Energia idroelettrica dall'Arno/2: qualcuno ci aveva pensato

Un procedimento burocratico complesso e lungo è in grado di dare soddisfazione ad un imprenditore che volesse tentare lo sfruttamento di una briglia sul fiume?


INCHIESTA —
di Antonio Lenoci

Nella prima puntata di questa inchiesta abbiamo raccontato come l'energia idroelettrica, se prodotta dalle briglie lungo l'Arno fiorentino, potrebbe soddisfare l'intero fabbisogno energetico di una delle città dei dintorni. Ma la Provincia di Firenze si è attivata con 15 anni di ritardo rispetto agli incentivi statali previsti nel 1992 dal così detto Cip6. Qual'era l'intento di quel provvedimento rivoluzionario per il nostro paese?

Per millenni, grazie ai mulini lungo i fiumi, l'umanità ha sfruttato la forza dell’acqua per azionare grandi ruote di legno che portavano energia meccanica all’interno di opifici. A Firenze un esempio classico è quello delle Gualchiere di Bagno a Ripoli, si ritiene utilizzate anche da Leonardo da Vinci. Dall'800 fu possibile sostituire il meccanismo originario con un generatore elettrico, per alimentare meglio le attività industriali. E' il caso alle falde dell'appennino lucchese dove si sono insediate numerose industrie della carta. Tutta la Toscana è ricca di corsi d’acqua, grazie alla conformazione montuosa, come l'arco alpino, dove agli inizi del secolo scorso la produzione di elettricità da fonte idrica copriva il 100% del fabbisogno energetico. Oggi il nostro paese si attesta attorno al 15%.

Come detto nell’area fiorentina, erano presenti mulini azionati ad acqua, detti Gualchiere. Le si potevano trovare presso gli sbarramenti, o pescaie di Rovezzano, del Girone, di Quintole, o di Remole, ma anche in area urbana in prossimità delle pescaie che raccolgono l'acqua, che poi ricade nell’alveo sottostante, proseguendo la sua corsa verso la foce. Il principio di funzionamento non è complesso: come avvenga la trasformazione dell’acqua in energia elettrica si spiega facilmente con l'esempio della dinamo di una bicicletta. Azionata pedalando, essa produce la corrente necessaria ad accendere le luci. In un impianto idroelettrico l’acqua viene incanalata verso il salto della cascata. La massa d'acqua e la forza di gravità fanno il resto: il liquido aziona una turbina composta di pale, che ha il compito di trasformare l’energia cinetica in meccanica, mentre un alternatore la converte in energia elettrica e un accumulatore la raccoglie, convogliandola verso una centralina di smistamento.

Ma torniamo ai giorni nostri. Abbiamo raccontato come l'ente preposto costituzionalmente, la Provincia di Firenze, sia sia attivata nel 2007 per indire un bando pubblico al fine di produrre energia idroelettrica, grazie agli incentivi statali previsti nel 1992 dal così detto Cip6, per mezzo dell'affidamento a impresa privata con un piano di finanza di progetto. L'allora presidente provinciale Matteo Renzi dichiarava nel 2007: “Ci sono una ventina di pescaie nel tratto fiorentino del fiume. Dobbiamo occuparcene noi della Provincia. Metterle a posto costerebbe, più o meno, venti milioni. Sono soldi che abbiamo inserito in passato nel nostro piano degli investimenti. Abbiamo adesso deciso di toglierli. Non perché siamo totalmente rimbambiti. Ma perché abbiamo fatto una scelta diversa. Utilizzeremo la finanza di progetto. Un privato metterà i 20 milioni di euro e metterà a posto le pescaie. Con una cifra analoga costruirà delle micro-centrali idroelettriche. L’energia prodotta sarà sua: a noi dovrà solo una piccola percentuale. Contiamo di risparmiare venti milioni e di incassare duecentomila euro l’anno. E come se non bastasse faremo un’operazione seria di attenzione all’energia alternativa”. E poi ancora nel 2008: “Tre grandi gruppi d’imprese e studi di progettazione di rilievo nazionale hanno presentato alla Provincia di Firenze altrettante proposte per il ripristino delle vecchie traverse disposte lungo il fiume Arno e per lo sfruttamento dell’acqua ai fini della produzione idroelettrica, con il compito subordinato di ripristinare le vecchie traverse disposte sull’Arno”. Il giorno 28 luglio, alla scadenza del termine per la presentazione delle proposte, consorzi d’impresa e studi di progettazione nazionali presentano tre proposte distinte, che “saranno vagliate nei prossimi quattro mesi dalla Provincia col supporto di esperti” rendeva noto l’Ufficio competente della Provincia. Ma perché la Provincia di Firenze ha scelto proprio questo procedimento, anziché lasciare che fossero le imprese private a chiedere la concessione di ogni singola briglia presente sul tracciato dell'Arno?

