Libri da leggere a Natale: le proposte dell'editoria fiorentina

“Quando Firenze divenne Capitale". Michelangelo secondo il direttore degli Uffizi. Una notte d´estate del 1944. Le rovine della guerra e la ricostruzione a Firenze. Caterina Ceccuti racconta una storia dei primi del ’900. I timori di Amintore Fanfani nell'ultimo scritto inedito


FOTOGRAFIE — Era il 1865 quando Firenze venne chiamata all’improvviso ad ospitare la capitale del nuovo Stato Unitario, sorto dalle ceneri delle lotte Risorgimentali: un ruolo che ne mutò per sempre le caratteristiche urbane, facendola diventare la città che oggi conosciamo. Alla straordinaria metamorfosi della città è dedicato “Quando Firenze divenne capitale 1865-1871” del professor Attilio Brilli, docente universitario e scrittore: il volume verrà presentato il prossimo 10 dicembre (ore 19.30) in occasione della Festa di Natale(ingresso su invito e tramite il periodico Firenze Spettacolo) dell’Hotel Bernini Palace di Firenze, che di quell’epoca fu uno dei protagonisti. Il magnifico palazzo del XV secolo sede dell’Hotel infatti ospitò la “Buvette” del Parlamento, situato nell’adiacente Palazzo Vecchio. Quella che oggi è la splendida “Sala del Parlamento” dell’Hotel fu luogo di ritrovo di illustri personaggi del Risorgimento italiano: i tondi alle pareti coi ritratti di Cavour, Balbo, Manin e tanti altri restano a testimonianza del prestigioso passato. Il libro fa parte della collana “I libri della buonanotte”, diretta da Beatrice Buscaroli ed edita da Minerva Edizioni: un progetto editoriale fortemente voluto dal Gruppo Duetorrihotels per celebrare la storia delle città italiane - Bologna, Genova, Firenze e Verona - nelle quali il Gruppo è presente con le sue strutture. A disposizione in ogni camera dell’Hotel, i “Libri della Buonanotte”, in lingua italiana ed inglese, offrono la possibilità agli ospiti di dilettarsi e di scoprire, attraverso la lettura, le storie delle quattro importanti città d’arte italiane.


In occasione dei 450 anni dalla morte di Michelangelo, il direttore della Galleria degli Uffizi Antonio Natali pubblica con Maschietto Editore una preziosa strenna (Michelangelo. Agli Uffizi, dentro e fuori).

Grande formato lux, 80 pagine colore con foto originali di Antonio Quattrone, stampato in italiano e inglese, € 24, il libro offre una nuova lettura di due tra le più celebri opere del Buonarroti, entrambe collegate al Museo fiorentino: la Sacra Famiglia, nota come Tondo Doni, uno dei più importanti dipinti conservati agli Uffizi, e il David, posto in origine tra Palazzo Vecchio e l’edificio vasariano, dove tutt’ora è presente in copia. Si tratta di una serie di attraverso i quali l’autore propone di leggere i due capolavori come testi poetici composti con linguaggio visivo e plastico, sottraendoli alla sorte di opere-feticcio cui sono stati consegnati da un’accezione turistica dell’arte sempre più in voga e perfino da certa critica. Non senza un’introduzione assai polemica in proposito (Comprimari d’autoscatti), Natali svolge un’approfondita lettura di questi ‘testi’, osservando i particolari per rintracciarne le fonti iconografiche e testuali e motivando gli esiti formali, poetici e ideologici delle opere sulla base di precise e documentate determinazioni dell’artista. La pubblicazione rientra appunto nel contesto delle celebrazioni michelangiolesche in corso nel 2014, cui gli Uffizi hanno contribuito con un gesto particolarmente significativo destinato a perdurare: l’apertura di due nuove sale nel percorso espositivo, dedicate una a Michelangelo ‘e ai suoi amici’, l’altra al ‘Giardino di San Marco’ e al contesto di formazione dell’artista, con conseguente risistemazione di opere custodite nella Galleria, tra cui in primis il Tondo Doni. Questa riorganizzazione intende invitare a una lettura più pacata, profonda e non convenzionale delle opere, negando ogni consenso a un culto di massa fondato su aspetti che esulano dalle specificità artistiche. Il presente volume esprime quindi chiaramente la coerenza e la fondatezza delle scelte di Natali come direttore degli Uffizi alla luce del suo percorso di storico dell’arte e delle sue ricerche. Il volume inaugura la nuova collana di studi Iconologia diretta da Natali. Il secondo volume, affidato a Vincenzo Farinella, uscirà a fine 2015.



