Rubrica — La tavola toscana

Firenze celebra Pellegrino Artusi... con gli Artusi

Il 4 agosto cade il bicentenario della nascita: cerimonia in piazza Massimo D'Azeglio alla presenza di Luciano e Ricciardo, discendenti della famiglia del celebre scrittore romagnolo ma fiorentino di adozione. La "trasformazione" di Filistrucchi


Martedì 4 agosto a Firenze, alle ore 12 in piazza Massimo D’Azeglio n. 35, avrà luogo una cerimonia per celebrare il bicentenario della nascita di Pellegrino Artusi (Forlimpopoli, 4 agosto 1820 – Firenze, 30 marzo 1911). Il luogo scelto è quello davanti alla casa che ospitò per molti anni lo scrittore, gastronomo e critico letterario italiano, autore del celebre libro sulla cucina che è diventato un vero e proprio modello.

Parteciperanno Luciano e Ricciardo Artusi (discendenti della famiglia di Pellegrino), che hanno scritto un ricordo del loro avo che proponiamo con piacere. Alla cerimonia del 4 agosto sarà presente anche l'Amministrazione comunale di Firenze, molto probabilmente nella persona della Vicesindaca Cristina Giachi. 

Luciano Artusi, come noto, oltre che scrittore apprezzato e prolifico di storie fiorentine, è stato per moltissimi anni a capo del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina. 

Nei giorni scorsi la Ditta Filistrucchi per celebrare l'occasione ha - come leggiamo nella pagina Facebook della Ditta stessa - "trasformato Luciano Artusi e Artusi Ricciardo nel loro famoso trisavolo Pellegrino Artusi realizzando sia i favoriti che il trucco. L'autore de "La Scienza in cucina e l'arte di mangiar bene", di cui quest'anno ricorrono i due secoli dalla nascita, è rinato in carne e ossa, almeno per un giorno, all’interno della nostra bottega. In questa occasione la bottega è stata il set fotografico diretto del maestro fotografo David Battistella.Ringraziamo Luciano, Ricciardo e David per aver dato vita, assieme a noi, all’indiscusso Maestro dell'arte culinaria italiana Pellegrino Artusi". A corredo dell'articolo abbiamo posto alcune immagini relative a questa "trasformazione" sicuramente ben riuscita.

Ma ecco il contributo degli Artusi di oggi al loro antenato.

"Più passa il tempo e più ci rendiamo conto - scrivono Luciano e Ricciardo Artusi - di quanto sia ancora attuale a Firenze la presenza del nostro avo nonostante i due secoli di storia lasciati alle spalle. Lui è considerato universalmente il padre della cucina italiana, in quanto seppe coniugare cibo e letteratura in quel ricettario di gastronomia, scritto con scorrevole e simpatica narrativa in perfetto idioma italico, intitolato La Scienza in Cucina e l’Arte di mangiar bene. Per primo seppe riunire tante tipiche pietanze regionali in quell’opera letteraria, ancor oggi comunemente nota, che si pone fra le principali che rappresentano la giovane letteratura italiana. In tal modo Pellegrino contribuì, in cucina con le ricette e attraverso la propria conoscenza letteraria, all’unificazione degli Italiani, sia a tavola che alla loro formazione linguistica del nascente Stato.

Era nato il 4 agosto 1820 a San Ruffillo di Forlimpopoli, in provincia di Forlì, da Agostino detto Buratel (piccola e veloce anguilla), danaroso mercante e da Teresa Giunchi di buona famiglia di Bertinoro. Ecco perché in occasione dell’ormai prossimo 4 agosto 2020, giorno del suo magnifico 200° compleanno, lo abbiamo voluto ricordare a “modo nostro” con l’appassionato e fondamentale aiuto degli amici Gabriele e Gherardo Filistrucchi e del regista Italo-Canadese David Battistella. Visto che il DNA non è acqua e la rassomiglianza a Pellegrino è ravvista da tutti con quella degli scriventi, abbiamo voluto dare l’illusione di far rivedere a Firenze questo noto personaggio. E’ bastato metterci sul volto una fluente barba bianca confusa con baffi e basettoni detti “favoriti” della nota e non più giovanissima bottega dei Filistrucchi (che proprio quest’anno compie ben tre secoli di attività passata di padre in figlio) e alcuni sapienti e professionali click di David e il risultato ci ha fatto restare senza fiato! Non è stato un gioco ma un’intensa emozione per tutti, vissuta con religiosa dignità, di cui il lettore si renderà conto, voluta per esaltare il valore di un Pellegrino ancora “giovane” nonostante le sue 200 primavere.

