Punto primo: ok, era il Benevento, appena riemerso in serie B dagli inferi, completamente da rivedere in fase difensiva, e purtuttavia capace di punzecchiare come un tafano fastidioso con una condotta briosa, le belle individualità di Giugliano e Lamesta (la butta anche dentro, complice una gran dormita di De Gea) e il buon piede di Verdi (perché riserva?) in particolare sui piazzati. Bellini, ma pur sempre neopromossi in B.
Punto secondo: c’è molto da registrare, nelle file viola, e c’è evidentemente da completare l’assetto perché si vede che al gioco chiesto da Grosso mancano gli esterni alti, sebbene Joao Mario qualche buona sgasata la tenti (speriamo che sia uscito per un acciacco da poco, tra dieci giorni c’è la Roma all’Olimpico, e non è acqua da occhi) fino a prendersi il lusso di stampare un bel destro sulla traversa, e poi offrire al mezzo miracolo atletico di Kean la palla del 2-0; e sull’altro versante il giovane Valdepenas pare un bel diesel ma nella sua metà arretrata il Benevento crea troppi affanni.
Punto terzo: il Franchi aveva troppa voglia di infiammarsi. Di innamorarsi. Così è un boato all’ingresso di Mastantuono intorno all’ora di gioco al posto di un redivivo Gudmundsson, che aveva spaccato la partita al primo giro di lancette su un cross-magia di Atta – oh, questo sì che è una macchina da guerra, tra recuperi, idee, posizioni, coperture, lanci e rilanci – salvo poi divorarsi il possibile tre a zero con un rigore in movimento sparato nel cantiere della Fiesole sul finire di primo tempo.
E Mastantuono, 19 anni giusto da poche ore, le ovazioni le ripaga. Certo, non ci si aspetti al primo affaccio il dominio del campo. Ma il piede è buono, eccome, e la testa anche: il ragazzo è destinato a far scintille. E c’è un altro ragazzo che infiamma lo stadio: 16 anni o poco più, ecco Federico Croci, che strappa a Kouma Babacar il primato di più giovane esordiente in maglia viola, si fa una mezzoretta al posto del panzer Atta, e non demorde, anche perché nel frattempo Grosso aveva messo dentro Oulai, e con tutto il rispetto per un buon Fagioli – ma il Direttorino qualche pizzicore di mercato deve sentirlo, mi sa – la mobilità lì in mezzo ci guadagna eccome.
Bel debutto di stagione “vera”, insomma, di fronte oltretutto al presidente Joseph Commisso, che con mamma Catherine al fianco va alla balaustra – gli hanno suggerito un paragone, o ci ha pensato da solo? – e spara continui “forza Viola” ricchi di sorrisi e strette di mano, anche se una parte di stadio al comparire non gli risparmia qualche fischio sonoro, ma tant’è, siamo o non siamo fiorentini, guelfi e ghibellini e chi più ne ha più ne metta? Bel debutto di stagione “vera” anzitutto perché si vede che, bisogno di rodaggio e di nuovi innesti a parte, ci sono idee.
Non più l’incredibile asfissiante tricche tracche di centomila passaggi in comfort zone di memoria ancora fin troppo vicina, il pallone gira più veloce anche quando Floro Flores prova a innalzare barricate con pullman e tir davanti a Vannucchi. E c’è voglia. C’è movimento. Brescianini e Ndour con tutte le intenzioni di mostrarsi più che utili, sempre pronti e intelligenti, e Ndour regala anche una perla tecnica con il controllino & tiro chirurgico che vale il 4-0.
Per loro le parole del tecnico, prima su Ndour: «Ho visto un calciatore con un potenziale fisico enorme, ma anche con qualità tecniche importanti. Lui e Brescianini hanno dato tanta sostanza, sono stati bravi anche nei raddoppi sugli esterni. Hanno disputato una partita completa». E quel gioiellino era arrivato solo due minuti dopo un’altra bella cosa vista, il corner preciso di Fagioli per l’inserimento di Dragusin, spizzata e palla a Ranieri lesto a inzuccare in porta. Già, Dragusin: bella certezza, là dietro.
Solidità e ordine, poi che c’entra, tutto da vedere con gente di altre carature davanti. Ma l’impressione è buona. Insomma: è stato fatto un gran bel lavoro fin qui, nuovi e vecchi danno l’impressione di aver preso confidenza, gli ingranaggi girano, il modulo è mobile perché dal 4-3-2-1 di partenza il non possesso gira su un 4-4-2, e spesso in avanti la buona mobilità di Atta e Gud sfocia in un deciso 4-3-3, con Kean pieno di energia fino a costringere l’avversario perfino ad afferrarlo per i capelli sul limite dell’area, e l’unico a non accorgersene è un insufficiente Manganiello, per fortuna prossimo al congedo per limiti di età.
Insomma, Grosso il suo lo sta mettendo in mostra. Tocca a Paratici & C. chiudere il cerchio degli innesti giusti. Ancora le parole dell’allenatore: «Non voglio sembrare evasivo, ma dico ciò che penso: siamo all’inizio e ci sono ancora tante cose da scoprire. In certi momenti si vede che siamo una squadra che deve conoscersi, in altri meno. A me piacciono i giocatori di qualità, però le partite vanno completate in ogni aspetto. Dipende anche dagli interpreti: come ripeto ai ragazzi, la solidità la garantiscono tutti quelli che sono in campo. Devo valutare i vari momenti e mettere dentro una squadra equilibrata. C’è ancora strada da fare: vogliamo una Fiorentina forte e anche bella, ma dobbiamo lavorare molto». E probabilmente ci sarà da divertirsi.
FIORENTINA (4-3-2-1): De Gea; Joao Mario (46′ Dodo), Ranieri, Dragusin (87′ Pongracic), Valdepenas; Ndour, Fagioli (58′ Oulai), Brescianini; Atta (65′ Croci), Gudmdunsson (58′ Mastantuono); Kean. A disp.: Lezzerini, Christensen, Fortini, Viery, Kospo, Mazzeo, Fabbian. All.: Grosso
BENEVENTO (4-2-3-1): Vannucchi; Sernicola (77′ Pierozzi); Scognamillo, Caldirola, Beruatto; Maita, Prisco (56′ Kouan); Lamesta, Talia (56′ Verdi), Giugliano (56′ Okereke); Salvemini (77′ Mignani). A disp.: Esposito, Sylla, Siatounis, Dalle Mura, Saio, Gaspar. All.: Floro Flores
Arbitro: Manganiello di Pinerolo; assistentiPasseri – Lauri; quarto uff.Silvestri; Var Di Paolo e Pezzuto
Marcatori: 2′ Gudmundsson, 35′ Kean, 48′ Ranieri, 50′ Ndour, 55′ Lamesta
Note: ammoniti Oulai, Beruatto; angoli 5-4 Benevento; spettatori 16.626