Energia idroelettrica dall'Arno/1: una storia lunga venti anni

Da due decenni se ne parla, ma di concreto è successo poco, nonostante il Cip6, un provvedimento del Comitato Interministeriale Prezzi adottato nel lontano aprile 1992, stabilisca contributi incentivati


INCHIESTA —
di Antonio Lenoci

Potrebbe soddisfare l'intero fabbisogno energetico di una delle città dei dintorni fiorentini. Ci riferiamo all'energia idroelettrica che può essere prodotta sfuttando le piccole cascate naturali lungo il corso dell'Arno nell'area di Firenze. Da quasi 20 anni se ne parla, ma di concreto è successo poco, nonostante il Cip6, un provvedimento del Comitato Interministeriale Prezzi adottato nel lontano aprile 1992, stabilisca prezzi incentivati per l'energia elettrica prodotta da impianti eco-compatibili. Com'è possibile che in due decenni Firenze non si sia ancora dotata di impianti con una tecnologia piuttosto elementare? Questa inchiesta a puntate di Nove da Firenze racconta come la lentezza della burocrazia locale abbia di fatto impedito l'avvento dell'energia pulita sulle rive dell'Arno.

Il fiume, attraversando il territorio fiorentino, incontra almeno 13 dislivelli naturali, o artificiali, detti ‘briglie’, o ‘salti’. Si tratta di strutture in pietra, o muratura che rallentano il corso dell’acqua e da un livello superiore la lasciano cadere nel livello sottostante. Negli ultimi venti anni l’interesse sul possibile sfruttamento di questi siti come fonti di energia pulita è cresciuto, per iniziativa di qualche imprenditore privato, solleticato da una legislazione incentivante alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Infine si sono mossi anche gli Enti territoriali. Tanto che nell’autunno del 2007 la Provincia di Firenze, ente preposto costituzionalmente alla gestione dei corsi d'acqua, ha pubblicato un bando di gara per recuperare le vecchie briglie dell’Arno e trasformarle in piccole centrali idroelettriche. Prima una gara pubblica sul progetto migliore, con scadenza a metà 2008, a seguire un’altra gara per la realizzazione degli interventi. “Siamo tra i primi in Italia a mettere in pratica un progetto di questo genere” – dichiaravano l’allora presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi e l’assessore alla difesa del suolo, Stefano Giorgetti. Dal Valdarno fiorentino fino al comune di Signa tra i siti interessati: Incisa, Rignano, Sieci, Ellera, Compiobbi, il Girone, Vallina, Rovezzano e poi a Firenze la zona di San Niccolo, il parco delle Cascine e infine Porto di Mezzo a Signa.

Per fruttare il potenziale energetico delle briglie sull'Arno si doveva infatti procedere al ripristino di queste opere di ingegneria idraulica, garantendo in ogni caduta un dislivello di almento un paio di metri, ma la spesa necessaria per il restauro sarebbe risultata di forte entità e difficilmente sostenibile dall'ente. Ecco allora l’idea di trasferire l'onere del ripristino di 13 delle 20 briglie lungo il corso dell’Arno ai privati, o meglio ad un unico soggetto privato, che dopo averle risistemate a sue spese, avrebbe potuto ricavarne quantità di energia elettrica da rivendere ad Enel (obbligata per legge ad acquistare la produzione ecocompatibile) o a grandi consumatori, quali gli stabilimenti industriali.

Possiamo calcolare approssimativamente la produzione energetica pari a 47 Gw (ogni gigawatt è pari a un milione di Kilowatt) per un valore di 9 milioni di euro l’anno. A tal fine l’Amministrazione si era dotata di un primo Studio di fattibilità realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze - Dipartimento di Scienze della Terra che aveva accertato la fattibilità e convenienza dell’operazione ipotizzata. L’Ente provinciale avrebbe risparmiato 47 milioni di euro sulle spese di manutenzione, con in più un introito di circa 200 mila euro all’anno come diritti di concessione. “In realtà recupereremo tutte e 20 le briglie disposte lungo l’Arno – diceva l’Assessore Stefano Giorgetti – ma solo 13, quelle più adatte, produrranno energia. I soldi risparmiati saranno reinvestiti nei grandi progetti edilizi della Provincia, primo fra tutti la ristrutturazione del complesso di Sant’Orsola”. Nell'oggeto del Bando pubblico si leggeva: “Finanza di progetto ai sensi degli artt.152 e seguenti del D.Lgs. n.163/2006 per la straordinaria manutenzione, ristrutturazione, rifunzionalizzazione di n. 13 briglie/traverse presenti nel demanio fluviale del fiume Arno nel territorio della Provincia di Firenze, la realizzazione di relativi impianti per la produzione di energia elettrica e la gestione ai fini della produzione idroelettrica”. L’importo complessivo dell'investimento per la realizzazione dell'opera è stimato in circa €. 47.335.000,00, al netto degli oneri fiscali. L’importo presunto dei lavori di ristrutturazione delle traverse è di €. 13.765.500,00. Le proposte che potranno arrivare da imprese, consorzi e potenzialmente anche dalle Camere di Commercio dovranno giungere in Provincia entro il 30 maggio 2008”.

Dunque tutto semplice? Sia pur con un ritardo di 15 anni gli enti locali si danno da fare e attivano i progetti di sfruttamento del fiume per produrre energia elettrica. Oppure ci aveva già pensato qualcun'altro?
Per la verità il Bollettino Ufficiale della Regione Toscana testimonia che da quasi tre lustri si sono ripetute richieste di Concessione di derivazione d’acqua per produrre elettricità: la richiesta più vecchia rintracciabile sul supporto telematico regionale è datata 13 novembre 1996 da parte di una impresa con sede legale a Sansepolcro per la concessione di una derivazione dal torrente Camaiano, in località Ca’del Tasso nel comune di Caprese Michelangelo, portata media di 100 litri di acqua al secondo per uso idroelettrico, per produrre 83 Kw di potenza. Un altro privato ha presentato nello stesso anno “Domanda di derivazione per medi moduli 0,866 (l/s 86,6) di acqua dal Botro di Vincarolo in loc. Castiglioncello nel Comune di Firenzuola. La derivazione serve per uso idroelettrico con restituzione nel Torr. Santerno”. Veri pionieri della materia sul territorio regionale. Perché allora gli enti locali fiorentini hanno risposto così in ritardo?

La seconda parte domani

Redazione Nove da Firenze