Cubo nero: gli abbagli del dibattito pubblico sull’urbanistica

Dopo la petizione che l’aristocrazia fiorentina ha indirizzato alla Sindaca di Firenze

Nicola
Nicola Novelli
17 Febbraio 2026 15:06
Cubo nero: gli abbagli del dibattito pubblico sull’urbanistica

FIRENZE- La notizia degli avvisi di garanzia nell’indagine sulla regolare realizzazione degli hotel al posto del vecchio teatro comunale ha riacceso il dibattito sul cubo nero esploso la scorsa estate al termine del cantiere. La polemica si è allargata più in generale alla gestione urbanistica della città, che negli ultimi anni ha registrato una lunga serie di operazioni immobiliari in centro e alla periferia di Firenze.

In questo confronto pubblico ha fatto scalpore la petizione indirizzata alla Sindaca Funaro da membri di famiglie della nobiltà fiorentina. Il promotore, l’urbanista Budini Gattai, in alcune interviste alla stampa, si è lasciato andare a giudizi sferzanti su alcune realizzazioni recenti e in particolare ha criticato il progetto che interesserà l’area delle ex Officine Grandi Riparazioni nei pressi della stazione Leopolda.

Qualcuno è rimasto sorpreso dal veto totale al progetto sull’area ex industriale alle porte del parco delle Cascine. Persino contro la realizzazione di una nuova arteria stradale che collegherebbe via Pistoiese a viale Fratelli Rosselli. Se anche a voi sono parse affermazioni strabiche, è bene indossare occhiali correttivi, o quelle che in gergo oculistico si chiamano lenti prismatiche.

Approfondimenti

Partiamo dai fondamentali. Chi controlla il mercato immobiliare a Firenze?

Si dice che la nostra città abbia –rispetto a molte altre in Italia- un patrimonio immobiliare ancora tradizionalmente concentrato in poche mani. Una cospicua fetta dei palazzi è infatti ancora oggi di proprietà delle antiche famiglie aristocratiche fiorentine, che li posseggono da secoli, insieme alla Chiesa Cattolica, presente attraverso diversi enti. Altre due rilevanti proprietà sono costituite dall’Istituto degli Innocenti, destinatario per secoli di lasciti testamentari e, più recentemente, dalla Fondazione Ospedale Meyer, quest’ultima ormai nella hit parade delle donazioni nazionali.

Se il prof. Budini Gattai parla a nome delle famiglie aristocratiche fiorentine è dunque da considerasi parte in causa sulle questioni immobiliari? Una cosa è certa: è strano che sin’ora la nobiltà fiorentina abbia avuto poco da dire quando passavano di mano, solo per fare qualche esempio, il palazzo del sonno in viale Lavagnini, il palazzo delle poste in via Pietrapiana, ex monte di pietà in via Palazzuolo, l’ex filiale Fiat in viale Belfiore, e sopratutto palazzo Serristori in via dei Renai, palazzo Vivarelli Colonna in via Ghibellina e palazzo Portinari in via del Corso, che ora ospita persino un negozio di Starbucks. Questi ultimi sì pezzi pregiati di un patrimonio storico architettonico caratterizzante la bellezza fiorentina.

Perché scagliarsi allora contro il progetto di riorganizzazione urbanistica nell’area OGR di via Bausi? 54 mila metri quadrati ex industriali, abbandonati da decenni, tra il parco delle Cascine e la zona residenziale di via Ponte alle Mosse. Il progetto del fondo lussemburghese prevede la realizzazione di strutture ricettive, ma anche di residenze a canone concordato, come già fatto nelle strade circostanti una quindicina di anni fa, oltre a servizi commerciali, ma anche una piscina pubblica richiesta dall’amministrazione comunale. Anche se di lusso si tratterà pur sempre di immobili adibiti a civile abitazione, che concorreranno a soddisfare la fame di casa che affligge Firenze da tempo. Niente di diverso da ciò che sta accadendo nell’area ex Manifatture Tabacchi, dove il popoloso quartiere di Novoli si sta lentamente espandendo grazie al recupero degli enormi capannoni industriali abbandonati lungo il corso dell’Arno.

Che dire poi dell’aristocratico Niet alla strada Pistoiese/Rosselli? Tra tutti i progetti realizzati negli ultimi decenni a Firenze parrebbe la proposta più proletaria, quella di un’arteria che collegherà le zone periferiche delle Piagge al centro storico, consentendo ai tanti salariati residenti nei quartieri dormitorio di raggiungere i propri posti di lavoro in sella a un ciclomotore, lungo una strada pubblica senza pedaggio (o biglietto di tram). Avrebbero usato più volentieri il treno i poveracci di Brozzi, ma quella linea ferroviaria che terminava alla stazione Leopolda si rivelò già degli anni ‘90 un servizio di trasporto inefficiente, l’ennesima finta di chi governa di territorio fiorentino. E se Roberto Budini Gattai vuole schivare facili accuse di essere un radical-chic, farebbe meglio a misurare i giudizi, facendo leva sulla secolare saggezza che contraddistingue l’autentica aristocrazia.

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