Presentata questa mattina la prima edizione della rassegna artistica delle Crete Senesi


Ha smesso solo per qualche mese i panni dell’ispettore Valle: “a ottobre torneremo a girare – afferma – La Squadra ha avuto un ottimo successo, e lo dimostra la concorrenza, con le nuove serie nate a ruota”. In attesa di impegnarsi nuovamente in una delle più fortunate fiction televisive (a giorni la Rai tornerà a proporre il meglio de La Squadra sulla prima rete), Flavio Albanese è riuscito tuttavia a dar seguito ad uno dei suoi sogni di artista multiforme: una rassegna d’arte varia nelle Crete Senesi. Ovvero, in uno delle regioni più ricche di palcoscenici naturali, ancorché sconosciuti. E’ nato così “Le Forme dell’Arte” – I° festival delle Crete Senesi”: presentato oggi presso la sala Giunta dell’Amministrazione Provinciale di Siena dall’assessore alle Culture Gianni Resti, rappresenta una nuova forma di rassegna culturale in chiave “aperta”.
“L’apertura assoluta a culture più diverse è il tratto distintivo di fondo di quest’iniziativa – ha spiegato il direttore artistico Albanese – ospitare espressioni artistiche forti di terre lontane in luoghi già caratterizzati da una forte indennità dovrà essere sempre più la caratteristica distintiva del Festival. Già dalla prima, ma soprattutto nelle future edizioni, andando sempre più a riscoprire luoghi anche insoliti per la rappresentazione scenica”.
Il Festival delle Crete Senesi sarà infatti soprattutto una carrellata di espressioni teatrali, che nella prima edizione metteranno a confronti in particolare il territorio a cavallo tra Asciano, Monteroni d’Arbia, Buonconvento e San Giovanni d’Asso con una produzione culturale che ha molto della Puglia, ma anche di Napoli, della Grecia e del Sud del Mondo in genere. “Una impostazione che interseca alla perfezione il programma d’azione di questo Assessorato – ha sottolineato l’assessore Resti – che non ha caso da questa legislatura è denominato ‘alle culture’, con un plurale quantomai voluto”.
Il Festival delle Crete Senesi nasce con il coordinamento del Circondario delle Crete Senesi, il cui presidente Iacopo Armini è intervenuto alla presentazione assieme al sindaco di San Giovanni d’Asso Roberto Cappelli, all’assessore alle Attività Culturali del Comune di Monteroni Fabrizio Cappelli, alla co-direttrice artistica Marinella Anaclerio ed alla manager del progetto Micaela Antidormi.

