Prodotto italiano: ecco cosa si nasconde dietro l' etichetta

L'Italia dell'Expo è la più taroccata del mondo


Dovremmo sentirci lusingati: l'Italia piace ed il prodotto verde, bianco e rosso è il preferito. Però i risultati sono questi: Mozzarella italiana prodotta in Polonia, tricolore che campeggia su etichette targate Germania, Olive italiane farcite con materia prima originaria della Spagna, Prosciutti avvolti nella bandiera italiana originari dell'Austria.

Consorzi e forze dell'ordine seguono la filiera produttiva in maniera tale da garantire la sicurezza del consumatore. Ma cosa si nasconde dietro l'etichetta? Ci viene in aiuto il Commissario Capo Alessio Brogi del Corpo Forestale dello Stato esperto del territorio toscano.

In cosa consiste la vostra attività? "Il Comando regionale agisce in due modi: ci sono i controlli preventivi su produzione e distribuzione ad esempio in azienda o presso i supermercati, poi ci sono controlli straordinari che derivano da necessità dei singoli settori, quando ad esempio si ha la sensazione che per determinate circostanze possono esserci criticità sulla filiera".

La normativa è un ostacolo? "La normativa non è complessa ma è articolata: il vitivinicolo e l'oleario sono settori particolari, ma anche l'ortofrutta e quello ittico richiedono una alta specializzazione. Facciamo una formazione annuale che si rivolge a tutto il personale con il programma di base e poi viene approfondita la conoscenza della normativa e del prodotto con seminari rivolti ai singoli settori. Se emergono situazioni di rilievo penale lavoriamo in collaborazione con la Procura competente. Si va dalla sanzione amministrativa per pratica scorretta sino a fenomeni di contraffazione che richiedono indagini specifiche".

Quale settore merceologico preoccupa maggiormente? "Stiamo lavorando molto oltre i confini regionali per tutelare la produzione locale. Parliamo del fenomeno di contraffazione dei falsi prodotti italiani venduti all'estero: prosciutto e vino ad esempio vengono venduti all'estero, dove si percepisce meno la differenza data dalla qualità, e dove è facile trarre in inganno il consumatore sfruttando la comune fiducia che il prodotto Made in Italy sia migliore. Purtroppo si compra l'etichetta e non il contenuto".

In Toscana? "Il settore oleario, con la scarsa produzione dell'ultima annata, ha favorito il fenomeno dell'importazione di olio dalla Grecia, dalla Spagna o dal Marocco che viene poi dichiarato italiano. Si tratta di un controllo che effettuiamo su strada intercettando il trasporto. Attenzione, non si tratta di frodi che toccano la salubrità del prodotto, magari l'olio è anche buono, ma si tratta di una illegalità che attiene all'origine del prodotto".
Altri esempi? "Recentemente abbiamo intercettato dei pomodori italiani che provenivano dal Marocco".

Il consumatore si affida all'etichetta, alla fine è solo questione di fiducia? "Il cliente può avere consapevolezza dei soli dati che gli vengono forniti. L'appartenenza ad una Dop o IGP assicura maggiormente sul processo di verifica delle fasi di produzione, così come accade per le aziende biologiche che devono rispondere ad un sistema di certificazione dettagliato sull'uso dei prodotti fitosanitari ad esempio. Più la filiera è corta e meno rischi ci sono".

Consigli per i consumatori?"La prima valutazione va fatta sul prezzo, purtroppo qui entra in campo anche la disponibilità economica, ma il prodotto con il prezzo minore deve far aumentare l'attenzione. Occorre controllare non solo la tabella degli ingredienti, ma anche la provenienza degli stessi che magari finiscono per essere semplicemente assemblati in Italia. Grandi marchi italiani sono stati acquistati all'estero e così la lettura dell'etichetta con l'indicazione della provenienza della materia prima e del luogo di lavorazione diventano fondamentali anche sui grandi nomi dell'industria nostrana. Ricordiamo anche che il produttore mette in risalto caratteristiche del prodotto che spesso servono per coprire alcune lacune: non fermiamoci all'apparenza. E' difficile orientarsi, ne siamo consapevoli, le strategie di marketing contribuiscono a creare confusione nel consumatore".

Mangiare toscano può essere un buon consiglio? "Siamo invidiati in tutto il mondo. I controlli ci sono e sono efficaci; sono veramente poche le criticità riscontrate anche dal punto di vista penale. Il nostro territorio è ancora votato alle produzioni di qualità, e questa è data molto dall'ambiente in cui si esercita l'attività che fortunatamente nel nostro caso si presenta bene". 

Antonio Lenoci