Le aree dismesse come risorsa delle città, ma per chi?


"Si tratta di un'occasione di sviluppo che consente di non dover intervenire sugli spazi ancora liberi. Le aree dismesse sono una risorsa per lo sviluppo della città" ha affermato venerdì scorso Gianni Biagi, assessore all'urbanistica del Comune di Firenze, in occasione di un convegno tematico.
A Firenze sono circa 3 milioni di metri cubi, oltre un terzo in origine industriali, o artigianali. Molti di questi edifici si trovano nella zona tra Porta a Prato e Peretola, in aree interessate da chiusure di impianti e attrezzature realizzati nel periodo tra le due guerre lungo la direttrice Nord-ovest. Negli ultimi 10 anni si è registrata un’accelerazione del recupero (dal 12.3% del 1992 a oltre il 36% del 2002).
Ma il riutilizzo delle zone ex industriali non può essere considerato soltanto dal punto di vista urbanistico. Il tema sta al crocevia di problematiche diverse: da un lato il disagio sociale e il degrado ambientale legati alla dismissione e dall'altro le occasioni di business per gli operatori economici. In questo quadro e al di là delle questioni procedurali le componenti economiche giocano un ruolo fondamentale.
Emblematico il caso della Manifattura Tabacchi in p.za Puccini, che si estende su 6 ettari comprendendo edifici e spazi all'aperto, in parte progettati dall’architetto Nervi. Dopo la chiusura dell'unità produttiva, con il licenziamento di 260 lavoratori, il Comune aveva aperto un dibattito sulla migliore destinazione dell'area, valutandone le possibilità di gestione.
Poi il Ministero del Tesoro, proprietario al 100% dell’Ente Tabacchi Italiani, ne ha deciso la vendita e ha avviato le procedure d’asta per il vecchio monopolio, importante operatore europeo e oggetto di contesa tra i colossi internazionali del fumo. Pur se si ipotizza che gli immobili Eti possano rientrare nella “cartolarizzazione” (cessione in blocco del patrimonio con denaro anticipato dalle banche) voluta dal Ministro delle Finanze Tremonti, le offerte italiane sembrano interessate proprio agli immobili: 27 unità di pregio, tra depositi e manifatture fra cui quella di Firenze. Il Governo può disporre la loro vendita in deroga alle procedure autorizzative (persino per i beni vincolati) tramite l’Agenzia del Demanio.
Muoiono così tutte le buone intenzioni progettuali su P.za Puccini (bella l’ipotesi di destinarla a esposizioni ed eventi culturali) e la città china di nuovo il capo davanti agli interessi “pesanti”
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Redazione Nove da Firenze