Una grande mostra su Sandro Botticelli e Filippino Lippi


Firenze – Cinquecento anni dopo, Firenze celebra il genio di Sandro Botticelli dedicando al pittore della Primavera e della Nascita di Venere una mostra di valore e spettacolarità straordinari, la prima al mondo per numero (30) e qualità delle opere. L’eccezionalità dell’evento è sottolineata dalla presenza di ben 21 capolavori di Filippino Lippi. Diventa dunque possibile, per la prima volta, mettere a confronto maestro e allievo e rendere così evidente ciò che la critica sostiene ormai da tempo, ossia che Filippino è grande almeno quanto Botticelli.
Anche la sede della mostra, Palazzo Strozzi, arricchisce l’evento di storia e suggestioni: Botticelli e Filippino. L’inquietudine e la grazia nella pittura fiorentina del 400 (11 marzo – 11 luglio 2004) si tiene infatti in un edificio che Botticelli e Filippino frequentarono senz’altro in vita. Filippo Strozzi, che ne affidò il progetto all’architetto Giuliano da Maiano, fu infatti uno dei grandi protettore di Filippino.
Come noto, i due artisti furono intimamente legati nella professione e in vita. Botticelli fu l’allievo più importante di fra’ Filippo Lippi. Filippino, figlio del frate e di suor Lucrezia Buti, fu invece il massimo allievo di Botticelli. Insieme crearono un nuovo stile di straordinario lirismo, lineare, poetico, delicato. Ed entrambi realizzarono opere appassionate che riflettono i tormenti di Savonarola.
La mostra propone oltre 60 opere provenienti da tutto il mondo, alcune anche dall’esposizione di Botticelli voluta dal Sénat de la Republique française a Parigi al Musée du Luxembourg. La rassegna di Palazzo Strozzi è comunque assai più vasta e completa, con contributi delle maggiori raccolte pubbliche e private d’America e d’Europa. Rispetto a Parigi ci sono 13 Botticelli in più (9 dipinti e 4 disegni), alcuni mai esposti, altri mai visti in Italia oppure assenti da moltissimi anni. La parte di Filippino è invece del tutto nuova con numerosi dipinti mai esposti in Italia e perfino un inedito scoperto negli Stati Uniti.
Considerata l’eccezionalità, l’esposizione è posta sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica. E’ promossa dal Comune di Firenze (Assessorato alla Cultura), dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e da Firenze Mostre Spa che firmano anche produzione e realizzazione con la preziosa collaborazione del Gruppo Banca CR Firenze, di Ina Assitalia, Trenitalia, Ataf e APT Firenze.
La curatela è di Jonathan Nelson per Filippino Lippi (con Patrizia Zambrano firma anche l’ultima monografia scientifica sul pittore) e per Botticelli di Pierluigi De Vecchi e di Daniel Arasse, purtroppo di recente scomparso. A lui la mostra è dedicata. Il catalogo è delle edizioni Skira.
Botticelli (Firenze 1445 - 1510) è, come noto, il pittore forse più amato al mondo. Filippino (Prato circa 1457 – Firenze 1504) fu invece famoso in vita e successivamente dimenticato. La mostra, oltre a cadere nell’esatto cinquecentenario della sua morte, rilancia dunque un grandissimo artista troppo a lungo sottostimato. L’allestimento segue un percorso tematico. Eccone la sintesi con i principali dipinti esposti.

Le Madonne
Quattro le grandi novità: 1) una nuova lettura dei due artisti e del loro stile rivoluzionario. Per esempio, le Annunciazioni, raramente viste, dalle quali emerge il particolare uso espressivo della prospettiva: come nell’affresco di Botticelli degli Uffizi, o nei i due tondi di Filippino della Pinacoteca Civica di San Gimignano; 2) il processo evolutivo rintracciabile, ad esempio, nelle prime deliziose Madonne di Botticelli dopo l’apprendistato con Filippo Lippi;
3) alcuni dei dipinti di Filippino più famosi: la Madonna col Bambino e Angeli (collezione Ente Cassa di Risparmio di Firenze), tra i più riprodotti, ma poco visti; e la sua più bella pala d’altare, la Visione di San Bernardo (Firenze, Badia), esposta per la prima volta accanto a uno squisito disegno preparatorio per la figura del santo; 4) capolavori praticamente sconosciuti: tra gli altri, da Edimburgo, la stupenda Madonna adorante il Bambino di Botticelli (circa 1480) scoperta nel 1998 e mai esposta in Italia.

