Inaugurato alla Fortezza da Basso il forum italo-cinese sull'innovazione

Quarta per export verso la Cina e quinta per import. E' questa la classifica della Toscana tra le regioni d'Italia nei rapporti economici con il grande paese del Dragone: 675 milioni di euro di merce venduta ed 1 miliardo e 315 mila euro acquistata.


FIRENZE — La Cina è il secondo paese nel mondo che investe in ricerca, dopo gli Stati Uniti. E presto potrebbe diventare il primo.
E' all'avanguardia anche per il trasferimento tecnologico. E' grande e con un popolazione in crescita la cui domanda aumenta di anno in anno. "Così – spiega Enrico Rossi - come gli Stati Uniti sono stati nel secolo scorso per le nostre industrie manifatturiere e i nostri distretti un grande mercato ma anche un punto di riferimento per quanto riguarda ricerca e trasferimento tecnologico, altrettanto sarà la Cina adesso".

Al padiglione Cavaniglia della Fortezza Da Basso di Firenze il presidente della Toscana ha appena tagliato il nastro del forum italo-cinese sull'innovazione, aperto al pubblico dalle 14.30.
Accanto a lui c'è il ministro cinese per la scienza e la tecnologia Wang Dang.

L'export cinese è cresciuto l'anno scorso, rispetto al 2008, del 30 per cento.
Le importazioni sono diminuite.
"Se non ci fosse stata la Cina – annota Rossi – la crisi sarebbe stata più grave. Bisogna far crescere l'export verso i paesi asiatici – aggiunge -. Bisogna sostenere partnership e collaborazioni tra le nostre imprese e quelle cinesi. E a questo serve l'iniziativa che per tre giorni animerà Firenze: cinquanta imprese e centri di ricerca cinesi presenti e 120 aziende e operatori italiani, non solo toscani, che già si sono prenotati per incontrarle".

"La Cina – conclude il presidente - non deve farci paura, come non deve spaventarci la presenza delle imprese cinesi a Prato. Siamo abbastanza forti per risolvere i problemi che ci sono e valorizzarne la risorsa ed opportunità. I rapporti con la Cina sono il nostro futuro".

Toscana-Cina: import, export e investimenti
Quarta per export verso la Cina e quinta per l'import. E' questa la classifica della Toscana tra le regioni d'Italia nei rapporti economici con il grande paese del Dragone: 675 milioni di euro di merce venduta ed un miliardo e 315 mila euro di merce acquistata. Numeri e trend (fonte Istat) migliori che nel resto d'italia.

Esportazioni in crescita, calano le importazioni
Nel 2009 le esportazioni della Toscana in Cina sono infatti cresciute del 29,9% rispetto al 2008 e corrispondono al 10,2% dell’export italiano complessivo verso il mercato cinese. Una performance positiva superiore a quella nazionale (+3,1%) e confermata anche dai dati relativi al primo semestre 2010: +12,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Sono invece diminute del 10,5% le importazioni. Ma anche in questo caso il calo è stato inferiore di quello nazionale (-18,4%).

La Cina compra macchinari, filati, gioielli e prodotti alimentari
I prodotti toscani più venduti sul mercato cinese sono macchine ed apparecchi meccanici (oltre 320 milioni di euro nel 2009, +44,8% rispetto all'anno prima), ma anche filati e tessuti (55 milioni, stabili), minerali non energetici (37 milioni e 420 mila euro; +56,8%), gioielli (22 milioni e 600 mila euro; +15,9%), prodotti alimentari (19 milioni e 900 mila euro; +38,8%), calzature (oltre 17 milioni di euro; +15,9%) e abbigliamento (oltre 12 milioni e 400 mila euro; +15,4%). Restano invariate, rispetto al 2008 le esportazioni di “Filati e Tessuti” (oltre 55 milioni e 400 mila euro). In forte crescita anche le esportazioni di mezzi di trasporto: +63,8%, per circa 6 milioni e 700 mila euro di merce venduta.

