La notte dei Georgofili rivive con gli studenti del liceo Da Vinci

Prima e dopo la strage: Palermo, Capaci e poi gli attentati a Roma e Milano. Contro la mafia va costruita e custodita una 'memoria attiva'. Di Giorgi: "Da 26 anni lo stesso dolore, Firenze non dimentica"


FIRENZE - 27 anni fa un boato sconquassò una tranquilla notte di maggio a Firenze, uccise Angela e Fabrizio - lei custode dell'Accademia dei Georgofili e lui ispettore dei vigili urbani –, le loro figlie Nadia e Caterina di nove anni e due mesi e lo studente fuori sede Dario, ferì altre quarantuno persone e devastò un angolo del centro storico. A Palazzo Vecchio, poco distante dal luogo dell'attentato, la mostra realizzata dall'agenzia Ansa sei anni fa e rieditata in questi giorni ricorda quello che successe: cinquanta foto e i ‘take' che si si susseguirono uno dietro l'altro nella notte, per documentare la devastazione e le fiamme, i soccorsi tra le macerie, i danni alle opere d'arte e agli Uffizi ma anche la reazione della città, i funerali delle vittime, le indagini e i processi.

A Palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Regione, il ricordo inizia ta mattina attorno alle undici, prima del convegno al pomeriggio e della commemorazione poi nella notte. Protagonisti in questo caso sono gli studenti del liceo scientifico cittadino Leonardo da Vinci, che propongono una lettura teatrale e un video, tutte e due attività realizzate nell'ambito di un concorso, vinto, indetto dal Ministero per approfondire il tema del terrorismo e conservare la memoria delle vittime e delle stragi nei giovani.

Lo spettacolo è quello già andato in scena l'anno scorso, "Sguardi di guerra in tempo di pace" del drammaturgo fiorentino Eugenio Niccolini. Sul palco improvvisato della sala Pegaso Salomè Baldion, Leonardo degl'Innocenti, Joe Manganas ed Elena Pilo, regia di Duccio Baroni e Gabriele Giuffreda, tutti ragazzi e ragazze del laboratorio teatrale del liceo. Mezzora abbondante di dialoghi incalzanti, la ricostruzione di quella notte che pare vederla e respirarla, quello che era successo prima con l'ordigno assemblato a Prato in un garage a Galciana, quello che succede in quei mesi agitati. già da un anno, a Roma e nelle stanze delle istituzioni, il livornese Ciampi alla guida del governo e Scalfaro presidente della Repubblica, la parola che prova a spiegare l'abbraccio mortale della mafia che approfitta del senso di abbandono in cui vivono gli ultimi delle periferie e poi incursioni nel terrorismo fascista del Ventennio o in quello rosso degli anni Settanta, dell'Isis e di Al Quaeda oggi, nell'indifferenza con cui guardiamo a quanto accade in Siria in un mondo difficile dove (quasi) niente è solo bianco e nero. Mezzora di teatro, come solo il teatro sa e può raccontare, tessendo la sua tela nel tempo e nello spazio, scuotendo le coscienze e creando consapevolezza. Che poi, ha sottolineato anche stamani l'associazione dei familiari delle vittime, rimane la sfida maggiore: quella di aiutare a passare il testimone della memoria.

Ed anche il video che lo precede è un'occasione per ricordare, con una convinzione e un auspicio sintetizzati nei titoli di coda: "la violenza della mafia non ucciderà mai la giustizia". "Giustizia non ti legare al desiderio degli uomini. Georgofili – 27 maggio 1993: frammenti di memoria, possesso per l'eternità", è la rievocazione di quella notte con immagini e filmati d'epoca messi a disposizione dai vigili del fuoco, altre foto e interviste a chi c'era, a chi ha indagato e a chi ha soccorso. Otto minuti tutti da guardare, per non dimenticare appunto: la Torre dei Pulci scoperchiata e sventrata, i versi scritti molti anni dopo da Mario Luzi sulla devastazione di quella notte, i vetri che volarono lontano sull'asfalto, piazza Signoria e le vie attorno tutte al buio, i vigili del fuoco che, accorsi, pensarono all'inizio ad una fuga di gas ma a cui molti particolari non tornavano. Il video è stato realizzato da LeoMagazine, il giornale on line del liceo, e vi hanno lavorato il professore (e direttore) Domenico del Nero, Valentino Masetti, Claudio Piazzai, Niccolò Nigi, Michelangelo Rogai, Pietro Mini e Lorenzo Ciabattini.

