Remigrazione: sanzioni per Antonella Bundu e SUDD Cobas

Mentre Vannacci organizza manifestazione provocatoria a Firenze

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
12 Giugno 2026 23:45
Remigrazione: sanzioni per Antonella Bundu e SUDD Cobas

La Questura di Prato, attraverso la Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali, ha notificato ad Antonella Bundu un verbale di accertamento di illecito amministrativo per il presidio antifascista tenuto in piazza Europa il 6 e 7 marzo 2026. La contestazione è la violazione dell'articolo 18, commi 1 e 3, del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, così come modificato dall'articolo 9 del decreto-legge 24 febbraio 2026 n. 23, il cosiddetto "decreto sicurezza". La sanzione prevista va da 1.000 a 10.000 euro e sarà quantificata dal Prefetto di Prato.

Antonella Bundu ha potuto leggere la PEC solo ieri: il suo telefono è finito in mare durante il sequestro della Global Sumud Flotilla in acque internazionali da parte delle forze armate israeliane, e per settimane è rimasta priva degli strumenti per comunicare.

Cosa è successo il 7 marzo? Il 7 marzo a Prato non è una data qualunque. Nel 1944, dopo gli scioperi operai contro l'occupazione nazista e i collaborazionisti fascisti, 133 cittadini pratesi furono rastrellati e deportati nei campi di concentramento di Mauthausen ed Ebensee. In pochi tornarono. In quella giornata di memoria il comitato neofascista "Remigrazione e Riconquista" aveva scelto di portare in piazza Europa, su appello nazionale, le proprie parole d'ordine sulla deportazione degli stranieri e sulla "remigrazione".

A questo la città ha risposto: lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, sindacato, associazioni e forze politiche hanno presidiato lo spazio pubblico perché in quella piazza, in quel giorno, non si celebrasse l'apologia di ciò che ottant'anni prima aveva riempito i vagoni diretti ai lager. Il verbale contesta a Bundu di aver contribuito al montaggio di una tenda, di aver preso pubblicamente la parola nel corso di una conferenza stampa e di aver diffuso sui propri profili social l'invito al presidio.

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"Le si addebita, in sostanza, di aver fatto politica e antifascismo alla luce del sole. Non ci risulta che difendere la memoria di una deportazione e contrastare un raduno neofascista costituisca un pericolo per l'ordine pubblico: ci risulta semmai il contrario -dichiarano Francesca Ciuffi (SUDD Cobas) e Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)- Il profilo giuridico merita attenzione, perché è qui che si misura l'arbitrio. L'articolo 18 del TULPS è una norma del 1926, consolidata nel testo unico fascista del 1931. La Corte costituzionale lo ha colpito a più riprese: con la sentenza n. 27 del 1958, con la n. 90 del 1970 e con la n. 11 del 1979. Proprio quest'ultima ha dichiarato costituzionalmente illegittimo il punto che equiparava i promotori della riunione a chi semplicemente vi prende la parola.

Come ha documentato il costituzionalista Edoardo Caterina, il decreto sicurezza del 2026 ha di fatto riesumato quella previsione, reintroducendo la sanzione per coloro che nelle riunioni predette prendono la parola: una disposizione giuridicamente inesistente perché travolta dalla declaratoria di illegittimità del 1979. Contestare ad Antonella Bundu di aver preso la parola significa fondare un provvedimento punitivo su una norma che la Corte costituzionale ha cancellato dall'ordinamento mezzo secolo fa.

C'è di più. Il decreto sicurezza viene presentato come una depenalizzazione, perché trasforma il reato di omesso preavviso, prima punito con l'arresto, in illecito amministrativo. Ma la sanzione pecuniaria introdotta (fino a 10.000 euro per l'omesso preavviso e fino a 12.000 per l'inosservanza delle prescrizioni) è ben più afflittiva della vecchia ammenda. Si toglie il timbro penale e si moltiplica per dieci il costo economico del dissenso. È una depenalizzazione di facciata che colpisce il portafoglio per scoraggiare la piazza".

La notifica a Bundu non arriva da sola. Si aggiunge alle sanzioni già recapitate al Sudd Cobas per lo stesso presidio: a ciascuna delle sindacaliste e dei sindacalisti colpiti sono state contestate tre violazioni per omesso preavviso, fino a 10.000 euro, e due per non aver obbedito all'ordine di scioglimento, fino a 20.000 euro. È uno dei primi utilizzi in Toscana del nuovo decreto sicurezza, e non è un caso che colpisca chi organizza il conflitto sindacale e l'antifascismo militante. Lo stesso strumento, denuncia il sindacato, viene usato anche per punire chi sciopera: un attacco a 360 gradi alle libertà democratiche e al diritto di sciopero.

