​Furti in Toscana: Pisa ha superato Firenze

Il paradosso delle auto, pochissime assicurate

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
19 Agosto 2026 20:22
​Furti in Toscana: Pisa ha superato Firenze

Esiste una profonda dissonanza tra l'immagine patinata della città d'arte e la crescente percezione di insicurezza che serpeggia tra i residenti. Nonostante gli ingenti investimenti in quello che potremmo definire un "feticismo tecnologico", il degrado in quartieri come San Jacopino non arretra. Perché, mentre la politica installa "occhi" digitali sempre più costosi, la realtà di strada sembra scivolare verso una deriva di abbandono e microcriminalità improvvisata?

I dati dell'Indice della Criminalità 2025 del Sole 24 Ore (basati su denunce del 2024) scattano una fotografia impietosa: la Toscana è ai vertici nazionali per i furti in abitazione. Il dato più sorprendente riguarda il sorpasso di Pisa, che si attesta come la prima provincia in Italia con 541,86 denunce ogni 100.000 abitanti.

Firenze segue al quinto posto nazionale con un'incidenza di 428,11. Al di là dei numeri, la paura non riguarda più soltanto la violazione della proprietà in propria assenza, ma l'intrusione mentre si è dentro casa. La casa, da rifugio inviolabile, si trasforma in un luogo di vulnerabilità, alimentando una domanda di sicurezza che le istituzioni faticano a intercettare.

Approfondimenti

Per rispondere all'allarme sociale, l'Amministrazione fiorentina ha puntato tutto sulla videosorveglianza. Come rivelato dall'analisi del consigliere comunale Dmitrij Palagi, dal 2021 sono state approvate ben 19 delibere di Giunta per un totale di 2,96 milioni di euro, attingendo spesso ai fondi statali del Decreto Sicurezza 2017.

Il dato economico è che un recente intervento da 237.342 euro per sole sei postazioni porta il costo di ogni singolo "occhio" a circa 39.557 euro. Eppure, questa spesa avviene nel silenzio, senza alcun passaggio in Consiglio comunale. La letteratura internazionale è chiara: l'efficacia della videosorveglianza nei centri urbani è quasi nulla (prossima allo 0%) se non presidiata in tempo reale, e raggiunge appena il 34% solo se accompagnata da interventi strutturali sul territorio.

"Una città che spende tre milioni in telecamere dovrebbe dire, con un atto politico, che quella soglia non intende superarla e anche fare una discussione politica sul senso di questi impianti di disciplinamento" afferma il consigliere di Sinistra Progetto Comune.

Mentre la Giunta investe in pixel ad alta risoluzione, la cronaca di San Jacopino racconta una realtà di disperazione umana e degrado materico. Gli episodi riportati da Simone Gianfaldoni (Comitato Cittadini Attivi) mostrano una criminalità tutt'altro che professionale: dal tentato furto in via Maragliano ai finestrini infranti in via B. Marcello per rubare persino i cavi del telefono. L'apice dell'assurdità è il colpo all'asilo nido di via Pier Luigi da Palestrina. "Cosa credevano di trovare in un asilo?" si domanda amaramente Gianfaldoni.

Il fallimento delle politiche urbane è visibile nei dettagli: il sottopasso Inps è diventato un "Vespasiano a cielo aperto", arredato con un frigorifero usato a mo' di tavolino per il bivacco. Qui, il degrado vince sul servizio pubblico: gli operatori Alia sono talvolta costretti a desistere dalla pulizia a causa dell'aggressività dei soggetti presenti. Dalla targa di via Monteverdi spaccata a terra all'auto bruciata in via Bellini abbandonata da tre mesi, la sicurezza appare prima di tutto una questione di decoro e presenza istituzionale, non di ottiche digitali.

In provincia di Firenze, i numeri dei furti di veicoli sono da bollettino di guerra: 1.502 mezzi sottratti in un anno (672 auto e oltre 830 tra moto e motorini). Tuttavia, emerge uno scollamento totale tra il rischio reale e la percezione del rischio economico. In Toscana, nonostante questi dati, solo il 18,9% degli automobilisti sottoscrive una polizza contro il furto. Si preferisce sperare nella fortuna piuttosto che tutelarsi, un segnale di come la cittadinanza viva in uno stato di rassegnazione o di sottovalutazione del danno finanziario derivante dalla criminalità diffusa.

In risposta all'inefficacia dei sistemi elettronici, sta nascendo una nuova domanda di "sicurezza passiva". Si torna alle spranghe antintrusione, non più come rozzi strumenti di sbarramento, ma come elementi di design fatti su misura e installabili in autonomia. Questa tendenza suggerisce che il cittadino, non sentendosi più protetto dall'"occhio" pubblico o dall'allarme che suona nel vuoto, cerchi rifugio nella resistenza meccanica, in una barriera fisica che il malintenzionato — spesso un disperato in cerca di una dose — non possa superare facilmente.

La sicurezza di una città non può essere acquistata "un tanto al chilo" attraverso forniture tecnologiche che pesano sulle casse pubbliche senza svuotare le piazze dallo spaccio o dal degrado. Richiede una sintesi tra decoro urbano, collaborazione istituzionale e barriere fisiche. Firenze vanta oggi almeno 1.353 telecamere, ma nessuna di esse sembra in grado di fermare chi trasforma un sottopasso in un dormitorio o chi scardina la porta di un asilo. In una città che spende milioni per osservare tutto dall'alto, chi si sta occupando di guardare davvero — e di risolvere — ciò che accade nei vicoli, sotto i sottopassi e nei nostri punti ciechi?

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