La 'casa della memoria' affacciata sul Duomo
Una curiosità. Nello stesso Palazzo Strozzi Sacrati sede della Regione, all'ultimo piano, affacciato su piazza Duomo, c'è un archivio sui misteri e i poteri occulti, le stragi, l'eversione ed anche la mafia e la criminalità organizzata in Italia. E' il "Centro di documentazione e legalità democratica", una vera ‘casa della memoria'. Uno spazio frequentato da studiosi ma anche dalle scuole. Così come i ragazzi delle scuole hanno partecipato da parecchi anni ai campi estivi, sostenuti anche dalla Regione, in Sicilia e in Calabria sui terreni strappati alla criminalità. Tutte attività per contribuire a formare coscienze attive, perché la mafia non è qualcosa di lontano, come ripete anche l'assessore alla presidenza, e le mafie investono anche in Toscana. Lo hanno fatto ad esempio nella tenuta di Suvignano nel senese, il bene simbolo tra quelli confiscati alla criminalità organizzata in Toscana e che da pochi mesi è stato affidato alla Regione, che vi realizzerà anche iniziative di educazione. Un filo rosso che va indietro nel tempo, che inizia nel 1999 con l'approvazione della legge regionale per la promozione tra gli studenti e nella società civile dell'educazione alla legalità e lo sviluppo di una coscienza democratica e che passa dal coinvolgimento, nel 2017, della Scuola Normale di Pisa nella stesura di un rapporto sulle mafie e la corruzione (in Toscana) già giunto alla seconda edizione.

Il prologo della strage dei Georgofili inizia un anno prima, nel 1992. Il 12 marzo viene ucciso il parlamentare europeo ed ex sindaco di Palermo, Salvo Lima. Il 23 maggio c'è l'attentato di Capaci, in cui muoiono il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, magistrato anche lei, gli agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Due mesi più tardi, il 19 luglio, è la volta in via d'Amelio del giudice Paolo Borsellino e degli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Casentino e Claudio Traina. Poi arriva il 5 novembre, quando nel giardino di Boboli a Firenze viene fatto ritrovare un proiettile di artiglieria avvolto in un sacchetto per rifiuti: l'ordigno era collocato vicino alla statua del Magistrato Cautius, inventore della cauzione, e l'episodio fu poi definito dagli inquirenti come l'anticamera delle stragi del 1993.

La prima è del 14 maggio: un'autobomba esplode a Roma in via Fauro ai Parioli, poco dopo il passaggio della vettura del giornalista Maurizio Costanzo che rimane illeso. I feriti sono ventiquattro. Il 27 maggio tocca a Firenze: un furgone imbottito di esplosivo viene fatto saltare in aria sotto la Torre dei Pulci, sede dell'Accademia dei Georgofili. Muoiono in cinque, quarantuno i feriti. La torre del Pulci viene quasi completamente distrutta e la stessa Galleria degli Uffizi subisce notevoli danni: tre dipinti furono perduti per sempre e 173 danneggiati, insieme a 42 busti e 16 statue anch'essi rovinati.

Il 27 luglio , quasi in contemporanea, altre due bombe esplodono davanti alla Basilica di San Giovanni Laterano a Roma e in via Palestro a Milano, dove muoiono un vigile urbano, due vigili del fuoco e un cittadino marocchino che passava sul lato opposto della strada. Dodici i feriti. Il giorno dopo, il 28 luglio, un'altra vettura esplode davanti alla chiesa di San Giorgio al Velabro, sempre a Roma. Una ventina, anche in questo caso, i feriti.

Ci sono anche due attentati falliti. Il 23 gennaio 1994 non esplode una Lancia Thema imbottita con oltre 120 chili di esplosivi, parcheggiata nelle vicinanze dello Stadio Olimpico a Roma. A Formello, paese della provincia romana, il 14 aprile viene invece ritrovato dell'esplosivo sotto il ciglio di una strada dove solitamente passa il collaboratore di giustizia Salvatore Contorno.