Non è una vicenda solo pratese. A Firenze la Prefettura ha già notificato verbali con sanzioni fino a 10.000 euro a chi, il 28 marzo, aveva espresso contrarietà all'apertura della sede di Futuro Nazionale in piazza Tanucci. C'è poi l'episodio che ha colpito i CARC per una contestazione alla sede di Fratelli d'Italia in piazza Oberdan. Insomma le destre provocano, tutelate dai loro ruoli di potere, chi risponde dal basso viene colpito dall'alto.

Su disposizione del Pubblico Ministero Francesco Sottosanti, alcuni membri e simpatizzanti del Partito dei Carc, all’alba di mercoledì 10 giugno hanno subito delle perquisizioni domiciliari da parte dei carabinieri di Firenze. I reati d’imputazione sono gli articoli 110 e 595 comma 3 (concorso in diffamazione aggravata per mezzo di affissione di alcuni volantini) e gli articoli 110 e 639 comma 2 (concorso in imbrattamento delle pareti esterne del Teatro Puccini).Obiettivo delle perquisizioni è il sequestro dell’abbigliamento che secondo le loro indagini è stato usato nel corso dell’affissione, della documentazione cartacea e digitale utilizzata per realizzare i volantini e di tutti gli strumenti informatici necessari al compito dei reati previsti per le ipotesi di reato.

Dopo l’apertura della sede in piazza Tanucci, il 19 giugno Vannacci e i suoi commilitoni di Futuro Nazionale annunciano una “ronda” nel quartiere di Gavinana con l’obiettivo di arrivare al CPA e chiederne lo sgombero. Il Partito dei CARC sostiene tutte le iniziative antifasciste in città e ribadisce: la nostra Festa della Riscossa Popolare, al Campino il 19, 20 e 21 giugno, è il presidio antifascista di Rifredi che si inserisce nelle mobilitazioni previste a Gavinana.

"Pur senza entrare nel merito delle posizioni politiche dei coinvolti né dei procedimenti in corso, denunciamo con fermezza che trasformare un’ipotesi di diffamazione in perquisizioni domiciliari all’alba è una pratica inaccettabile. La diffamazione si contesta con vie legali ordinarie: l’utilizzo di strumenti repressivi e clamorosi ha un chiaro effetto intimidatorio che non colpisce solo le persone perquisite, ma chiunque si organizzi, protesti o dissenta" affermano dalla Segreteria Provinciale di Firenze di Rifondazione Comunista.

“Non è casuale che Roberto Vannacci abbia scelto di far partire la propria annunciata passeggiata ideologica” da piazza Bartali, accanto al Memoriale delle Deportazioni. È il segno di un tempo nel quale ciò che un tempo avrebbe suscitato vergogna viene oggi esibito come provocazione politica.

Da anni Vannacci contribuisce a diffondere una cultura pubblica fondata sulla divisione, sull'umiliazione dell'avversario, sulla ricerca ossessiva di un nemico da indicare al disprezzo collettivo. È una politica che non unisce, ma separa; che non eleva il confronto democratico, ma lo degrada; che non riconosce la dignità delle persone, ma le classifica, le distingue, le gerarchizza.Particolarmente inquietante è la normalizzazione di concetti che pensavamo appartenessero alle pagine più oscure della storia europea. Quando si parla di remigrazione o di movimentazione coatta di esseri umani, non siamo davanti a un dibattito tecnico sulle politiche migratorie. Siamo davanti al tentativo di rendere accettabile l'idea che persone in carne e ossa possano essere considerate un problema da rimuovere, un corpo estraneo da spostare, un'umanità indesiderata da allontanare.

Le deportazioni cominciano sempre con un'operazione linguistica. Cominciano quando si smette di chiamare le persone per ciò che sono e si inizia a definirle per ciò che si vorrebbe fare di loro. Per questo il luogo scelto assume un significato che non può essere ignorato. Il Memoriale delle Deportazioni non ricorda soltanto ciò che è stato. Ci ammonisce su ciò che può tornare ad accadere quando il razzismo viene banalizzato, quando la discriminazione viene travestita da buonsenso, quando l'esclusione viene presentata come soluzione politica.

L'Italia repubblicana è nata per spezzare questa cultura. La Costituzione afferma l'eguaglianza, la dignità umana, la solidarietà. È il contrario della visione del mondo che distingue tra persone degne e persone indesiderate, tra chi appartiene e chi deve essere allontanato. L’ANED non può accettare che la memoria delle deportazioni venga ridotta a semplice scenografia per operazioni politiche fondate sulla paura e sull'esclusione. Abbiamo il dovere morale di ricordare che il razzismo non nasce nelle camere della morte, ma molto prima: nelle parole che disumanizzano, nelle campagne che alimentano odio, nelle idee che trasformano uomini e donne in categorie da espellere.

La Repubblica italiana è antifascista non per un riflesso del passato, ma per una necessità del presente. E oggi, di fronte a chi tenta di normalizzare linguaggi, concetti e pratiche che evocano la negazione della pari dignità umana, il silenzio non sarebbe prudenza. Sarebbe complicità” dichiara Lorenzo Tombelli, Presidente ANED Firenze.

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