Rubrica — Editoria Toscana

Gli affreschi della cupola di Santa Maria del Fiore in un libro

Sabato a Firenze il convegno dedicato agli amboni istoriati in Toscana


Oltre 700 figure dipinte di cui 248 angeli, 235 anime, 21 personificazioni, 102 personaggi religiosi, 35 dannati , 13 ritratti, 14 mostri, 23 putti e 12 animali: sono i numeri delle rappresentazioni che compongono il grande affresco della Cupola di Santa Maria del Fiore, un ciclo pittorico di oltre 3.600 mq eseguito da due degli artisti più rinomati di fine Cinquecento: Giorgio Vasari e Federico Zuccari. Le curiosità e i significati simbolici degli affreschi della Cupola del Duomo di Firenze sono stati raccolti in un volume Gli Affreschi della Cupola di Santa Maria del Fiore La Cristianità, i suoi simboli, il Giudizio Universale, edito da Libreria Editrice Fiorentina, che sarà presentata giovedì 26 maggio alle ore 16.30, presso il centro Arte e Cultura dell’Opera di Santa Maria del Fiore. All'incontro saranno presenti gli autori Lucrezia Giordano,Lucio Bigie Mario Murreddu. La Cupola di Santa Maria del Fiore, progettata e costruita da Filippo Brunelleschi nella prima metà del Quattrocento è tra le massime espressioni dell'ingegno umano. Nel progetto dell'artista l'interno della Cupola avrebbe dovuto essere rivestito da un grande mosaico, ma nel 1568 il Granduca Cosimo I de' Medici decise di far decorare il suo immenso intradosso dal pittore di corte Giorgio Vasari. Quando nel 1574 vennero a mancare sia il Vasari che il suo committente, il nuovo Granduca Francesco I affidò tale incarico al pittore marchigiano Federico Zuccari. L'impresa venne completata in brevi tempi e la Cupola venne presentata in tutto il suo splendore al popolo fiorentino il 19 agosto del 1579.

Sabato 28 maggio, arriva a Firenze - dopo le tappe di Barga, Pisa, Pistoia e Siena - il Convegno internazionale sugli amboni istoriati in Toscana, E la Parola si fece bellezza che si svolge in cinque città toscane. Il convegno avrà inizio alle ore 10.00, presso il Centro Arte e Cultura dell’Opera di Santa Maria del Fiore: introduceTimothy Verdon, direttore del Museo dell’Opera del Duomo e professore alla Stanford University di Firenze, a seguire gli interventi di Guido Tigler dell’Università di Firenze, Il pulpito di San Piero Scheraggio oggi a San Leonardo in Arcetri a Firenze e di Fra Manolo M. Puppini O.P., Il pulpito e la predicazione dei frati domenicani: il caso di Santa Maria Novella. Alle ore 21.00, al Museo dell’Opera del Duomo, sarà possibile assistere alla sacra rappresentazione QUEM QUAERITIS(Chi cercate?), a cura della compagnia teatrale statunitense Elements. L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti. L’iniziativa è promossa dal Centro Ecumenico di Arte e Spiritualità Mount Tabor - insediato a Barga nel 2013 per impulso della statunitense Community of Jesus, una famiglia monastica protestante – in collaborazione con le autorità ecclesiastiche cattoliche delle città interessate: Propositura di San Cristoforo di Barga, Opera della Primaziale Pisana, Diocesi di Pistoia, Opera della Metropolitana di Siena, Arcidiocesi di Firenze, Opera di Santa Maria del Fioredi Firenze e Facoltà Teologica dell’Italia centrale. Scopo del convegno itinerante - che coinvolge 16 tra storici dell’arte e teologi, 4 diocesi e 3 antiche fabbricerie - è quello di capire perché proprio in Toscana, tra i secoli XII e XIV, i pergami (amboni) usati per la proclamazione della parola divina divennero luoghi di visualizzazione scultorea e quali rapporti abbia una simile innovazione con la spiritualità del tempo, e in particolar modo con San Francesco, con la predicazione e con le prime manifestazioni europee del teatro popolare. Il convegno è anche l’occasione per riscoprire questi straordinari capolavori di scultura medievale, realizzati da artisti celebri come Nicola e Giovanni Pisano – i cui pergami si trovano nel Duomo e nel Battistero di Pisa, nella Cattedrale di Siena e nella chiesa romanica di Sant’Andrea a Pistoia - ma anche da collaboratori come il grande architetto, scultore e urbanista Arnolfo di Cambio che formatosi nella bottega di Nicola Pisano, ancora giovane lavora nella realizzazione dell’ambone per il Duomo di Siena e poco dopo, nel 1270, in quello della chiesa di San Giovanni Fuorcivitas a Pistoia. Quelli giunti fino a noi sono dei veri e propri sopravvissuti: “la strage dei pulpiti romanici inizia nel 1560 per mano del Vasari che sembra essere stato l’artefice anche dello smembramento di quello di San Piero in Scheraggio a Firenze, dal quale si credeva che avesse parlato Dante” - scrive Guido Tigler, una delle massime autorità sull’argomento e relatore del convegno, “prosegue negli anni a cavallo tra il Cinque e Seicento e si protrae nel secondo Seicento e Settecento. Le motivazioni sono sempre le stesse, dettate dalle nuove esigenze liturgiche della controriforma, “costituisce un ‘impedimento’ alla vista dell’altar maggior da parte del popolo”. Così decine di capolavoro sono andati distrutti, le parti riusate come materiale edilizio oppure depositate in qualche luogo e nei secoli successivi venduti nel mercato antiquariale.

Redazione Nove da Firenze