In tribunale
ll pool di magistrati fiorentini che lavorò alle inchieste sulla stragi del 1993 era composto da Gabriele Chelazzi, Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini, sotto la guida dell'allora procuratore capo della Repubblica Pier Luigi Vigna, coadiuvato dal procuratore aggiunto Francesco Fleury. I responsabili materiali della strage vengono individuati velocemente. Resta ancora aperta la ricerca degli eventuali mandanti "occulti", che Chelazzi aveva avviato e per cui l'associazione "Tra i familiari delle vittime" ha chiesto la riapertura delle indagini.

Il processo sulla strage dei Georgofili si apre il 12 novembre 1996. La sentenza di primo grado arriva il 6 giugno 1998, con 14 ergastoli e varie condanne. Nel 2000 c'è la sentenza stralcio relativa a Riina, Graviano e altri, con due ergastoli. Nel 2002 la Cassazione conferma 15 ergastoli. Tra i condannati c'è Bernardo Provenzano (all'epoca latitante, fu arrestato nel 2006) e Matteo Messina Denaro (considerato, dopo l'arresto di Provenzano, il capo di Cosa nostra, è tutt'ora latitante).

Nel 2009 nuovi elementi d'accusa inducono la procura della Repubblica di Firenze, guidata da Giuseppe Quattrocchi, a chiedere la riapertura della vecchia inchiesta, archiviata, sui mandanti "occulti" delle stragi del 1993 e che vede imputato Francesco Tagliavia accusato di essere uno dei responsabili degli attentati del 92/93. I pm Quattrocchi, Nicolosi e Crini hanno motivato la richiesta di riapertura dell'inchiesta con l'esigenza di nuove indagini che prendono spunto dalle rivelazioni dei collaboratori di giustizia, uno dei quali, Spatuzza, direttamente coinvolto nell'esecuzione dell'attentato di via dei Georgofili.

Al processo si costituiscono trenta parti civili con Regione, Comune e Stato. Alti esponenti delle istituzioni come Mancino e Conso sono chiamati a testimoniare sulla presunta "trattativa" che sarebbe intercorsa con Cosa nostra per l'eliminazione del 41 bis, quale movente mafioso per le stragi del 1993. Il 5 ottobre 2011 boss mafioso Francesco Tagliavia viene condannato all'ergastolo per tutte le stragi del '93 di Roma, Firenze e Milano. La sentenza è la prima che riconosce la piena attendibilità del pentito Gaspare Spatuzza, l'ex reggente del mandamento di Brancaccio.

Un nuovo processo si apre il 27 maggio 2013 per la cosiddetta "trattativa Stato-mafia". Il 20 aprile 2018 la Corte di Assise di Palermo condanna il boss mafioso Leoluca Bagarella a 28 anni di reclusione, il boss mafioso Antonino Cinà a 12 anni, l'ex senatore Marcello Dell'Utri e gli ex vertici del Ros Antonio Subranni e Mario Mori a 12 anni, l'ex colonnello Giuseppe De Donno a 8 anni. Viene assolto l'ex ministro Nicola Mancino, mentre interviene la prescrizione per il pentito Giovanni Brusca.

Serve una memoria attiva, perché è anche così che si combatte la mafia. Servono i magistrati, intelligenti e decisi ad andare fino in fondo. E di magistrati valorosi la Toscana ne ha avuti: Chelazzi, Vigna, Nicolosi, Crini, Caponnetto. Ma, oltre ai magistrati, è importante l'impegno di tutti. Lo ricorda l'assessore alla presidenza della Toscana, mentre nel pomeriggio a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, sede della presidenza della giunta regionale, si ricorda la strage dei Georgofili, ventisei anni dopo in un convegno che si protrae fin quasi all'ora di cena. Presenti le istituzioni, presenti l'associazione tra i familiari delle vittime, il procuratore della Repubblica aggiunto di Firenze Luca Tescaroli, l'avvocato di parte civile al processo "Stragi 1993" Danilo Ammannato e i giovani, rappresentati da un gruppo di st udenti del liceo scientifico Da Vinci che stamani ha rievocato quella notte che nel 1993 sconvolse la città.

