Mario Schifano oltre la Pop Art

A Castiglioncello ottanta opere di un maestro provocante, straordinario e ironico dell'arte del secondo Novecento


ARTE — Mario Schifano e la Pop Art. Se la storiografia artistica e la critica incasellano, per così dire, l'artista insieme ai cosiddetti “ pittori maledetti” Franco Angeli e Tano Festa in un ambito riservato e limitato, quale la pop-art italiana, il percorso creativo di Schifano appare ben più ricco e complesso. L'artista ha rappresentato,infatti, un punto fondamentale dell'arte contemporanea italiana ed europea. Restano memorabili le sue esibizioni tra centinaia di allievi e appassionati con la creazione di dipinti di enormi dimensioni realizzati con smalti e acrilici. Moltissimi dei suoi lavori, i cosiddetti "monocromi", presentano solamente uno o due colori, applicati su carta da imballaggio incollata su tela. Se l'influenza di Jasper Johns si manifestava nell'impiego di numeri o lettere isolate dell'alfabeto, nel modo di dipingere di Schifano si possono scorgere ,forse, analogie con il lavoro di Robert Rauschenberg.

Ancora oggi le opere realizzate negli anni sessanta restano d’incredibile attualità. come si evince dalla mostra “Mario Schifano 1960-1970”, che si è inaugurata al Castello Pasquini di Castiglioncello.

La rassegna, curata da Luciano Caprile e promossa in collaborazione con la Fondazione Marconi di Milano, ripercorre cronologicamente, attraverso ottanta opere, il primo periodo della sua inquietudine artistica. Dai primi smalti monocromi ai “paesaggi TV”. “Quel rettangolo vuoto, inserito nel deserto dello spazio, è lo incipit …il pretesto adottato per superare l’angoscia della pagina bianca che attende la prima parola, il primo segno…” spiega Luciano Caprile. . A turbare la monotonia cromatica delle enigmatiche finestre su un mondo da riscoprire o reinventare, saranno le strade e la propaganda dei prodotti commerciali esibiti sui muri. Ecco comparire le citazioni della “Coca Cola”, che con “Esso” diventerà uno dei suoi marchi distintivi. Nel 1962 Schifano compie il primo viaggio a New York, dove ammira quei cartelloni pubblicitari diventati spunto iconografico degli artisti “pop”: in particolare di Andy Warhol. I suoi lavori reiterati, immagini-simbolo della cultura di massa americana - dalle Marilyn Monroe alle bottiglie di Coca Cola, dal simbolo del dollaro ai detersivi in scatola, saranno per Schifano un riferimento. Se il tema base dell'arte Pop è l'angoscia esistenziale della società dei consumi, in cui l'uomo è visto solo dal punto di vista del potenziale consumatore, anche Mario Schifano ha questa sensibilità. Ma l'artista non si è mai detto un seguace o epigono dell'esperienza americana, rivendicando la contemporaneità della sua ricerca. “Ho fatto i miei lavori contemporaneamente e non successivamente alle esperienze pop. La pop art la facevano loro e la imponevano come un fatto politico. Con queste parole Mario Schifano, voleva forse rilevare, la sua autonomia e una sua sensibilità che lo aveva indotto a cogliere nella società italiana degli anni Sessanta quei cambiamenti che ci avrebbero condotto nell'odierna società dell'immagine. Artista profondamente italiano Schifano rilegge con ironia la realtà che lo circonda e alcuni momenti significativi dell'avanguardia italiana. Rivisita idealmente la “bambina che corre sul balcone”di Balla o trasforma la celebre fotografia che ritrae i fondatori del futurismo “Boccioni, Severini, Carrà, Russolo e Marinetti” in una maquette, un’immagine grafica, una sorta di “brand” da applicare su tela o carta.

La mostra percorre un itinerario che trascorre dalla sala dei “paesaggi anemici”, racconti di visioni appiattite, a quella dedicata al “Futurismo rivisitato”, e alla serie “Tuttestelle”, dove paesaggi stellati e ricchi di palme, sono una sorta di memoria dell’infanzia trascorsa da Mario Schifano in Libia. Nel 1968 compaiono le sagome realizzate per la sequenza di opere intitolate “Compagni compagni”, i cui personaggi impugnano falce e martello. Infine tra 1969 e 1970 Schifano estrapola dallo schermo televisivo quelle immagini che avevano accompagnato fino a quel momento il suo fare quotidiano.

La mostra di Castiglioncello ha la qualità di farci apprezzare e conoscere uno dei periodi più importanti dell'attività di Mario Schifano. Il periodo creativo, forse più significativo della sua carriera, il momento che meritatamente lo impose alla critica e al pubblico. La mostra è accompagnata da un bel catalogo , edito da Skira, con tavole a colori e apparati critici a cura di Luciano Caprile.

di Alessandro Lazzeri

Redazione Nove da Firenze