Rifiuti in Toscana: dividendi e bollette alle stelle

Consulenze milionarie, costi fuori controllo e stipendi "da fame". La fronda dei 14 sindaci

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
02 Luglio 2026 14:51
Rifiuti in Toscana: dividendi e bollette alle stelle

Come è possibile che, mentre le bollette dei rifiuti continuano a lievitare nelle tasche delle famiglie toscane, l’azienda incaricata del servizio scelga di distribuire milioni di euro ai propri soci? Potrebbe è il dubbio amletico a scuotere i palazzi comunali da Firenze a Prato. La recente approvazione del bilancio di Alia-Plures S.p.A. ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di tensioni tra amministrazioni, comitati civici e sindacati. Al centro di tutto c’è il contestato esperimento della "Multiutility": un progetto che, nato sotto l'egida dell'efficienza, somiglia sempre più a un’operazione di estrazione finanziaria a scapito del territorio.

Siamo di fronte a una vera e propria "chirurgia contabile". L'assemblea dei soci ha assistito a un gioco di prestigio: l'utile d'esercizio è stato più dimezzato, precipitando da 47,2 a 20,3 milioni di euro. Il motivo? Un massiccio storno dei ricavi di 26,9 milioni che ha svuotato la cassa. Eppure, nonostante il crollo degli utili, l'azienda ha deciso di distribuire ben 34,4 milioni di euro di dividendi, prelevandoli dalle riserve patrimoniali.

Questa manovra viene bollata come "immorale" da Paolo Bambagioni, Presidente della Commissione Controllo, poiché avviene mentre i cittadini subiscono rincari tariffari costanti: "Se i cittadini pagano il servizio, i benefici economici devono tornare ai cittadini; un servizio pubblico essenziale non dovrebbe trasformarsi in uno strumento per generare dividendi."

Approfondimenti

L'analisi dei conti rivela un'emorragia di risorse verso l'esterno. Il "boom delle consulenze" segna un +64%, ma il dato più allarmante è un altro: un pesantissimo +71% di aumento per i costi indiretti dei servizi comuni aziendali. L'ATO Toscana Centro ha già alzato il cartellino rosso, bocciando 3,9 milioni di euro di queste spese, giudicate non ammissibili in tariffa. L'autorità di regolazione ha denunciato una sistematica "non validabilità" dei costi, segnata da:

  • Carenza di separazione contabile: l'impossibilità di distinguere i flussi finanziari tra i diversi rami aziendali.
  • Documentazione insufficiente: una cronica mancanza di prove trasparenti a supporto delle spese sostenute.
  • Opacità tecnica: il rifiuto del gestore di fornire i dati necessari per una corretta regolazione delle tariffe.

A fronte di costi operativi per il servizio rifiuti saliti del 10,9% (da 45 a 50 milioni), la qualità percepita è in picchiata. Lo smantellamento del "porta a porta" in favore delle postazioni stradali digitali ha creato un deserto di servizi per gli anziani e una cronica perdita di posti auto.

Ma il vero dramma si consuma dietro le quinte. Le condizioni dei lavoratori, spesso in regime di subappalto, sono descritte come un vero e proprio sfruttamento. Gli operatori si ritrovano con "stipendi da fame" a gestire da soli operazioni complesse: devono guidare, individuare i cassonetti e contemporaneamente registrare i dati sui palmari. Un carico di lavoro insostenibile che sacrifica la sicurezza e la dignità sull'altare del risparmio aziendale.

Nonostante il bilancio sia passato con l'89,96% dei voti, il fronte del dissenso è sempre più compatto. Sono ormai 14 i "comuni ribelli" – con Pistoia ed Empoli in prima linea e l'asse del "NO" guidato da Campi Bisenzio, Carmignano, Poggio a Caiano e Lamporecchio – che si oppongono a questa gestione.

A Prato e Firenze, l'iniziativa "Open Plures" guidata da Jonathan Targetti e Paolo Bambagioni chiede trasparenza assoluta. Il sospetto è pesante: si parla di trattative per "buone uscite" milionarie per i vertici. Targetti ha citato esplicitamente il caso dell'AD Irace, già liquidato in passato da ACEA con 1,7 milioni di euro. Resta, infine, il silenzio dei sindaci della Valdisieve (Pelago, Pontassieve, Rufina), interpretato dai comitati come un silenzio-assenso alle logiche della Multiutility.

La logica del profitto sopra ogni cosa suggerisce che la strada verso il capitale privato sia già stata tracciata. Anche se l'ingresso dei privati in Plures è ufficialmente congelato fino al 2029 (scadenza del piano industriale), la gestione attuale sembra preparare il terreno.

I cittadini e i comitati richiamano con forza il valore del referendum sull'acqua del 2011: una ferita ancora aperta nella memoria collettiva toscana. La resistenza contro la privatizzazione dei beni comuni non è solo ideologica, ma una difesa pragmatica contro un modello che trasforma i servizi essenziali in bancomat per gli azionisti.

La vicenda Alia-Plures è il sintomo di una malattia: lo scollamento tra la gestione finanziaria dei servizi pubblici e le necessità reali della popolazione. L'urgenza di una svolta verso la trasparenza non è rinviabile. L'equilibrio tra bilanci e utilità sociale è rotto; spetta alla politica decidere come ripararlo.

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