. E’ difficile incontrare altre persone a Pianosa in inverno. Gli operai del Comune si vedono ogni quindici giorni e nei casi di forte emergenza. Il servizio del Corpo Forestale si svolge con fasi alterne soprattutto nel territorio della ex-colonia penale agricola.
Volgendo lo sguardo sulla collina che sovrasta Cala dei Turchi si vede il bianco faro di Pianosa, imponente ed austero, che di notte illumina il mare circostante per molte miglia e permette di navigare in sicurezza. Nelle notti senza vento e con la luna piena, l’isola appare senza vita e le verdi distese pianeggianti risplendono di una luce argentata. Ascoltando con attenzione si può però sentire il leggero ritmo delle onde del mare e il fruscio delle lepri, dei fagiani e di qualche grosso topo di campagna, mentre col silenzio più assoluto crescono le piante rigogliose in un ambiente sempre più selvaggio. Il Cisto, il Ginepro, il Mirto e il Pino d’Aleppo avanzano lentamente sul territorio. La natura pian piano prende il sopravvento sull’uomo in assenza di vita operosa e creativa, capace di far vivere i cuori con alterni sentimenti.
L’alba di ogni nuovo giorno, a Pianosa, porta profondi pensieri di speranza e trepide attese di tempi migliori".

Redazione Nove da Firenze