TPL: i biglietti volano a due euro

E i profitti a Parigi. La stangata del 15% del 1° agosto

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
29 Luglio 2026 18:25
TPL: i biglietti volano a due euro

Gli aumenti delle tariffe del trasporto pubblico locale, annunciati a metà giugno stanno per trasformarsi in una realtà tangibile. In un tentativo di smarcarsi dalle responsabilità, Eugenio Giani non ha esitato a puntare il dito contro il suo predecessore, Enrico Rossi. Uno scaricabarile interno al PD che non incanta nessuno, ma che rivela la fragilità di una giunta costretta a giustificare un salasso imminente mentre i servizi arrancano.

Quella che scatterà ufficialmente il 1° agosto è una variazione a doppia cifra che incide direttamente sulla carne viva del bilancio familiare. La Regione ha autorizzato Autolinee Toscane a un incremento medio del 15%, ridefinendo così i costi della mobilità urbana:

  • Biglietto urbano orario: passa da 1,70 € a 2,00 € (+0,30 €).
  • Abbonamento mensile ordinario: sale da 38,70 € a 42,40 € (+3,70 €).

Questa manovra non è solo un onere burocratico, ma una scelta politica che grava sui ceti meno abbienti, già stremati dall'aumento dell'Irpef regionale e della Tari.

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"Balzello iniquo, colpiti ceti più poveri e famiglie. Giani faccia annullare questa stangata. Dopo l'aumento dell'Irpef regionale e delle imposte sui rifiuti, un'altra tassa per i toscani" dichiarano Jacopo Ferri e Marco Stella di Forza Italia.

Il cuore del problema risiede nel contratto blindato con il gestore privato. Siamo di fronte a una "scala mobile al contrario": un meccanismo di adeguamento automatico all'inflazione che tutela esclusivamente l'impresa. Mentre il costo della vita galoppa, le tariffe di Autolinee Toscane si adeguano senza dover nemmeno passare dal vaglio del Consiglio Regionale.

Giani che affermava la necessità di un salario minimo a 9 euro l'ora, si ritrova oggi a gestire un sistema dove quei 9 euro vengono divorati dall'inflazione, mentre al gestore privato viene garantito il diritto di alzare i prezzi per proteggere i propri margini. I salari restano al palo, ma il bus costa come a Parigi o Londra.

Per tentare di placare le polemiche, la Giunta ha stanziato prima 12 milioni e poi altri 3,55 milioni di euro per "congelare" gli aumenti degli abbonamenti. Ma analizziamo i fatti: questi sono soldi dei cittadini toscani che vengono girati direttamente nelle casse della multinazionale francese senza ottenere un solo chilometro di servizio in più.

Inoltre, queste risorse coprono solo un anno. Non esiste alcuna garanzia per il 1° agosto 2027, rendendo questo intervento un mero palliativo elettorale. Per di più, la maggioranza di sinistra ha respinto la proposta alternativa di Forza Italia: utilizzare i proventi dell'imposta di soggiorno per bloccare i rincari, preferendo invece attingere direttamente dalle tasse generali della comunità.

"La ricerca spasmodica di fondi regionali da accantonare per 'congelare' l’aumento [...] è in realtà il segno più evidente del fallimento di un intero modello di gestione" commentano da Potere al Popolo.

La narrazione della privatizzazione come sinonimo di efficienza si scontra con la realtà quotidiana delle fermate toscane. Gli utenti sono chiamati a pagare un sovrapprezzo per un servizio che presenta criticità croniche:

  • Corse soppresse o saltate sistematicamente.
  • Scarsa sicurezza percepita, sia per i passeggeri che per il personale.
  • Inefficienza strutturale che spinge chi può verso il mezzo privato.

Dopo trent'anni di politiche volte a stigmatizzare il servizio pubblico in nome della competizione, il risultato è un sistema che ha smesso di essere universale. Il TPL in Toscana non è più un diritto garantito, ma un terreno di profitto privato foraggiato da sussidi pubblici.

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