La psicanalisi di Michelangelo

Italianista indaga su poesie e disegni dell’artista per individuare i segreti del suo immaginario


SAGGI — Disegni, dipinti e sculture di Michelangelo Buonarroti messi a confronto con la sua produzione letteraria, per individuare le radici dell’universo creativo del più grande genio del Rinascimento. È questo l’ambiziosa missione portata avanti dal giovane italianista Oscar Schiavone nel suo saggio Michelangelo Buonarroti. Forme del sapere tra letteratura e arte nel Rinascimento (Polistampa, pp. 240, euro 18), con prefazione di Marcello Ciccuto.

Schiavone, pisano classe ’81, dopo essersi diplomato alla Scuola Normale di Pisa ha conseguito un dottorato in italianistica presso l’Università di Firenze, e svolge attività di ricerca presso lo University College di Londra. Nel suo testo, uno studio rigoroso frutto di anni di lavoro, esamina il rapporto tra letteratura e arte, aiutandoci a comprendere non solo l’opera di Michelangelo ma anche le costanti della sua ispirazione artistica: tra arte e poesia, infatti, non solo esisterebbe una complementarità nell’opera, ma anche una radice comune nella mente dell’artista-poeta. “Michelangelo pensa per parole e immagini”, spiega l’autore “in un connubio che in alcuni casi produce sinestesie e sinergie, le quali a loro volta hanno spinto la critica a chiedersi se dietro non ci fosse una qualche forza unificante dell’immaginario”. L’esistenza di un continuum, una costante concettuale comune nella produzione dell’artista, è confermata proprio dalle numerose analogie riscontrate nell’analisi delle opere: si evidenzia infatti come sia le Rime che l’arte di Michelangelo distinguano tra opere non-finite e opere incompiute, come entrambe abbiano un simile modo di utilizzare il repertorio antico e tradizionale, ed entrambe, negli stessi anni, mettano a fuoco gli stessi temi religiosi e filosofici. La radice comune, conclude lo studioso, “è da giustificarsi anche con quanto affermava la teoria artistica del XVI secolo, impegnata in un’identificazione della poesia con l’arte figurativa e della figura del dotto con quella dell’artista”.

Gherardo Del Lungo

Redazione Nove da Firenze