In piazza Bartali la retorica identitaria

Una tensione elettrica. il "dibattito" sul 1944 nel cuore del 2026

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
15 Giugno 2026 23:40
In piazza Bartali la retorica identitaria

Una tensione elettrica satura l’aria di Firenze. Non è solo l'afa che opprime la città, ma il peso della provocazione che ha trasformerà il quartiere di Gavinana in un campo di battaglia. Il 19 giugno si preannuncia come una giornata di rottura: da una parte la "Passeggiata identitaria" di Futuro Nazionale, guidata dall'eurodeputato Roberto Vannacci; dall'altra, un'intera città che riscopre i suoi riflessi partigiani. Lo scontro non riguarda solo l'ordine pubblico, ma l'essenza stessa di Firenze, medaglia d’oro per la Resistenza, messa a dura prova da una sfilata che molti leggono come un oltraggio pianificato alla memoria democratica. 

Scegliere Piazza Bartali come punto di partenza per una ronda mascherata da "passeggiata per il decoro" è un atto che trasuda cinismo politico. Gino Bartali, proclamato "Giusto tra le nazioni", salvò centinaia di ebrei durante l'Olocausto con un silenzio operoso e rischioso. Mettere ai piedi della sua statua la retorica divisiva di Vannacci è un paradosso inaccettabile per le associazioni del territorio. Il percorso tocca i nervi scoperti della città: la vicinanza al Memoriale delle Deportazioni di viale Giannotti e al monumento ai Martiri di Pian d'Albero trasforma la sfilata in una profanazione.

«Il Memoriale non è soltanto uno spazio di commemorazione, ma un luogo che parla al presente, ricordandoci le conseguenze della perdita dei diritti, della discriminazione e dell’indifferenza. Difendere la memoria significa oggi difendere i valori costituzionali nati dalla Resistenza e contrastare ogni forma di razzismo, sessismo e intolleranza.» si afferma da parte di Aned, Anpi, Arci, Cgil.

Approfondimenti

Mentre si autorizzano le ronde neofasciste, la mano dello Stato si abbatte su chi manifesta il proprio dissenso. Il Partito Marxista-Leninista Italiano contesta la pioggia di sanzioni fino a 20.000 euro ha colpito gli attivisti che il 28 marzo avevano protestato contro l'apertura della sede di Futuro Nazionale. Il PMLI denuncia un uso politico degli strumenti repressivi, citando l'applicazione di "decreti sicurezza fascistissimi" contro chi si oppone. Sotto accusa finisce anche la sindaca Sara Funaro, criticata per un atteggiamento definito "nei fatti collaborazionista" per il silenzio sulle multe e la mancata chiusura di quelli che vengono descritti come covi neofascisti.

La risposta della Firenze antifascista ha il suono di un rintocco antico. Alle 11:30 del mattino, davanti al Memoriale, verrà esposto lo striscione Suona la Martinella, Firenze si ribella”. La Martinella non è un semplice cimelio: è la campana che nell’agosto del 1944 chiamò i fiorentini all’insurrezione contro l’occupante nazifascista. Oggi, quel simbolo torna a mobilitare una coalizione vastissima, che vede nel richiamo alla memoria un dovere civico contro la viltà di chi usa il potere per seminare odio.

«Firenze e il suo territorio metropolitano hanno radici profonde nella Resistenza, nell’antifascismo e nella difesa dei valori democratici e costituzionali. Saremo al fianco di Aned, Anpi, Arci, Cgil in un’iniziativa che richiama la città alla responsabilità della memoria e alla necessità di contrastare ogni messaggio fondato su razzismo, sessismo, discriminazione e divisione.» assicura Monica Marini, Segretaria PD Metropolitano.

C'è un elemento di insospettabile ironia in questa lotta: il termine "fave". Usato da Vannacci come insulto per descrivere i fiorentini (intesi come sciocchi), è stato trasformato dai consiglieri Dmitrij Palagi e Lorenzo Fantoni di Sinistra Progetto Comune in un distintivo d’onore. Essere "fave" oggi significa rivendicare una "intelligenza urbana": la cura dei quartieri, la solidarietà e il mutualismo. Al centro di questa resistenza c'è il CPA Firenze Sud, cuore pulsante della mobilitazione, che ha convocato il popolo antifascista per le 18:30 in via Uguccione della Faggiola. La sfida è chiara: opporre alla sicurezza delle ronde — vista come una scorciatoia vana — la vera sicurezza sociale, che passa per la lotta alla speculazione, all'emergenza abitativa e al carovita.

Il 19 giugno 2026 resterà nella cronaca di Firenze. Tra le provocazioni autorizzate e il rintocco simbolico della Martinella, la città si trova a un bivio. Si può tollerare che i luoghi del dolore della deportazione diventino scenografia per chi professa disuguaglianza? La risposta di Firenze sembra arrivare dai suoi quartieri, dalla sua storia e da quella campana che, ancora una volta, avverte: la libertà di espressione non può essere il paravento dietro cui calpestare la memoria di una comunità intera.

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