Cubo Nero: Firenze si è svegliata

Un pamphlet post-"cubista" per criticare...ed esorcizzare: un e-book "a porte aperte" di artisti e intellettuali

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
15 Febbraio 2026 16:57
Cubo Nero: Firenze si è svegliata

Firenze, 15 feb.– Le proteste e l'inchiesta giudiziaria che attualmente riguardano l'ex teatro comunale rappresentano qualcosa di più di una semplice questione urbanistica. Firenze si è svegliata, Finalmente. La vicenda del cubo nero ha un solo pregio, quello di aver risvegliato nella città la passione per un dibattito, e non solo su l'urbanistica, da troppo tempo sopito. Almeno 30 anni, ovvero dai tempi della variante su Fiat-Fondiaria.

Un pamphlet "post-cubista" sull'ex Teatro Comunale satirico, critico ma anche propositivo per immaginare una nuova stagione dello sviluppo urbano di Firenze, partendo da "una sollevazione culturale". A curare il pamphlet, scaricabile gratuitamente in formato e-book, è stata la redazione del giornale web 'La Firenze che vorrei'.

Hanno contribuito: Francesco Borgognoni (autore), Kiki Franceschi (pittrice e saggista), Raffaele Tarchiani (ingegnere e imprenditore), Azzurra Pizzi (storica dell'arte e curatrice di mostre), Vincenzo Donvito Maxia (presidente dell'Associazione Utenti e Consumatori - Aps), Elena Ceroni (libera professionista), Andrea Chiarantini (artista), Maria Chiara Donnini (architetta, antiquaria e Vicepresidente dell'Associazione "Amici del Museo Stibbert"), Alberto Di Cintio (Architetto, Fondazione Italiana Bioarchitettura), Jean-Claude Martini (autore e traduttore).

Il volumetto si apre con il "S'i' fosse cubo annerirei Firenze" di Lorenzo Somigli, direttore de 'La Firenze che vorrei', e termina con le riflessioni di Alessandro Busà che suggerisce "un intervento correttivo" sul Cubo, "mirato a ripristinare il tono dorato iniziale, e possibilmente a ridurne l'altezza", ciò "non equivarrebbe a un'abiura della contemporaneità, bensì a un'opportunità per tentare di ricucire un qualche minimo dialogo con il genius loci fiorentino".

Completa il pamphlet "post-cubista" un colloquio con l'architetto e urbanista Roberto Budini Gattai.

Approfondimenti

"Un dibattito che, grazie anche all'aiuto prezioso dei media, ha illuminato come un potentissimo faro non solo le vicende puntuali come ex Comunale, ex ospedale San Gallo, Costa san Giorgio, OGR, ecc., ma soprattutto la gravissima deregulation urbanistica, ovvero la mancanza di una visione per la città e l'assenza di pianificazione urbanistica per il presente e il futuro di Firenze. I vuoti si sa vengono riempiti e quindi mancando il pubblico i privati, i fondi immobiliari quasi sempre multinazionali, si sono facilmente e famelicamente infilati per attuare i loro interessi e profitti milionari a danno e a scapito di Firenze e dei fiorentini in primis.

Ora, dopo le opportune critiche e contestazioni che se necessarie devono continuare, si tratta di offrire alla città anche delle proposte, sia generali che puntuali, per correggere le cattive scelte e delineare il futuro" dichiara Alberto Di Cintio della Fondazione Italiana Bioarchitettura, che segnala il contributo di un gruppo di cittadini, che insieme a varie associazioni e comitati civici fiorentini, si sono incontrati in più occasioni per sviluppare un'attenta riflessione circa la critica situazione dell'urbanistica fiorentina, con l'intento di fornire delle proposte utili per costruire una nuova impostazione culturale e politica, e quindi produrre un vero e proprio cambio di prospettiva, quello che è stato sintetizzato nel titolo del documento finale dal titolo Proposte per una svolta urbanistica a Firenze.

In estrema sintesi, alcune delle principali, fra le molte, proposte presentate riguardano:

  1.  bloccare la vendita del Patrimonio Immobiliare Pubblico;
  2.  attivare una delibera di moratoria urbanistica, un atto di sospensione cautelare e temporanea delle norme e delle procedure edilizie/urbanistiche;
  3.  attivare una variante al piano operativo centrata sul patrimonio pubblico che riveda anche gli accordi oggi vigenti con i privati nei casi di beni pubblici già alienati, ma non ancora trasformati;
  4.  dare vita a un patto di partecipazione sulla pianificazione del patrimonio pubblico;- riorganizzare l'assetto urbanistico della città con la valorizzazione dei rioni.Infine riteniamo utile e quanto mai opportuno che il dibattito in corso veda anche un momento istituzionale pubblico ed aperto, ovvero chiediamo sia convocato un CONSIGLIO COMUNALE APERTO, dove si confrontino le varie proposte e contributi direttamente nel Salone dei Dugento in Palazzo Vecchio.

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