Il narratore
La mostra propone anche una nuova interpretazione di Botticelli come narratore: illustra Boccaccio (III e IV Storia di Nastagio degli Onesti, Museo del Prado, la prima mai esposta in Italia, l’altra mai esposta in assoluto), la Bibbia (Storie di Giuditta), Dante (la Divina Commedia). Alcuni dipinti del primo Filippino, 1470-1480, rivelano la stretta relazione col maestro. La sua Storia della Regina Vasti (Firenze, Museo Horne) è realizzata probabilmente su disegno di Botticelli. Quanto all’eccezionale drammaticità della Storia di Lucrezia (Firenze, Galleria Palatina) riflette forse un disegno che Botticelli riusò per un suo dipinto con lo stesso soggetto. Il momento botticelliano di Filippino è rappresentato anche dai Tre arcangeli e Tobiolo (Torino, Galleria Sabauda).

Le allegorie
Botticelli è famoso per le allegorie e la mostra ne ospita alcune tra le più importanti (la Calunnia e Pallade e il centauro) a confronto con capolavori di Filippino poco noti come l’Allegoria dell’Amore (Londra, collezione privata) non più esposta dal 1949. Vicino allo spirito della Primavera di Botticelli, il dipinto illustra il magico potere di un unicorno che purifica l’amore di una coppia, rappresentata da un maschio e una femmina di cervo.

I ritratti
Botticelli è uno dei primi grandi maestri italiani del ritratto. Il famoso Ritratto d’uomo con una medaglia di Cosimo il Vecchio (Uffizi) si distingue per lo sguardo languido, l’aspetto riflessivo e l’atteggiamento lirico. In mostra anche il Profilo di giovane donna (New York, collezione privata) mai esposto in Italia. I ritratti di Filippino denotato la stessa attenzione per la psicologia del personaggio, per i toni della pelle e, in alcune figure, per la solidità della forma. Il suo Ritratto di musico (National Gallery, Dublino) manca dall’Italia da decenni.

Savonarola
Sia Botticelli che Filippino furono fortemente attratti dalla predicazione del frate domenicano Girolamo Savonarola (Ferrara 1452 – Firenze 1498) ed entrambi lavorarono per alcuni suoi importanti seguaci. Di questa intensa esperienza si trovano evidenti riflessi nell’unico dipinto di Botticelli datato e firmato, la Natività Mistica (National Gallery, Londra), visione di pace e armonia dopo un periodo apocalittico. Per illustrare il Trattato dell’Humiltà di Savonarola, Filippino disegnò invece una xilografia della Pietà (Biblioteca Nazionale, Firenze). Realizzò anche un insolito trittico che celebra la devozione femminile (Seminario Patriarcale, Venezia) e per Francesco Valori, il più potente seguace del Savonarola, dipinse una Maria Maddalena e un San Giovanni Battista (Galleria dell’Accademia, Firenze), due figure ascetiche, scalze, dall’aspetto emaciato e con i vestiti stracciati, emblema di una tempesta spirituale e di un’ansia di penitenza.

Il pathos
Forse la più importante e meno nota caratteristica di Botticelli. La bellissima Pietà del Museo Poldi Pezzoli di Milano, non più delicata e lirica, bensì trasfigurata dal dolore. Il tormentato San Girolamo di Filippino (Uffizi) e la sua appassionata Pietà (National Gallery of Art, Washington) rivelano un’identica tensione emotiva. Il suo stesso inedito, una Maria Maddalena penitente ispirata a Donatello (New York, collezione privata), mostra il tormento interiore della santa in ginocchio davanti a un antro roccioso.

"È un evento importantissimo per Firenze che dà la possibilità di rientrare a pieno nel grande circuito internazionale delle mostre di particolare prestigio e soprattutto si offre in questo splendido scenario di Palazzo Strozzi che noi abbiamo voluto restituire per le grandi esposizioni non solo a Firenze e ai fiorentini ma al mondo intero. È l'occasione per ribadire, ancora una volta, la vocazione storico artistica della città".
Così il sindaco Leonardo Domenici ha voluto sottolineare l'importanza della mostra.
"Siamo in una delle situazioni in cui il discepolo eguaglia il Maestro - ha sottolineato l'assessore alla cultura Simone Siliani -. L'importanza della mostra sta sia nel celebrare l'icona più rappresentativa del Rinascimento italiano, Botticelli, con delle opere mai viste insieme e sia soprattutto nel raffrontarlo a Filippino che «andò a bottega da Botticelli» come ci racconta anche Giorgio Vasari. Alla morte di Filippino Lippi i commercianti di via dei Servi chiusero le loro botteghe e noi quest'anno vorremmo rievocare quel 20 aprile di 500 anni fa, sia con l'apposizione di una targa commemorativa con le parole del Vasari e sia coinvolgendo le botteghe artigiane della zona. Questa mostra porterà nella giusta luce Filippino Lippi, adeguatamente considerato nel 400-500 ma finito in seguito un po' nell'ombra".
(mr).

Redazione Nove da Firenze