Egli trascorse un’infanzia libera nella natia terra romagnola in una famiglia patriarcale che, nel tempo, dette vita a ben tredici figli: quattro maschi e nove femmine. I fratelli di Pellegrino vennero a mancare tutti in età infantile, compresa fra uno e cinque anni, lui, pertanto, rimase l’unico maschio di casa. Frequentò la scuola locale poi studiò prima nel seminario di Bertinoro e poi all’Università di Bologna, senza però raggiungere la laurea. Nel 1848, per un breve periodo si trasferì a Firenze dove studiò i classici italiani; rientrato poi a Forlimpopoli coadiuvò il padre nell’esercizio dell’affermata bottega di famiglia - una drogheria “canova” dove si vendeva di tutto - fino al trentunesimo anno di età. Uomo di cultura, critico letterario, patriota, scrittore, igienista, gastronomo, Pellegrino Artusi trascorse la sua vita fra Romagna e Toscana; visse per trent’anni a Forlimpopoli e ben sessantuno a Firenze dove, in un villino in Piazza Massimo d’Azeglio, scrisse il suo famoso trattato di gastronomia. Egli visse quegli anni fiorentini condividendo le vicende del Risorgimento fra intellettuali, artisti e politici, in una condizione di agiatezza, dovuta alla sua attività mercantile e creditizia, ed alle rendite dei poderi di Pieve Sestina di Cesena e di Sant’Andrea in Rossano di Forlimpopoli, senza peraltro mai perdere di vista la passione per la letteratura e la cucina. Frequentò il Circolo culturale dei Risorti di Via Cavour (adesso sede del Consiglio Regionale della Toscana), entrando in amicizia con Renato Fucini, Olinto Guerrini, Carlo Lorenzini e tanti altri importanti personaggi che, come lui, avevano in comune gli ideali Risorgimentali e quelli della cultura e dell’arte. Fra le più strette amicizie ci fu quella con l’igienista, antropologo e scrittore Paolo Mantegazza, del quale condivise le nozioni igieniche, tanto da introdurle a piene mani nel suo libro. Consigliava, infatti, uno stile di vita sano, con finestre aperte, temperature fra i 12 e i 14 gradi, abbigliamento leggero, moto giornaliero per indurre nel corpo vigoria di movimento e moderazione nel mangiare e nel bere, col particolare suggerimento di pasteggiare ad acqua per dissetarsi, e bere, degustandolo, del buon vino soprattutto a fine pasto.

Amò sempre Firenze, che non abbandonò mai, rimanendo a contatto con il fervido ambiente intellettuale e politico sia nel periodo pre, che post unitario, sia quando Firenze fu capitale del Regno e sia nel successivo momento più difficile per la città, quando, fra il 1870 e il 1880, la città accusò una grave crisi economica per l’impossibilità di far fronte ai tanti impegni assunti a suo tempo per renderla più consona ad una capitale.

Appassionato di gastronomia e raffinato buongustaio, si applicò con criteri scientifici all’arte culinaria, creando a casa propria un’autentica cucina sperimentale, dove cooperava con la cameriera-governante toscana di Massa e Cozzile Maria Assunta Sabatini detta Marietta, ed il cuoco forlimpopolese Francesco Ruffilli, alla creazione di appetitose e pratiche ricette adatte a tutte le famiglie. Soltanto dopo aver provato e riprovato, piatto dopo piatto, e solo quando il gusto assunto dalle vivande aveva raggiunto a suo modo di vedere la perfezione, le ricette venivano trascritte nel manuale, accompagnate da riflessioni, consigli igienici ed aneddoti narrati in maniera briosa, impeccabile ed arguta, dando alla sua opera un carattere di indiscutibile originalità, che ci fa conoscere, forse involontariamente, anche uno spaccato di vita di quel tempo.

Un trattato di cucina declinato secondo il buon gusto, l’igiene e l’economia: infatti, per alcune ricette, era consigliato riutilizzare anche gli “avanzi”, perché in cucina non si doveva mai sprecare niente. A tal proposito appare fondamentale la sua frase: Amo il bello ed il buono ovunque si trovino e mi ripugna di vedere straziata, come suol dirsi, la grazia di Dio. Amen.

Nella dimora di Piazza d’Azeglio l’Artusi visse fino a 91 anni, raggiungendo qui la popolarità proprio in virtù del suo semplice e descrittivo manuale di cucina inizialmente composto da 475 ricette, passate poi man mano nelle edizioni successive, fino a 790, che dagli antipasti (da lui chiamati Principii), terminava con i liquori; un vademecum da lui stesso definito talmente pratico e usabile da tutti, purché si sappia tenere in mano un mestolo. Il libro di “cucina”, col passare degli anni e le numerose ristampe, raggiunse una grandissima diffusione conquistando la massa popolare, sino a divenire il testo gastronomico dell’Italia unita, il ricettario di casa, da cui tutti trassero (e traggono) ispirazioni e suggerimenti, tanto da essere presente nei corredi di nozze delle giovani spose. Fu il libro più letto dagli italiani al pari di Pinocchio, dei Promessi Sposi e di Cuore.

Pellegrino rese l’anima a Dio alla mezzanotte del 30 Marzo 1911, in buona salute dopo aver cenato con una gallina lessa accompagnata da una maionese di 12 uova. A denunciarne la scomparsa fu il fido collaboratore Francesco Ruffilli che si recò l’indomani all’Ufficio di Stato Civile del Comune di Firenze a testimoniarne il decesso. Pellegrino fu sepolto nel Cimitero monumentale delle Porte Sante a San Miniato al Monte, con cippo funerario in bronzo con base in pietra, opera dello scultore Italo Vagnetti, che ne riprodusse il busto.

AGGIORNAMENTO

Alla cerimonia di martedì prenderanno parte l'assessore alla cultura del Comune di Forlimpopoli Paolo Rambelli e Luisanna Messeri, promotrice dell'iniziativa e cuoca pop della tv, 'Marietta' ad honorem (il massimo riconoscimento che viene dato a chi promuove nome e figura dell’Artusi nel mondo) e autrice del libro “Le stories di #Artusi” (edito da Giunti) in cui ricostruisce tappa per tappa l'esistenza di Pellegrino sottolineandone il ruolo attivo nella vita culturale di Firenze capitale. Interverranno anche lo storico Zeffiro Ciuffoletti e Fabio Picchi.
Sono stati coinvolti nell'iniziativa, e saranno presenti con una delegazione, l'Unione regionale cuochi toscani (presidente Roberto Lodovichi), l'Associazione cuochi fiorentini (presidente Massimiliano Catizzone), l'Associazione ristoratori Firenze - Confcommercio (presidente Marco Stabile), la Venerabile Confraternita de’ Quochi e una rappresentanza degli istituti alberghieri toscani.

Redazione Nove da Firenze