Dieta senza glutine anche per i pazienti con celiachia potenziale

Una ricerca fiorentina sul Journal of Proteome Research


FIRENZE — La dieta senza glutine è raccomandata anche per i pazienti che non hanno ancora sviluppato una celiachia conclamata e che per questo sono considerati solo “potenziali” celiaci.

L’indicazione viene da uno studio tutto fiorentino, pubblicato sul “Journal of Proteome Research” e giudicato di particolare interesse dall’American Chemical Society. Ne sono autori un gruppo di docenti e ricercatori dell’Università di Firenze (Centro di ricerca di risonanze magnetiche-CERM, Dipartimenti di Chimica, di Fisiopatologia Clinica, di Farmacologia), del Centro regionale toscano di riferimento per la celiachia e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer.

La celiachia è una malattia autoimmune, geneticamente determinata, caratterizzata da intolleranza permanente al glutine di frumento ed alle proteine correlate presenti nell'orzo e nella segale; nella forma più nota, ma di sempre meno frequente osservazione, si manifesta con diarrea, dimagrimento, gonfiore, dolore addominale e, in età pediatrica, arresto della crescita. La malattia può comunque manifestarsi con sintomi assolutamente atipici (astenia, apatia, dolori articolari e muscolari, ansia, depressione, cefalea, dermatiti, caduta dei capelli...) o decorrere in forma completamente asintomatica (casi cosiddetti silenti).

In Italia si stima che siano circa 600mila le persone affette da questa patologia, ma soltanto poco più di 100.000 sono attualmente i casi noti. Per la notevole variabilità delle manifestazioni cliniche, ancora poco conosciute, la celiachia rimane infatti frequentemente non diagnosticata. La diagnosi definitiva richiede la ricerca nel sangue degli anticorpi anti-endomisio e anti-transglutaminasi ed il successivo accertamento istologico, mediante biopsie endoscopiche, della mucosa intestinale. Le persone positive all'analisi del sangue ma senza evidenti alterazioni istologiche dei villi intestinali, sono attualmente considerate soltanto “potenziali” celiaci e per questo motivo spesso non viene loro prescritta una dieta priva di glutine, che rappresenta la terapia d’elezione per questo tipo di malattia.

Lo studio effettuato da ricercatori dell’Università di Firenze su 141 soggetti adulti ha messo in evidenza che i pazienti con celiachia potenziale hanno lo stesso fingerprinting (impronta digitale) metabolico dei pazienti conclamati.

Gli scienziati hanno analizzato, mediante risonanza magnetica del siero e delle urine, il profilo metabolomico di 61 celiaci conclamati, 29 celiaci potenziali e 51 soggetti sani di controllo. I risultati dello studio hanno documentato che nella maggior parte dei casi i celiaci potenziali presentano caratteristiche biochimiche sovrapponibili a quelle dei celiaci conclamati, ma che il profilo metabolico di questi due gruppi differisce significativamente rispetto a quello dei soggetti sani.

“I nostri risultati dimostrano – sottolinea Antonio Calabrò, responsabile del Centro di riferimento regionale toscano per la celiachia – che le alterazioni metaboliche riconducibili all'ingestione di glutine, possono precedere la comparsa di atrofia dei villi intestinali ed i conseguenti sintomi da malassorbimento e forniscono pertanto un’ulteriore argomento razionale a favore della precoce istituzione della dieta senza glutine anche nei pazienti con celiachia potenziale, come recentemente suggerito da alcuni studi clinici. In altre parole, abbiamo un’evidenza in più sul fatto che il glutine possa far male ad alcuni soggetti prima ancora che la mucosa intestinale sia danneggiata. Il nostro studio fornisce, perciò, un’importante indicazione, anche nell’ottica di un’attiva prevenzione di talune manifestazioni frequentemente associate alla celiachia, come ad esempio l'osteoporosi”.

Redazione Nove da Firenze