L’Albero della Vita di Pacino di Buonaguida dall'Accademia al Bargello

Prestito importante per la mostra “Onorevole E Antico Cittadino Di Firenze. Il Bargello per Dante”, di prossima inaugurazione al pubblico


La Galleria dell’Accademia di Firenze partecipa alle celebrazioni per il settecentenario dantesco con un importante prestito di un’opera dalle sue collezioni. La Galleria presterà infatti ai Musei del Bargello L’Albero della Vita di Pacino di Buonaguida per la mostra “Onorevole E Antico Cittadino Di Firenze. Il Bargello per Dante”, di prossima inaugurazione al pubblico.

L’Albero della Vita è un dipinto che, a causa della complessità strutturale della tavola e per salvaguardare l’integrità della sua conservazione, è di difficile movimentazione. Ma i lavori che stanno impegnando da mesi il museo hanno fatto sì che l’opera dovesse essere necessariamente spostata. Questo ha permesso di programmare i lavori in modo da tale da concederne il prestito ai Musei del Bargello: un segnale concreto di una cooperazione proficua fra istituzioni museali, che porterà presto alla realizzazione di nuovi progetti in comune.

Inoltre nelle sale delle mostre temporanee, accessibili dalla Galleria dei Prigioni, hanno trovato temporanea collocazione, insieme ai dipinti della Sala del Colosso, su una ampia parete a loro dedicata, una serie di pregevoli busti di Lorenzo Bartolini, raffiguranti personaggi della Firenze cosmopolita dell’epoca. Firenze nel corso dell’Ottocento fu infatti eletta a dimora da numerosi stranieri. In città si formarono delle vere e proprie “colonie”. I Borboni giunsero a Firenze a seguito del trattato di Lunéville del 1801, quando Ludovico I fu nominato da Napoleone re d’Etruria. Un caso a parte meritano i napoleonidi, che rimasero in città anche dopo la caduta dell’Impero. I russi arrivarono in città a seguito dell’incarico di ambasciatore che lo Zar diede nel 1815 a Nikolaj Demidov. Numerosi furono gli inglesi che scelsero Firenze come dimora alla fine del Grand Tour.

#ACASAVOSTRA
Questo dipinto a olio su tavola, assieme al San Zanobi che resuscita un fanciullo esposto vicino nella Galleria dei Prigioni, proviene dalla Compagnia di S. Zanobi presso la cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze. Fu realizzato da Ridolfo Bigordi detto Ridolfo del Ghirlandaio fra il 1516 e il 1517. Nell’opera è illustrato il miracolo avvenuto durante la traslazione del corpo del santo primo vescovo di Firenze dalla chiesa di San Lorenzo all’antica cattedrale di Santa Reparata. Durante la traslazione, giunto il corteo funebre in vicinanza del Battistero, l’urna che conteneva le spoglie del vescovo sfiorò un albero di olmo ormai secco e questo iniziò immediatamente a rifiorire. Nello sfondo del dipinto si possono vedere, sulla sinistra, l’antica facciata della cattedrale di S. Maria del Fiore, il campanile di Giotto e la torre di Palazzo Vecchio; sulla destra, a fianco dell’albero miracolosamente tornato in vita, è raffigurato il Battistero.

Redazione Nove da Firenze