Scoppio del Carro, a Firenze la colombina vola sotto l'acqua

Nonostante il temporale la cerimonia si è svolta nel modo migliore. La colombina ha compiuto il suo tragitto ed ha regalato, secondo tradizione, un'annata di buon raccolto per la città di Firenze


TRADIZIONI — Nel periodo più difficile di siccità per il territorio fiorentino e toscano, la Pasqua arriva sotto l'acqua. Il Brindellone, carro allegorico che rappresenta la Pasqua fiorentina ha lasciato il suo garage di via il Prato e si è mosso alla volta di piazza Duomo dove, una volta sistemato tra il Battistero e la chiesa di Santa Maria del Fiore ha potuto svolgere il suo compito pirotecnico, seguito come ogni anno da centinaia di spettatori.
Stavolta il fuoco delle pietre di Gerusalemme era già pronto. Il Cardinale Betori ha sfregato in anticipo di un giorno le reliquie di Pazzino de' Pazzi, primo crociato ad aver, secondo leggenda, superato le mura della città Santa riportando in patria le schegge di silice, ora custodite nella chiesa dei Santi Apostoli, quel gioiello architettonico incastonato nel cuore di Firenze, tra piazza del Limbo ed i lungarni.

Il Cardinale Giuseppe Bettori lo aveva detto "preghiamo per la pioggia" e la pioggia è arrivata, a lavare le strade incomplete, le transenne sistemate lungo il percorso, il corteo storico, i colori, le chiacchiere e le critiche di una città in perenne litigio con se stessa, a bagnare le polveri che hanno dato vita al compimento di una delle più sentite tradizioni cittadine.

Nel volo della colombina c'era nascosto, un tempo, tutto il senso del calendario che attendeva il popolo durante la stagione. Adesso quel senso è cambiato, si guarda con stupore allo spettacolo, ma l'aspetto del 'buon auspicio' è diventato più cinico e basato su riscontri reali.
Il periodo non è roseo, la città si presenta come un grande cantiere incompiuto. Tante, forse troppe le operazioni saltate e quelle in corso con 'riserva'.
Una città che vive, o tenta di vivere con la cultura, perché "con la cultura si mangia" come ha avuto modo di ripetere nelle scorse ore il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, mentre accanto a lui, nel nuovo Teatro dell'Opera un attore napoletano, tale Massimo Ranieri, con sorriso partenopeo mimava alla maniera di Totò il gusto per la buona tavola imbandita.
Firenze è una tavola imbandita.. lo è stata, poi un giorno tutti si sono alzati e la sala da pranzo è rimasta vuota. Occorre tempo per spolverare, rimettere in ordine e rendere nuovamente presentabile la stanza. Una scommessa che deve fare i conti con il momento storico, che Firenze sta cercando di vincere con azioni sorprendenti dettate dalla sua guida dedita a trovate sensazionali, quali facciate michelangiolesche, terrecotte pavimentate, Battaglie perdute. La rinascita passa anche da qui. Dal volo di una colombina al progetto di una città ideale.

Un filo ci unisce al passato, da una parte le reliquie di chi ci ha preceduto, dall'altra il punto di arrivo che può regalare fragorosi colori. Nel mezzo un percorso in salita che Firenze ha l'aria di voler compiere, nonostante tutto, come sempre, anche nei momenti di crisi, basta poco per far tornare l'entusiasmo.


AntLen

Redazione Nove da Firenze