In Italia i siti più interessanti dal punto di vista idroelettrico vengono sfruttati da un secolo e mezzo. In questo ambito l'obiettivo del provvedimento Cip6 del 1992 è di incentivare economicamente i privati a mettere in sfruttamento anche piccole briglie lungo i corsi d’acqua presenti su tutto il territorio nazionale. L’iter burocratico per chi voglia impegnarsi in questa avventura imprenditoriale, è attualmente determinato dal Decreto legislativo 387 del 2003: spetta alle amministrazioni locali il ruolo della pianificazione della produzione di energia da fonti rinnovabili sul territorio di competenza. In particolare per ciò che riguarda la Concessione per la derivazione delle acque a scopo idroelettrico per impianti di potenza inferiore ai 3 MW, essa è di competenza degli uffici provinciali.

Approfondiamo l’aspetto burocratico. Cosa occorre per avviare la procedura? In primis si fa Domanda di Concessione presso la Provincia. Tale atto deve contenere una relazione tecnica generale con calcoli idraulici esplicativi, modalità e caratteristiche della derivazione, verifiche di compatibilità rispetto a derivazioni preesistenti ed una documentazione grafica con corografia e indicazione del punto di presa, planimetria su base catastale con indicazione del punto di prelievo e della traccia di derivazione, piante, prospetti e sezioni, progetto dei dispositivi di misurazione della portata e dei volumi derivati. Si attendono poi i pareri positivi da parte dell’Autorità di Bacino, del Comitato tecnico Provinciale o chi per esso che supervisioni la pratica per conto dell’Ente o avanzi richiesta di Valutazione d’Impatto Ambientale, si passa intanto alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione di competenza della Domanda di Concessione in modo da darne pubblicità a terzi che volessero intervenire per proporsi, o per eccepire. Seguono i sopralluoghi da parte degli organi preposti al controllo ed infine si ottengono, se nulla osta, gli Atti Autorizzativi.

Un iter estremamente complesso, che ricorre a normative anche degli anni ’20 e ’30. Può accadere che chi ha fatto regolare domanda per avviare un’attività produttiva di energia idroelettrica si possa ritrovare scavalcato da altri soggetti interessati all’idea, o al medesimo sito scelto? Per evitarlo si prevede la Pubblicazione sul Bollettino Ufficiale e se entro 30 giorni non si presenta nessun concorrente, la domanda è ammessa al procedimento esclusivo. Nelle normative è inoltre previsto un termine ultimo per il rilascio della Concessione, che per la Provincia di Firenze è di 210 giorni dal ricevimento dell’istanza da parte dell’Ufficio competente. Esiste tuttavia una Legge del 1990 che contempla un'ulteriore possibilità di intervento tardivo da parte di terzi concorrenti, soggetta perdò a giustificato motivo, cioè uno speciale e prevalente interesse pubblico da tutelare.