Bisogna ringraziare l'associazione dei familiari delle vittime, dice l'assessore, per aver portato avanti questa sua azione di memoria attiva: un qualcosa che le istituzioni, aggiunge la vice sindaca di Firenze, hanno il compito di custodire e su quella costruire poi la resilienza e dunque la speranza, a partire dai giovani. Perché non si potranno mai prevenire tutti gli atti criminosi, sono tutti d'accordo, ma a quei fatti non va lasciata l'ultima parola.

E la Regione Toscana è stata accanto all'associazione, ricorda di nuovo l'assessore, in tutti questi anni in questa sua azione e per costruirne anche altre. Occorre essere vigili, perché le mafie fanno affari anche in Toscana. Occorre fare della lotta alla legalità un'assoluta priorità. Occorre conoscere. L'assessore rammenta la collaborazione avviata tre anni fa con la Scuola Normale di Pisa per avere a disposizione un rapporto, aggiornato annualmente, sulla presenza della criminalità organizzata e della corruzione nella regione. Ne sono già state pubblicate due edizioni. Ricorda i 33 beni confiscati in Toscana alle mafie e restituiti alla collettività: il più importante la tenuta di Suvignano a Monteroni d'Arbia e Murlo nel senese, 700 ettari ora passati alla Regione, che dovranno produrre reddito e lavoro m a che diventeranno anche un luogo dove organizzare attività per la legalità, campi di lavoro per gli studenti, mostre e incontri.

La Regione intende farlo per non disperdere la memoria. In questo senso va anche il progetto di digitalizzazione di tutta la documentazione relativa ai processi per le stragi nel 1993: un'iniziativa promossa dalla Procura di Firenze e dalla Regione nel 2018 ed accolta dal Comitato scientifico istituito tra ministero dell'istruzione, Consiglio superiore della magistratura e Ministero della Giustizia, in corso di elaborazione a cura dell'Archivio di Stato di Firenze.

Quel processo sulle stragi del 1993 si è concluso con la condanna degli esecutori e mandanti interni di Cosa Nostra. La giustizia, afferma il procuratore Testaroli, ha dimostrato in quel modo di saper funzionare, cancellando la certezza antica di immunità dei mafiosi. Lo Stato nel suo insieme non ha ceduto, è d'accordo l'avvocato Ammannato: la magistratura nel suo insieme ha fatto il suo dovere e isolato quei piccoli settori di Stato che invece con la mafia, collusa da sempre con i poteri politici ed economici, volevano arrivare a patti.

Ma rimangono alcune domande ancora senza risposta: quelle domande, sui mandanti delle stragi esterni a Costa Nostra, che fanno invocare a Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'associazione "Tra i familiari delle vittime", il bisogno di un ultimo sforzo e atto di giustizia. Ventisei anni dopo, a poche ore dal silente corteo che alle una di notte si recherà anche stanotte sotto la Torre dei Pulci, dietro piazza della Signoria, per ricordare Angela Fiume, Fabrizio Nencioni, le loro figlie Nadia e Caterina di nove anni e due mesi e lo studente di architettura Dario Capolicchio di Sarzana, che il 27 maggio 1993 morirono per l'esplosione e l'incendio causato da quei 277 chili di tritolo collocati nel cuore di Firenze.

“Partecipare alle commemorazioni della strage dei Georgofili non è mai un semplice rituale civile -dichiarazione della Parlamentare e membro della direzione nazionale PD Rosa Maria Di Giorgi- rappresenta la testimonianza attiva di una comunità che non intende arrendersi di fronte ai pericoli sempre attuali incarnati dalle mafie. Anche in un momento in cui la criminalità organizzata sembra aver abbandonato le modalità stragiste messe in atto nel biennio '92-'93, sarebbe un errore ritenere che la guerra sia vinta una volta per tutte. Troppi segnali ci dicono che non è così, e che bisogna tenere sempre desta la guardia a difesa delle nostre istituzioni democratiche. Così come è importantissimo testimoniare alle giovani generazioni il valore della legalità che si nutre delle scelte quotidiane di ciascuno di noi. Per questo, anche quest'anno sarà in piazza, come ho sempre fatto, per ricordare le vittime innocenti e la distruzione che l'orrore di quella strage inferse come ferita indelebile alla storia della nostra città”

Redazione Nove da Firenze