“Io posso darti questo dono, Teresa. E ogni volta che toccherai un malato, un moribondo o un afflitto con le tue mani, lo guarirai da qualsiasi sofferenza. Ti basterà toccarlo, Teresina, col palmo di una mano”. Una storia di tentazione e fede, di miracoli e sofferenze, in una Toscana del primo Novecento dove ombre demoniache si affacciano insidiose: il romanzo di Caterina Ceccuti, intitolato La generatrice di miracoli (Mauro Pagliai Editore, pp. 132, euro 10), è un affresco gotico che ci porta indietro nel tempo per rievocare paure mai sopite. L’autrice, fiorentina classe 1980, è giornalista e animatrice culturale. Nel 2013 ha pubblicato il libro Voa voa!, dedicato alla figlia Sofia, e ha dato vita assieme al marito Guido De Barros all’associazione Voa Voa Onlus per l’assistenza alle famiglie di bambini afflitti da malattie rare e neuro degenerative, conquistando ampia attenzione mediatica. Il suo esordio nella narrativa nasce da una ricerca svolta sui periodici diffusi nella prima metà del secolo scorso, in particolare quelli che dedicavano attenzione ai fatti più insoliti e curiosi. Proprio come la storia di Teresa R., protagonista del romanzo, un’ anziana signora che abita un casale diroccato sulle colline toscane. Il giornalista Riccardo Sirigatti, cui viene affidata una rubrica dedicata al sovrannaturale, si trova a intervistarla, e quella che al frenetico reporter sembra dapprima una “biografia lenta a scorrere”, si trasforma inaspettatamente nell’intensa rievocazione di un’avventura incredibile, ai confini del reale, che la monaca Teresa condivide in gioventù con la sorella Lisa. Una vicenda densa di mistero, capace di aprire spaventosi interrogativi sull’esistenza di Dio e del Maligno, e di scardinare l’incredulità in un crescendo di tensione emotiva. Con attenzione al dettaglio storico e alle consuetudini linguistiche dell’epoca, Caterina Ceccuti tesse le fila di un’inchiesta sul paranormale che, pur frutto di fantasia, apparirà tanto verosimile quanto emblematica e inquietante.


Anche il libro di Gianluca Belli e Amedeo Belluzzi Una notte d´estate del 1944. Le rovine della guerra e la ricostruzione a Firenze, edito da Polistampa. Nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1944 a Firenze esplodono le mine piazzate dai tedeschi per far saltare i ponti, ostacolando così l´avanzata alleata. Le deflagrazioni, che risparmiano solo Ponte Vecchio, danneggiano una vasta porzione del centro antico: una distruzione che non ha precedenti nella storia della città. Il libro di Belli e Belluzzi, storici dell´architettura dell´Università di Firenze, rievoca l´episodio a partire dal Diario dei cinquemila dell´architetto Nello Baroni, rifugiato a palazzo Pitti assieme a una moltitudine di sfollati, soffermandosi sui danni sofferti dal capoluogo toscano durante la guerra e sulla successiva opera di ricostruzione.


La minaccia nucleare, il terrorismo, il divario tra paesi ricchi e terzo mondo, il pericolo di una terza guerra mondiale: sono i temi centrali dell'ultimo scritto di Amintore Fanfani. Il prezioso inedito, scritto nel corso degli anni '80 e custodito presso l'Archivio del Senato della Repubblica, è pubblicato oggi per la prima volta con il titolo "Dall'Eden alla Terza Guerra Mondiale" (pagine 168, euro 15), accompagnato da un'approfondita analisi della storica Monica Poettinger. L'edizione, curata dal Centro Studi Amintore Fanfani per l'editrice Polistampa, è nata da un'intesa tra il Senato e il Centro Studi Fanfani, cui già si deve la pubblicazione dei Diari dello statista aretino. "Solo un'intensa partecipazione di tutti i popoli alla crescita dello sviluppo ed al rispetto della giustizia può evitare conclusioni apocalittiche": così scrive Amintore Fanfani (1908-1999) in quel documento profetico che, racchiudendo un decennio di studi di storia economica, rappresenta allo stesso tempo la sintesi del pensiero storico e il testamento politico dell'autore. Fanfani analizza i mutamenti tecnologici in atto negli anni '80 e i loro effetti sull'occupazione e sulle strutture economiche e sociali, notando come le idee e le istituzioni che governano l'Europa, e che l'hanno guidata dalla prima alla seconda rivoluzione industriale, siano del tutto inadeguate ad affrontare la terza, quella dell'informatica e della comunicazione. Per conseguire un progresso civile a partire dai nuovi mezzi, come l'energia atomica, è necessario che l'uomo riesca a cambiare i fini del proprio agire: dal liberismo e dall'individualismo si deve passare alla partecipazione. È questo il messaggio principe di un testo dove lo statista, facendo tesoro della sua esperienza come ministro degli Esteri e presidente dell'Assemblea delle Nazioni Unite (ruolo che svolge tra il 1965 e il 1966), affronta anche temi quali il disarmo nucleare e i cambiamenti nelle relazioni internazionali causati dai diversi gradi di sviluppo, rivolgendo nella parte finale un richiamo particolare ai giovani, chiamati a riprendere in mano la costruzione ideale del proprio futuro.

Redazione Nove da Firenze