​Referendum 17 Aprile: Sì - No e Quorum, ma ecco perché

Concessioni, royalties, posti di lavoro ed oneri di bonifica


Andare o non andare a votare? Tracciare la croce sul Sì o sul No? Ma perché si vota? Tra chi invita all'astensione, chi ritiene la partecipazione un dovere civico e chi promuove la risposta affermativa o negativa, rischia di vincere la disinformazione?
Il Referendum del 17 Aprile non ha goduto dell'accorpamento alle elezioni amministrative, con una conseguente maggiore spesa elettorale trasversalmente criticata.

Molti, forse troppi, gli interrogativi a poche ore dal voto previsto per Domenica 17 Aprile e qualche scivolone illustre come quello di Gerardo Greco che su Rai Tre ad Agorà alla presenza del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha detto "Si vota solo in alcune regioni.." subito richiamato dall'ex sindaco di Bari.

Di "bufale e bugie" e di "rischi economici, occupazionali e ambientali per il Paese” parlano i sostenitori del "No" raggiunti dai colleghi dell'Agenzia Dire.
Il Comitato è quello degli ‘Ottimisti e razionali’ e l’invito del portavoce Gianluca Borghini è “non bisognerà andare a votare. Si tratta di un referendum ingannevole e dannoso“.
Il presidente Borghini ha sottolineato alcuni aspetti come il fatto che "una sola cartiera di medie dimensioni consuma più del doppio del consumo annuale di tutto il settore Oli&Gas" ed ancora che "Il settore ha una produzione di rifiuti inferiore, almeno 100 volte, al settore chimico e siderurgico".
Inoltre il Comitato sostiene che "le trivellazioni si svolgono su aree assai limitate. Le piattaforme non inquinano, niente viene scaricato in mare e sono oasi di ripopolamento ittico, nelle aree circostanti esiste il divieto della pesca a strascico" aggiungendo che "il catrame che troviamo a volte sulle spiagge è prodotto dalle imbarcazioni e non dalle trivelle".
Non è tutto "lo stop alla produzione idrocarburi aumenterà il transito di navi per l’import di combustibili". Borghini ricorda che "sono più di 400 le imprese Oil&Gas coinvolte in Italia, mentre il settore dà lavoro a circa 100mila addetti nella fornitura di beni e servizi con un fatturato annuo superiore ai 20 miliardi". Schierato contro le Regioni, Borghini dichiara che “Non si voterá per qualcosa di popolare. E' un'assurdità che su alcune questioni prevalgano gli interessi locali a quelli nazionali”. Precisando infine cheSe dismetto un impianto poi lo devo chiudere, e chi paga i costi? Alla fine sarà lo Stato e non mi sembra ragionevole”.

Abbiamo chiesto aiuto a Paolo Chiarini, ingegnere ambientale fiorentino che collabora per le istituzioni locali che spiega "Domenica siamo chiamati ad esprimerci sull'abrogazione o meno della norma che concede di protrarre le concessioni per l’estrazione di idrocarburi, entro le 12 miglia dalla costa italiana, circa 20km, fino all'esaurimento dei giacimenti. La normativa a cui ci si riferisce è il D.lgs n. 152 del 2006 “Norme in materia ambientale” ed in particolare l’art. 6, comma 17, in quanto sostituito dal comma 239 dell’art 1 della legge n. 208 del 28 dicembre 2015 “Legge di Stabilità 2016”, limitatamente alle seguenti parole: "per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”.

Concessioni e rinnovi. "Una concessione ha una durata di 30 anni e può essere prolungata di altri 10 e in seguito 5 più altri 5. Nessuna concessione di un bene statale può essere affidata al privato senza limiti di tempo così alla scadenza si può valutare se sia opportuno rinnovarla o meno in base a disponibilità, rispetto delle norme di legge ed impatto ambientale, sicurezza e salvaguardia dell’ambiente. Se il Referendum approverà l'abrogazione, le concessioni attualmente in vigore giungeranno alla naturale scadenza prevista dal normale iter temporale, senza poter essere rinnovate ulteriormente, dato il divieto sancito nella normativa all'interno della fascia costiera. Il Referendum riguarda quindi le concessioni per i pozzi petroliferi offshore compresi nella fascia costiera entro le 12 miglia e si riferisce solo alle concessioni già in essere, in quanto nuove perforazioni in tale raggio sono proibite. Niente cambia quindi per quelle oltre tale limite e per quelle terrestri".

Il punto della questione? "Stabilire se sia corretto o meno garantire alle concessioni già esistenti, di poter continuare l’estrazione a vita utile del giacimento, oppure proseguire fino alla naturale scadenza del normale periodo di concessione, dato che vige un divieto a nuove perforazioni, in tale fascia di rispetto".