“Le forme dell’arte” è il tema di fondo della prima edizione del Festival: uno spirito la cui espressione massima sarà probabilmente lo spettacolo di chiusura, una “Medea Marturano” nella quale la compagnia de I Virtuosi di San Martino fondono tragedia greca e commedia napoletana, musica tzigana e suoni di campanile. Meraviglioso fondale dello spettacolo, in programma venerdì 31 agosto, sarà l’Abbazia di Monteoliveto maggiore, vero “centro del mondo” per quel “mondo a parte” chiamato Crete Senesi. Monteoliveto accoglierà anche l’apertura della nuova rassegna, in programma sabato 25. Quella sera sarà ancora tempo di teatro, con “La locandiera” della Compagnia delle Indie occidentali, attori che da sette anni personificano con successo ogni volta in maniera diversa l’adattamento del testo Goldoniano ad un’ambientazione degli anni ’40. “La Locandiera” sarà rappresentata anche domenica 26 ai Risorti di Buonconvento, due giorni prima di un altro momento di forte suggestione artistica e paesaggistica al tempo stesso. Martedì 28 agosto, alle 21 al Castello di Grotti si esibiscono i “Faraualla”, un quartetto vocale femminile che prende il nome da una delle cavità carsiche più impervie dell’altopiano delle Murge, nel Barese.
I suoni vocali, le percussioni e l’atmosfera che si crea brano dopo brano sono “intrisi” della terra d’origine delle interpreti, sorprendenti nell’adattare la propria voce alle sollecitazioni emotive che l’andamento dello spettacolo suggerisce. I Faraualla saranno anche al Castello di San Giovanni d’Asso, la sera seguente, alla stessa ora. Giovedì 30 agosto, riflettori sul parco della Gora di Monteroni d’Arbia: con i “Radicanto” prenderà forma l’appuntamento etnico per eccellenza del I° Festival delle Crete. “Terra Arsa Corde pelli e papiri” è il titolo dell’esibizione che saltellerà dalla tarantella pugliese (la “Janne janne”) alle musiche del Maghreb, dal Fado Portoghese ai canti popolari lucani.
Mercoledì 31 agosto, come anticipato, la chiusura con la Medea Marturano delle “Forme dell’Arte”, I^ edizione del Festival delle Crete, fortemente segnata dalla direzione artistica di Flavio Albanese: i più lo conoscono come l’ispettore Edoardo Valle, co-protagonista della fiction tv “La squadra”. Ma Albanese ha alle spalle anche numerosi laboratori di Teatro e commedie dell’arte in Italia e all'estero, oltre ad essere docente di Recitazione e Commedia dell'Arte al Centro internazionale per la formazione continua ai mestieri dell'Attore del Teatro della Cometa, a Roma. “Per noi è un festival è un’occasione importantissima d’incontro tra artisti e pubblico – afferma all’unisono con la moglie e collega Marinella Anaclerio – ma anche del pubblico con il pubblico e del pubblico con i luoghi. Per questo, in futuro le Forme dell’arte saranno anche la partecipazione del pubblico al momento di preparazione degli artisti allo spettacolo”.
Volto a lasciare un segno breve, ma riconoscibile nel panorama di rassegne culturali estive della Toscana, il Festival delle Crete Senesi trova la sua ragion d’essere nell’esaltazione delle identità espressive tipiche, cominciando con l’offrire un largo spazio a quelle del Sud, d’Italia e del Mondo. Perfino negli spettacoli per i bambini: tanto martedì 28 (a Montisi) che mercoledì 29 (a Buonconvento) i più piccoli saranno i protagonisti del “Ludobus – giochinstrada”, un allegro furgone contenente clown e “stupidità intelligente”, in arrivo dalla provincia di Bari.
Informazioni per il pubblico 0577/71441

FESTIVAL DELLE CRETE SENESI
G l i a r t i s t i
“La Locandiera”: da sette anni, un Goldoni sempre nuovo
Prendendo spunto dalla commedia di Goldoni "Il Teatro Comico" ma anche da un meccanismo drammaturgico caro a Pirandello, la compagnia delle Indie occidentali ha rielaborato la trama usandola come "canovaccio" per raccontare la storia di una compagnia di repertorio degli anni '40 che, giunta in una piazza dove "mangiano fino", si vede costretta ad abbandonare testi popolari come "Malacarne" "I figli di nessuno", per un testo classico: "La locandiera". Dunque il gioco scenico è un continuo rincorrersi di piani storici, presente-passato prossimo-passato remoto: un occhio al “Teatro All’antica Italiana” di Tofano ed uno alla genesi della commedia scritta da Goldoni non per Teodora Medebach, prima attrice moglie del capocomico nonché sua amante, bensì per Maddalena Raffi Marliani, cosa che oltre allo scarso successo di pubblico ne determinò al suo debutto la breve vita sulle scene. Spettacolo di puro gioco teatrale, nato dal gusto per l’improvvisazione e la commedia dell’arte dei componenti del gruppo, questa Locandiera è al suo settimo anno di ripresa. Andato in scena per la prima volta nel ’93 senza un copione scritto deve la sua vitalità al perfetto equilibrio raggiunto tra il rigore della struttura e la grande libertà che gli attori si sono conquistati giocando tra maschera carattere e personaggio. Nel gennaio del 1999, questo lavoro ha partecipato al 17th International Fadjre Theatre Festival a Tehran in Iran, scelta decisamente simbolica per riaprire all’occidente le frontiere culturali di questo paese dopo la rivoluzione del 1979.

