Federalismo, De Siervo: fuori dalla storia

Meglio il regionalismo?


TOSCANA — Firenze– Un federalismo compiuto “non è pensabile in via legale per il nostro paese”. Più in linea con la storia e l’ordinamento dell’Italia “sarebbe un regionalismo serio”. Così il presidente emerito della Corte Costituzionale, Ugo De Siervo, ha espresso la propria posizione nel corso della Lezione a due voci che ha tenuto, insieme con Ettore Rotelli, questa mattina nel Salone delle Feste di palazzo Bastogi, sede del Consiglio regionale della Toscana. Assistiamo in questa fase storica, ha argomentato De Siervo, “ad un’idea di federalismo rozzo che è fuori dalla storia”, che viene propagandato “con slogan dietro ai quali passano un forte antisolidarismo e un attacco a valori fondanti della nostra Costituzione”. Un autentico federalismo “si determina attraverso la decisione di mettersi insieme presa da stati autonomi, ma il nostro stato nasce già unitario”. Molto più appropriato per l’Italia “un regionalismo serio: dare soldi e capacità di spesa alle Regioni, attribuire loro poteri precisi”. Portare a compimento, insomma, una riforma “che può essere attuata senze prevedere rivoluzioni”.

La riforma del Titolo V della Costituzione attuata nel 2001 “è fortemente incompleta e con molti difetti”. Difetti che generano conflittualità, “perché non c’è un vero coordinamento tra Stato e Regioni, si pretende di far funzionare le Regioni in una sorta di vuoto pneumatico. La conflittualità – ha spiegato ancora De Siervo – è esplosa negli ultimi anni. L’anno scorso oltre il 50% delle sentenze della Consulta, ben novantanove, hanno riguardato conflitti di attribuzione”.

Unita e regionalismo, questo il tema della lezione a due voci che si è tenuta questa mattina. “Una e indivisbile: federabile? E se, anziché Cavour e Vittorio Emanuele II, avessero ‘vinto’ Cattaneo, o Gioberti? Se insomma, da subito, avesse vinto il Federalismo?”. All’incontro, coordinato da Alberto Severi, ha preso parte Daniela Lastri, consigliere segretario dell'Ufficio di presidenza, che ha ricordato come “ancora oggi la nostra Costituzione risulta non applicata appieno: penso alla scuola, dove le competenze delle Regioni non sono attuate”. Il saluto del presidente dell’assemblea toscana, Alberto Monaci, è stato portato dal capo di Gabinetto, Francesco Pacini, che ha ricordato l’impegno assunto dal Consiglio regionale nel quadro delle celebrazioni dell’Unità d’Italia: “Un impegno per le istituzioni e verso i cittadini: abbiamo voluto confermarlo, pur avendo attuato una politica di forte riduzione dei costi del Consiglio, che ha raggiunto quasi il 30 per cento dei costi totali”.

“Non c’è federalismo se non c’è federazione di stati, in Italia il federelismo è tecnicamente inconsistente. Lo stato, però, dovrebbe riconoscere e promuovere le autonomie locali, renderle capaci di proprie politiche pubbliche”. Dalla dotta lezione storiografica di Ettore Rotelli – direttore scientifico dell’Isap (Istituto per la scienza dell’amministrazione pubblica) di Milano e già membro, nel 1997, della commissione bicamerale per le riforme nella XIII legislatura – emerge il quadro di una forte e al momento insoddisfatta necessità di autonomia di Regioni ed enti locali. La storia d’Italia, come tratteggiata da Rotelli nell’incontro che si è tenuto questa mattina nel salone delle Feste di palazzo Bastogi, si caratterizzata dal contrasto tra esigenze autonomiste e potere centrale. Lo stato italiano che nacque nel 1861 “non fu unito, ma unificato”, quando si celebra l’unità d’Italia, ha detto Rotelli, che nel corso della sua lezione ha manifestato su molti punti una chiara differenza di vedute rispetto a Ugo De Siervo, “questo andrebbe specificato con maggiore chiarezza”. Così come non è esatto “sostenere come fanno in tanti che la nostra Costituzione è figlia della Resistenza: in realtà non raccolse affatto la spinta verso le autonomie regionali che era contenuta nell’azione del Comitato di liberazione nazionale, qui in Toscana, con il Comitato toscano di liberazione nazionale, come nel nord d’Italia. Al contrario, la nostra Costituzione viene elaborata quando quella spinta, che era frutto della Resistenza e compendeva senza contrapposizioni autonomia e democrazia, è ormai eliminata”. In particolare, Rotelli ha sottolineato la spinta autonomista che partiva proprio dalla Toscana, fino a sostenere che “la data più giusta per la festa della Liberazione nazionale sarebbe l’11 agosto, giorno in cui, nel 1944, venne liberata Firenze”.

Gli incontri proseguiranno domenica 23 ottobre, con Paola Corti dell’Università di Torino ed Emilio Franzina dell’Università di Verona che affronteranno il tema “Emigrazione e Immigrazione”; il 30 ottobre Daniela Lombardi dell’Università di Pisa e Carlo Corsini dell’Università di Firenze si soffermeranno sul tema “Famiglia e Società”; il 13 novembre i giovani saranno oggetto del confronto tra Chiara Saraceno della Wissenschaftszentrum für Sozialforschung di Berlino e Marco De Nicolò dell’Università di Cassino; il 27 novembre a parlare di scuola saranno Tullio De Mauro dell’Università La Sapienza di Roma e Ilaria Porciani dell’Università di Bologna- Società italiana delle Storiche. Coordina gli incontri Alberto Severi.
Cinque domeniche all’insegna dei grandi temi dell’Unità nazionale, curate da Pier Luigi Ballini e Elisabetta Vezzosi, con l’opportunità, per chi non potesse essere presente, di seguire in diretta tutti gli incontri andando sul sito www.consiglio.regione.toscana.it.

Il secondo ciclo di Lezioni a due voci si apre alle nuove forme di comunicazione, con la possibilità di interagire attraverso Twitter e sulla pagina Facebook dell’evento, inviando direttamente domande e curiosità che saranno poi girate ai relatori e con una mail dedicata: centocinquantesimo@consiglio.regione.toscana.it.

(s.bar)

Redazione Nove da Firenze