Ma un procedimento burocratico così complesso e lungo è in grado di dare infine soddisfazione ad un imprenditore che volesse tentare lo sfruttamento di una briglia sull'Arno? L'Arno lungo il tratto fiorentino incontra 13 dislivello in cui si trovano le condizioni idonee alla realizzazione di piccole centraline idroelettriche. Sin dagli anni '90, grazie agli incentivi nazionali del Cip6, piccoli imprenditori si erano fatti avanti al fine di sfruttare i ‘salti’ del fiume per produrre quantità di energia elettrica da vendere a stabilimenti industriali, o per alimentare edifici residenziali, attraverso la rete Enel che per legge è obligata ad acquistare l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili. Dunque da molto tempo erano state presentate alla Provincia di Firenze domande di concessione secondo le norme vigenti. Ma quando, qualche anno fa, i relativi procedimenti erano ormai a buon punto, il rilascio delle Concessioni è stato sospeso e la Provincia di Firenze ha cambiato orientamento, optando per il Project financing, al fine di far gestire tutti i siti ad un solo interlocutore, con la clausola dell’interesse pubblico. In questo modo si può davvero sfruttare meglio la risorsa messa a disposizione dal fiume? Sta di fatto che l'ente ha scelto la gara pubblica tra soggetti privati, mentre tutti coloro che avevano avviato i procedimenti di concessione si sono visti cancellati con un colpo di spugna anni e anni di fatiche nei meandri della burocrazia italica. Ma non avrebbro potuto bastare 210 giorni per ottenere la Concessione? Quasi come una beffa l’Art 8 del Regolamento per la Concessione di beni del demanio idrico di competenza della Provincia di Firenze recita: “La Direzione persegue la celerità del procedimento di Concessione”.

Siamo al 2010 e sul fiume non si vedono ancora impianti idroelettrici. Com'è possibile che quasi venti anni non siano bastati per completare gli iter burocratici? Perché sull’Arno queste opere non sono state considerate di urgente messa in opera come vorrebbe il Protocollo di Kyoto? Perché per anni le richieste di concessione avanzate dai privati si sono impantanate nelle lungaggini del vaglio burocratico, che alternativamente ha subordinato la concessione delle briglie al restauro storico-architettonico dei siti, oltre che al ripristino strutturale del letto, della caduta, della briglia, del canale di scolo e del corso d’acqua. Ma c'è chi si è sentito chiedere persino la realizzazione di vasche per la risalita dei pesci di fiume in prossimità del sito. Per quanto la richiesta possa essere stata sollecitata da sedicenti forze politiche ambientaliste, dovrebbe risultare di tutta evidenza a competenti strutture tecniche dell'ente pubblico che vasche artificiali di risalita dei pesci realizzate in un singolo tratto di fiume e non a tutto il corso d’acqua, equivalgono a creare uno scalino a metà di un pozzo. Niente di utile per l'ambiente, a tutto danno dell'energia pulita e dell'impresa privata.

Eppure ancora recentemente l'Assessore provinciale all'Ambiente Crescioli ha avuto il coraggio di affermare a mezzo stampa che l'avvento dell'energia idroelettrica sulle rive dell'Arno è imminente. Aggiungendo però che solo a fine anno si procederà allo svolgimento della gara per l'individuazione delle migliori offerte, mentre nella primavera del 2011 si procederà all'assegnazione della concessione. L'esecuzione del contratto di concessione è subordinato ai tempi indicati nella proposta scelta. Quando allora la realizzazione delle opere? Solo dopo che il concessionario avrà avviato la progettazione definitiva, ancora subordinata all'autorizzazione e ai pareri pubblici, e in seguito la progettazione esecutiva. Solamente allora si realizzeranno gli impianti che produrrano elettricità: presumibilmente tra qualche anno, quasi un quarto di secolo dopo l'approvazione del Cip6.

Domani, nella terza puntata dell'inchiesta


Redazione Nove da Firenze