Ludobus: alla ricerca della “stupidità intelligente”
Il clownludobus è un mezzo di clown animazione itinerante pronto ad organizzare varie attività clownesche in forma spettacolare e ludica e consiste in un allegro furgone colorato contenitore di clowns e di tante svariate cose. Questa libertà di espressione è direttamente collegata con la spontaneità, il piacere del gioco ed il sorriso e qui è facile pensare ai bambini che sono i naturali protagonisti, nel caso del Clown, di una scena-teatro che è vita stessa. Per loro, la scoperta e l'espressione del proprio Clown avverrà per mezzo di giochi teatrali ed espressivi, clownerie che nel tempo sono state create dagli stessi bambini e che noi semplicemente riproponiamo per poi farle rifare ai bambini, inoltre proporremo libere improvvisazioni e ricerca del proprio costume, trucchi e piccoli elementi di giocoleria ed acrobazia.

Faraualla: dalla grotte Murgesi agli spot tv Il quartetto vocale FARAUALLA è nato nel 1995. Dopo aver approfondito singolarmente lo studio e la pratica della vocalità in ambiti musicali differenti, le quattro cantanti hanno trovato un interesse comune nella ricerca sull’uso della voce come “strumento”, attraverso la pratica della polifonia e la conoscenza delle espressioni vocali di diverse etnie e di periodi storici differenti. Gli esiti di questo lavoro si ritrovano nel repertorio FARAUALLA, nelle composizioni originali, che spesso si evolvono a partire da una matrice improvvisativa, come nei brani tradizionali. Le suggestioni di un percorso attraverso culture tanto lontane fra loro si fondono in una sintesi originale in cui emergono con forza le radici culturali del gruppo. La Puglia, per secoli terra d’incontro e di passaggio di popoli, è presente nel “suono” che connota la formazione barese. FARAUALLA è stato ospite di importanti rassegne e manifestazioni nazionali, tra cui; Rassegna “Il Violino e la Selce ‘99” per la direzione artistica di Franco Battiato, S. Benedetto del Tronto; “Concerti a Villa Giulia”, per la direzione artistica di Luciano Berio, con l’Accademia Nazionale di S. Cecilia ed i Tenores di Bitti, Roma 2000. Il brano “Tonga” è stato recentemente scelto per la nuova campagna pubblicitaria televisiva a diffusione nazionale ed europea della Nissan Almera.

Medea Maturano: un po’ Euripide, un po’ De Filippo. Per salvare il mondo Spettacolo di Roberto Del Gaudio, per le musiche di Federico Odling e la regia di Francesco Origo. L’idea dei Virtuosi di San Martino nasce dalla necessità di riconciliare due tradizioni. L’una e l’altra paradossalmente vive, ma al tempo stesso sopite. Vive se si pensa al peso che ancora esse dimostrano di avere nel nostro teatro agito, sopite per la carenza riformulativa che questo stesso teatro esprime nei confronti di questi patrimoni. Tradizioni peraltro vicine, contigue, che hanno in comune millenni di storia: quella greca, nella sua veste tragica, e quella napoletana, in particolare eduardiana, che ci sembra verosimilmente rappresentarne una versione moderna. La loro comune radice antropologica porta il segno di una alterità culturale, che propone una cifra autonoma ed originale del teatro napoletano, e che ne indica una continuità storica (con tutte le possibili variabili del caso) che pare non avere eguali nel teatro europeo. “Una società che fonda i suoi rapporti sulla competizione, sullo scontro, sulla gara, sulla guerra, in altre parole una società maschile, non può che esprimere una cultura appunto maschile – dicono i Virtuosi – ecco dunque perché Filumena Marturano, l’ultima delle madri, e la Medea di Euripide, la prima delle madri, sono qui convocate. Come forse l’ultimo appuntamento possibile contro la modernità imposta, lo smarrimento di qualsiasi orizzonte etico, la fine ineluttabile del mito. L' urlo tragico di una Madre”.

