''Chiesa e pedofilia'': la storia millenaria dei crimini sui bambini

Il saggio del giornalista Federico Tulli getta nuova luce su una realtà agghiacciante. Prefazione di Adriano Prosperi: “Il delitto diventa peccato, ecco come scatta l’impunità”.


LIBRI — Una storia millenaria di abusi pedofili e di copertura dei colpevoli. Gli episodi di violenza “sessuale” su bambini e adolescenti attraversano l’intera storia della Chiesa cattolica, nei secoli. Protagonisti: preti, frati, suore e anche numerosi pontefici. E’ su questa realtà agghiacciante che getta nuova luce “Chiesa e pedofilia” (Non lasciate che i pargoli vadano a loro), il nuovo libro de L’Asino d’oro edizioni, scritto dal giornalista Federico Tulli, che verrà presentato per la prima volta a Firenze, venerdì 3 dicembre 2010 (ore 18.30) presso la Libreria Melbookstore (Via de’ Cerretani, 16r).

Insieme all’autore interverranno, Maria Gabriella Gatti, Francesco Dall’Olio, Maurizio Turco.

Nel lungo viaggio in cui Tulli ricostruisce sin dalle origini la storia dei crimini, emerge quella che è stata una vera e propria legittimazione culturale della pedofilia, che affonda le proprie radici nel logos occidentale e si propaga fino ai nostri giorni.
Suffragato dai risultati di inchieste, denunce, testimonianze, processi e interviste a esperti, “Chiesa e pedofilia” offre per la prima volta un quadro d'insieme degli scandali esplosi a partire dal 2001 negli Stati Uniti, fino alle ultime vicende che hanno segnato l'Europa tra il 2009 e il 2010, interrogandosi sui motivi di una deflagrazione mediatica senza precedenti sostenuta da una forte indignazione popolare. Nel libro si ipotizza che “si sta forse radicando nel pensiero comune un nuovo modo di intendere la nascita, il bambino e l’essere umano”.
Decine di migliaia di vittime in tutto il mondo, migliaia di sacerdoti sotto accusa (sono 130 i preti incriminati in Italia), miliardi di dollari spesi dalla Chiesa per risarcire vittime e loro familiari. Il coinvolgimento del clero cattolico, si scopre, arriva da lontano. “Chiesa e pedofilia” lo dimostra con dovizia di particolari.

Dal Concilio di Elvira (305 d.C.), quando per gli “stupratores puerorum” fu decisa la sola punizione del rifiuto della comunione, al “Crimen sollicitationis”, approvato nel 1962 da Papa Giovanni XXIII, dopo la prima edizione di Pio XI (1922), che stabilisce l’assoluta segretezza nelle cause di molestie, pena la scomunica, anche per la vittima che avesse la tentazione di denunciare alla giustizia civile - la validità del documento è stata confermata nel 2001 dall’allora cardinale Ratzinger nella lettera De delictis gravioribus -, è sempre esistito uno stretto rapporto nei secoli tra Chiesa cattolica e pedofilia.

“Questo libro ricostruisce una cronaca terribile e dolorosa”, afferma nella prefazione lo storico Adriano Prosperi. E’ un forte atto di accusa contro “il silenzio, le attenuazioni, le coperture, le mezze misure che hanno circondato in Italia la speciale questione criminale dei preti pedofili”. Omertà e complicità delle gerarchie ecclesiastiche. Impunità dei preti. “Ancora una volta il peso storico e culturale della Controriforma e la presenza dei vertici della Chiesa nel nostro Paese - spiega lo studioso - hanno creato quel particolare clima di minimizzazione, di untuosa devozione, di abitudine all’insabbiamento che è abituale da noi nelle questioni criminali che sfiorano il mondo vaticano”.

“Il problema - aggiunge - è l’esistenza di una legislazione ecclesiastica plurisecolare esclusiva della Chiesa cattolica che ha trasformato il delitto in peccato e ha creato un sistema grazie al quale il delinquente, se prete o frate, ha potuto contare su procedure segrete, morbide e accoglienti, tali da permettergli di reiterare il crimine facendosene assolvere come da un peccato o subendo tutt’al più qualche provvedimento disciplinare”.

Dall'inchiesta di Tulli emerge che questo meccanismo letale s'impernia sull'idea perversa “che l’atto pedofilo non è una violenza perché il bambino, in quanto privo di razionalità, non sarebbe un essere umano”. Un’idea distruttiva dell'identità umana che a partire dal logos occidentale di Platone e Aristotele, attraverso Paolo di Tarso e Agostino d'Ippona, giunge fino all’Illuminismo, per poi trovare nuova linfa in Freud e Foucault.

“La pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino. E’ la violenza più efferata e inaccettabile: sotto c’è una pulsione omicida - spiega lo psichiatra Massimo Fagioli, intervistato da Tulli, insieme ad altri esperti a conclusione di ‘Chiesa e pedofilia’ -. Ma c’è un’altra cosa criminale. Il clero rivendica una propria legislazione, sottraendo i preti pedofili alle norme dello Stato. Hanno una nazione per conto loro, in cui tutti i rapporti sociali devono essere regolati come nel Medioevo e la legge da rispettare è quella della Bibbia. Si arrogano il diritto di essere gli insegnanti della morale. Dovremmo affidare a loro i bambini? Non è una storia di ora, ma una storia di duemila anni. Però ancora oggi loro sono gli educatori, quelli che assistono lo sviluppo del bambino. Una criminale ipocrisia”.

Redazione Nove da Firenze