Pluto e Proserpina: sparisce l'opera contestata, ma potrebbe tornare

Eliminata l'unica opera originale, tra un sospiro di sollievo ed una lacrima


Piazza della Signoria, Pluto e Proserpina se ne vanno di notte per scadenza dei termini. Era esposta da settembre sull’arengario di Palazzo Vecchio a fianco del David di Michelangelo (in copia) la scultura dorata opera dell’artista americano Jeff Koons.

Chi l'ha amata e chi non la poteva vedere. Pluto e Proserpina per Jeff Koons dovrebbero restare sulla piazza nel cuore di Firenze, forse per questo l'opera non rientra immediatamente negli USA, ma resta "in zona" seppur celata in qualche deposito. Firenze deve decidere cosa fare.

Ispirata da Gian Lorenzo Bernini, il suo Ratto di Proserpina è di marmo però, un'opera commissionata all’artista dal Cardinale Scipione Caffarelli Borghese ed eseguita tra il 1621 e il 1622, quando Bernini aveva circa vent’anni. Jeff Koons, a differenza di Bernini, omette la figura del cane Cerbero.
Nel marmo di Bernini, Proserpina lotta invano per la sua verginità, grida, spalancando la bocca, invoca la madre e le compagne. La nudità offesa e la paura nei confronti della furia erotica di Plutone, commovente la disperazione nella ragazza destinata all’oscurità dell’Ade.

Tutto è iniziato così: "L'esposizione Jeff Koons In Florence si presenta come un gioioso e raffinato gioco di citazioni e di rinvii, di contrasti e di confronti tra antico e contemporaneo, dove la superficie scintillante nasconde il senso oscuro e magico della creazione in funzione anche apotropaica".

L'artista e il sindaco. Accetterà Dario Nardella, alla luce delle vibranti proteste che hanno accompagnato l'esposizione, la richiesta dell'artista? 
Potrebbe essere l'occasione per dare un forte segnale di contemporaneità al capoluogo toscano accusato di aggrapparsi come una cozza al solo Rinascimento, lasciando perdere qualsiasi altro interesse per periodi artistici precedenti e successivi. Sarà Koons a fare breccia nel cuore e nella testa dei fiorentini?

Pluto and Proserpina alta più di tre metri, in acciaio inox, lucidata a specchio e con una cromatura in color oro. "Le due figure, avvinghiate in un abbraccio drammatico e sensuale, scintilleranno alla luce del giorno e, illuminate durante la notte, strideranno in contrasto con le sculture in marmo e bronzo della piazza. L'opera di Koons, catturerà lo sguardo dei cittadini e dei turisti, unico originale tra le copie del David e della Giuditta sull’arengario" recitava la guida di Palazzo Vecchio.

Ma chi erano i due?
Nelle Metamorfosi di Ovidio, viene descritto il momento in cui il dio degli inferi aggredisce la figlia di Cerere, intenta a raccogliere fiori in un boschetto nei pressi di un lago.
La dea che “si stava divertendo a cogliere viole e candidi gigli, ne riempiva con fanciullesco zelo dei cestelli e i lembi della veste, gareggiando con le compagne a chi più ne coglieva, quando in un lampo Plutone la vide, se ne invaghì e la rapì: tanto precipitosa fu quella passione. Atterrita la dea invocava con voce accorata la madre e le compagne, ma più la madre; e poiché aveva strappato il lembo inferiore della veste, questa s’allentò e i fiori raccolti caddero a terra: tanto era il candore di quella giovane, che nel suo cuore di vergine anche la perdita dei fiori le causò dolore“. Dovrebbe richiamare l’alternarsi delle stagioni: dal freddo e gelo dell’inverno, alla rinascita primaverile.

Perché dovrebbe restare in piazza Signoria? La collocazione è stata pensata per esaltare la somiglianza con il Ratto delle Sabine del Giambologna e con il Genio della Vittoria del Buonarroti.

Curiosità. Koons si è ispirato al Bernini che a sua volta.. avrebbe studiato l’Ercole e Anteo del Giambologna, per poi passare ad un bronzo di Pietro da Barga conservato al Museo Nazionale del Bargello.

Redazione Nove da Firenze