Radicanto: tra Puglia e Lucania, passando per il sud del mondo.
Il loro lavoro comincia nel 1996 e consiste in un viaggio attraverso i linguaggi musicali tradizionali che legano il sud Italia al sud del mondo (Medioriente, Maghreb, Balcani, Portogallo, Argentina). Tutto nasce dal recupero di materiale registrato "sul campo" - frutto del viaggio etnomusicale compiuto tra le voci ed i suoni dei cantori popolari - seguendo gli antichi stilemi della "tradizione orale" (tarantelle, pizziche, melopee e melismi, tammurriate e canti lirici). Il tutto congiunto alla produzione di brani originali che si propongono di restituire la semplicità e la sensibilità dei cicli della vita umana, elementi fondanti della "bassa musica". Con il nuovo nuovo cd dal titolo “Terra Arsa. Corde, pelli e papiri”, prodotto dalla nota etichetta discografica romana C.N.I. (Compagnia Nuove Indye), gli Agricanto hanno voluto estendere la loro ricerca e dare ad essa un sapore più esplicitamente di world music, aggiungendovi un maggior numero di brani originali rispetto al vecchio disco. Il lavoro si completa in un itinerario sonoro che principia dalla Terra di Bari con la tarantella “Janne Janne”, e le serenate “Monachella”, (brano rinvenuto in Modugno, nel 1978) e “U Navegande”, poesia musicale del noto cantore Enzo Del Re - figura storica della cultura tradizionale di Mola di Bari e di tutto il meridione- per poi svilupparsi in un percorso irto e affascinante snodato tra i paesaggi delle provincie di Brindisi e Taranto, sino a raggiungere la rocciosa Lucania con le sue “Tarantella di Tricarico” e “Fronne d’Alija”.


FESTIVAL DELLE CRETE SENESI
I L u o g h i

Asciano, l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore
Protetta da boschi ombrosi è uno dei principali monumenti in Toscana, sia per interesse storico che per bellezza artistica; è sufficiente ricordare il quattrocentesco Chiostro Grande, interamente ornato dagli affreschi del Signorelli e del Sodoma. L’Abbazia è cuore di un territorio il cui capoluogo, Asciano è similmente ricco di storia e meraviglie dell’arte.

Buonconvento, il Teatro de’ Risorti e il Centro Storico
All’interno del quadrilatero cinto da eleganti mura trecentesche si trova il Teatro de’ Risorti, gioiello non unico di questo affascinante borgo. Basti ricordare il Glorione, che ospita il rinomato Museo di Arte Sacra della Val d’Arbia, scrigno di veri e propri capolavori dell’arte senese, opere di Duccio, Sano di Pietro, Pietro Lorenzetti.

Montisi, il borgo
Nel borgo medievale di Montisi, splendido dedalo di stradine e piazzette spiccano l’antica grancia, potente fattoria fortificata ed i resti delle mura, entrambi risalenti al XII-XIII sec.; una rarissima opera di Neroccio di Bartolomeo, pala firmata e datata 1496, nella Chiesa dell’Annunziata; ed ancora, 360° di panorami tra i più suggestivi della Toscana.

Monteroni, Il Castello di Grotti
Il Castello, dominante il borgo di Corsano, è nominato in documenti fin dal xiv°secolo. Fu in origine un fortilizio come attesta la struttura dalle possenti murature. In epoca più recente fu trasformata in villa. Attualmente è sede della prestigiosa Fondazione Sergio Vacchi, promotrice di manifestazioni artistico-culturali di risonanza mondiale.

San Giovanni d’Asso, il Castello
Formato da tre corpi giustapposti, il più antico dei quali di origine romanica, è oggi magnifica sede del comune. Circondato dal borgo vi spiccano la chiesa romanica di San Giovanni Battista e, dalla parte opposta, San Pietro in Villore, vero gioiello architettonico con ricca decorazione, fusione di temi lombardi e toscani.

Monteroni, Il Parco della Gora
Della struttura originaria del trecentesco Molino fortificato, dipendenza della possente, Grancia di Cuna, la fattoria fortificata del Santa Maria della Scala, ci rimane l’elegante torrione a scarpa. Per valorizzarne la storia ed il legame con la Grancia, l’Amministrazione Comunale di Monteroni d’Arbia ha voluto recentemente creare Il Parco della Gora.

Redazione Nove da Firenze