Come può una società di servizi pubblici approvare un bilancio, ottenerne la certificazione di correttezza da un colosso della revisione e poi, a distanza di poche settimane, ritirarlo per presentarne uno peggiore? È il paradosso di Plures S.p.A. (ex Alia), la multiutility che gestisce i servizi ambientali e idrici per una vasta area della Toscana.
Il caso ruota attorno al bilancio 2025, approvato inizialmente dal CdA il 1° aprile 2026. Quel documento, che sembrava solido, è stato improvvisamente revocato e sostituito da una nuova versione approvata il 28 maggio 2026. In questo brevissimo lasso di tempo, un'operazione contabile ha fatto "evaporare" 26,9 milioni di euro di utile. Perché questa ricchezza è sparita proprio alla vigilia dell'assemblea dei soci?
L’analisi tecnica dei numeri rivela una discrepanza: l'utile consolidato del Gruppo è passato da 47,2 milioni a 20,3 milioni di euro, segnando un crollo verticale del 57%. La cassa effettivamente generata non è cambiata, restando ferma a 254,8 milioni di euro. Ciò dimostra che i 26,9 milioni mancanti erano ricavi meramente contabilizzati e poi stornati. In altre parole, il primo bilancio esponeva una ricchezza virtuale non sostenuta dagli incassi effettivi.
Approfondimenti
Resta il fallimento dei sistemi di controllo: la società di revisione PwC aveva certificato il primo bilancio il 15 aprile 2026 come "senza rilievi". Com'è possibile che una "Big Four" non abbia ravvisato anomalie in numeri che la stessa azienda ha sconfessato solo 30 giorni dopo?
Nonostante il dimezzamento dell'utile, la generosità verso i Comuni soci non ha subito flessioni. Il dividendo proposto è rimasto identico al centesimo: 34.359.000 euro.
Tuttavia, è cambiata la natura di questo pagamento. Se nel primo bilancio la cifra era coperta dall'utile d'esercizio, nella seconda versione l'utile di 20 milioni non è più sufficiente a garantire la cedola promessa. Per mantenere l'impegno, la società ha deciso di intaccare le riserve accumulate e, specificamente, la "riserva sovrapprezzo azioni". Tecnicamente, non si stanno distribuendo ricchezze prodotte nell'anno, ma si sta restituendo ai soci il capitale della società. Si sta, di fatto, "mangiando" il patrimonio per finanziare la spesa corrente dei Comuni.
"Il dividendo proposto è identico al centesimo nelle due versioni: 34.359.000 euro. Cambia però la fonte: nel primo bilancio era coperto dall'utile dell'anno; nel secondo non lo è più, ma viene pagato attingendo a riserve accumulate... Questo mentre il bilancio consolidato peggiora e la TARI continua a salire per le cittadine e i cittadini." commenta Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune.
Il rimpasto contabile non è un evento isolato. Il Collegio Sindacale giustifica il cambio di criterio sulle partecipazioni in vista della fusione con Estra. Ma c'è un dettaglio: le procedure di controllo sulla contabilità di acqua e rifiuti sono state rese operative solo dopo il ritiro del primo bilancio.
Questo ritardo appare sospetto se si considera che l’autorità di controllo, ATO Toscana Centro, aveva già sollevato rilievi critici prima ancora della redazione del primo documento. Perché Plures ha ignorato queste obiezioni inizialmente, salvo poi correre ai ripari stornando quasi 27 milioni di euro di ricavi contestati?
La vicenda non riguarda solo Firenze. La mancanza di trasparenza sta sollevando dubbi anche a Prato, dove si attende una presa di posizione del sindaco Matteo Biffoni, e a Pistoia. Il timore è che la gestione politica della multiutility privilegi il flusso di cassa verso i Comuni rispetto alla sostenibilità delle tariffe e alla chiarezza dei conti.
Paolo Bambagioni, Presidente della Commissione Controllo del Comune di Firenze, denuncia una risposta "stringata e insoddisfacente" da parte dei vertici aziendali e interroga la Giunta Funaro sulla tempistica: quando sapeva l'Amministrazione del ritiro del bilancio?
"Stupisce, ma non sorprende, il silenzio della Giunta Funaro, che ancora non si esprime sui servizi pubblici essenziali. È più interessata Funaro ai dividendi che alle tariffe?" domanda Paolo Bambagioni, Presidente della Commissione Controllo (Lista Eike Schmidt)
All’assemblea dei soci del 29 giugno i rappresentanti dei cittadini dovranno decidere se avallare un bilancio che distribuisce il patrimonio della società pur di non ridurre i dividendi, ignorando i segnali di allarme lanciati dagli organi di controllo e dalle opposizioni. Il ruolo di una partecipata pubblica può limitarsi a essere un "bancomat" per i bilanci comunali? O deve garantire efficienza e tariffe eque?