Posti di lavoro nel settore. "Le attività non cesseranno, proseguiranno fino alle normali scadenze le concessioni già rilasciate, gli impianti andranno comunque gradualmente in esaurimento, se non subito, fra qualche anno si concluderà comunque l’attività lavorativa. La fase di smantellamento delle piattaforme richiederà invece personale specializzato. Mediante un piano energetico che punta alle energie rinnovabili tutti gli addetti verrebbero reimpiegati nel nuovo settore oltre a richiedere nuove assunzioni in quanto i dati mostrano che attualmente vi sono più persone impiegate nel settore delle rinnovabili rispetto all'industria estrattiva di idrocarburi. Immaginiamo se venissero pure incentivate le energie rinnovabili anziché le fossili".

Le royalties."Rappresentano il versamento di denaro da parte di chi intenda effettuare uno sfruttamento di un giacimento minerario verso lo Stato e/o le Regioni al fine di ottenere la concessione per l’estrazione della risorsa. In Italia le società petrolifere pagano il 7-10% di royalties, sembra che siano tra le più basse al mondo e spesso gli introiti non vengono neanche reinvestiti in salvaguardia e sviluppo futuro in risorse rinnovabili. In Norvegia e Russia arrivano all'80% ponendo molta attenzione alla salvaguardia ambientale, con regolamentazioni e controlli di efficienza oltre a prevedere sgravi e agevolazioni. In Croazia sono del 50% e il governo ha di recente firmato una moratoria contro le nuove trivellazioni. Persino in Nuova Guinea del 25%. In Italia le compagnie estrattive hanno diritto a franchigie, ossia non versano nulla se estraggono meno di un certo quantitativo e se superano le soglie, scatta pure una detrazione. Ma rivendono il prodotto a prezzo pieno e non vi sono agevolazioni per la popolazione italiana, basti pensare alle innumerevoli accise sul carburante e gas alle pompe di distribuzione".

Condizioni favorevoli per investire. "Lo Stato italiano con royalties basse e incentivi alle fossili vantaggiosi, richiama i petrolieri delle compagnie straniere ad investire in questo settore e svolgere la loro attività di estrazione. Se il tempo di concessione diventa illimitato, si può stare sotto franchigia ed estrarre la risorsa con una produzione limitatissima, anziché sostenere il costo dello smantellamento e del ripristino ambientale".

Smantellamento e ripristino ambientale? "Chi lo smaltirà un giorno ed effettuerà la bonifica? Quale sarà la manutenzione degli impianti e che garanzie di qualità, salvaguardia e sicurezza possono avere? Ecco che emerge uno degli incubi. Le compagnie che estraggono petrolio e gas hanno l’obbligo per legge di provvedere nella fase di dismissione al “decomissioning” ossia, alla rimozione, smantellamento e messa in sicurezza delle piattaforme, dei pozzi e delle infrastrutture connesse con la loro attività, nonché procedere alle attività di bonifica e di ripristino ambientale dell’area. Prolungando l’attività fino ad esaurimento risorsa si può permettere di evitare lo smantellamento, oneroso, tramandandolo ai posteri".

Abbiamo visto in questi giorni piattaforme svanire, pesci parlare, acqua del mare prendere vita.. "Non è un Si o No all'estrazione di idrocarburi, niente cambia per le piattaforme oltre i 20 km dalla costa e i pozzi sulla terraferma, ma solo sulla durata delle concessioni".

Una concessione a vita cosa comporta? "La possibilità di sfruttare il giacimento fino a fine vita è stata introdotta dal governo Renzi pochi mesi fa, in contrasto con le regole europee sulle concessioni pubbliche, che devono essere sempre soggette a scadenza. Le prime concessioni che scadranno sono quelle degli impianti più vecchi, costruiti negli anni ’70-80 e prolungheranno l’attività quegli impianti più recenti con la graduale cessazione dei pozzi nell'arco temporale 2018-2034".

Si è parlato di aspetti tecnici, ambientali, geologici, sociali, economici e turistici. "Il problema è il fatto che non c’è informazione, essendo un argomento molto tecnico riguardante aspetti legislativi in tema ambientale, meriterebbe una adeguata trattazione, al fine di rendere la maggioranza dei cittadini consapevoli delle loro scelte. L’informazione dovrebbe essere obiettiva e trattata a partire dalle reti pubbliche, che tra l’altro sono sovvenzionate da denaro pubblico proveniente dal canone così da raggiungere tutte le classi sociali, al fine di fare chiarezza in modo semplice e comprensibile ed in modo tecnicamente ed eticamente corretto".

Il Referendum abrogativo è uno strumento di controllo e democrazia diretta previsto dalla Costituzione, è possibile ottenerlo previa raccolta firme da parte dei cittadini. C'è un Quorum, l'esito è valido se partecipa al voto la metà più uno degli aventi diritto.
Le Regioni che hanno promosso il Referendum sono Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. In Toscana, il presidente Enrico Rossi ha dichiarato che parteciperà alla votazione.

Redazione Nove da Firenze