La Toscana che investe in Cina
Fino a qualche anno fa gli investimenti esteri della Toscana erano indirizzati principalmente verso i paesi dell’Europa centro-orientale. Negli ultimi anni si registra una presenza crescente in Asia, dove gli investitori della nostra regione prediligono il Medio Oriente e la Cina, con indici superiori a quello nazionale. Ad oggi sono 57 le imprese cinesi a partecipazione toscana - pari al 4,9% di tutte le partecipazioni estere toscane -, per un totale di 2668 dipendenti e un fatturato complessivo di 173 milioni di euro. Qualche esempio? Monnalisa, azienda aretina del settore moda, ha aperto in joint venture con partner locali 65 negozi in Cina. La fiorentina Targetti Sankey, specializzata in illuminotecnica, è presente in Cina da tre anni con la Duralamp spa e le sue controllate, oltre che con la Hangzhou Targetti Lighting Co. Ltd. Ad Hangzhou da tre anni ha aperto una sede anche la fiorentina Brachi Engineering: mille metri quadri dove vengono eseguiti prove e test di laboratorio. Anche l'Imer Group ha dal 2009 una filiala a Shangai. I cinesi del fondo Madarin sono invece entrati da poco con il 19% nel gruppo fiorentin o Dedalus, leader in Italia nei sistemi informativi clinici della sanità pubblica, nel software per medici e pediatri di famiglia e, soprattutto, nella modellistica per l'inteagrazione ospedale-territorio. Non a caso il sistema sanitario italiano e toscano è diventato un modello per lo sviluppo di quello cinese, sul quale il governo di Pechino ha deciso di investire 750 miliardi di dollari nei prossimi anni.

A Prato un centro di ricerca sino-italiano sul tessile
Un centro di ricerca e di scambio tecnologico con la Cina nel settore tessile e dei nuovi materiali potrebbe nascere a Prato: un'iniziativa che vedrà in prima fila la provincia di Zhejiang e Prato.

E' la promessa (e l'impegno) che il ministro della scienza e tecnologia della Repubblica Popolare Cinese Wang Dang ha preso stamani con il presidente della Toscana Enrico Rossi, nel corso dell'incontro a Palazzo Strozzi Sacrati, durato oltre un'ora, prima dell'inaugurazione del forum “China-Italy Regional Cooperation Forum on Technology and Innovation” che per tre giorni animerà la Fortezza da Basso di Firenze.

A parlare di Prato e della sua “laboriosa comunità cinese” era stato il presidente della Toscana per primo. "Questa comunità rappresenta un enorme risorsa per lo sviluppo economico della regione, ma anche un problema per il mancato rispetto a volte delle leggi – aveva ricordato –. Un centro di ricerca potrebbe facilitare la qualificazione dei prodotti, l'emersione delle imprese dal sommerso e quindi l'integrazione, per creare con l'innovazione un distretto del tessile e delle confezioni di valenza europea e mondiale”.
Proposta subito presa in seria considerazione dal ministro, evidentemente.

Per il centro che dovrà nascere potrebbero essere utilizzati fondi comunitari. Ci sarà inoltre la collaborazione dell'università Donghua di Shangai. “E' l'università più importante della Cina per quanto riguarda la specializzazione nel tessile” ha ricordato il ministro. E il rettore sarà presto invitato in Toscana.

Il centro pratese e la partnership toscana si inseriscono nei rapporti già avviati tra il governo cinese e quello italiano. Il ministro Wang Dang era nei giorni scorsi a Roma e di un centro per il trasferimento tecnologico sino-italiano, assieme ad un centro per il design, questione particolarmente cara ai cinesi, e ad uno scambio per quanto riguarda la digitalizzazione delle procedure nella pubblica amministrazione ha parlato con il ministro Brunetta.
L'idea nuova è ora quella di creare un centro anche a Prato.
Il ministro, accolto a Palazzo Strozzi Sacrati assieme ad una delegazione composta da tredici funzionari e direttori (tutti peraltro molto giovani), ha anche invitato Rossi a visitare le province di Zheijang, Shandong e delle città di Chongquing e Tianjin, protagonisti in questi giorni del forum toscano e capofila di numerosi progetti e patti tecnologici legati all'innovazione e al trasferimento tecnologico.

“In Cina ci sono 56 centri di alta ricerca scientifica – ha ricordato il ministro, che prima del suo incarico politico è stato ricercatore ed ha lavorato per quindici anni in Europa – e la mia idea è che la ricerca deve sempre combinarsi con le domande che arrivano dai settori produttivi”. Negli ultimi quattro anni trecento studenti cinesi sono stati ospiti di università italiane e quattrocento studenti italiani hanno studiato in Cina. Un ulteriore fronte da sviluppare con reciprochi benefici, hanno concordato Rossi e il ministro cinese. Dall'incontro di stamani esce rafforzata anche l'idea di un volo diretto tra Cina e Toscana. (di Walter Fortini )

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Sarà il Forum Montepaschi sul vino italiano la cornice per presentare in anteprima il nuovo studio elaborato dalll’Area Research di Banca Mps: "Tendenze e prospettive della filiera vitivinicola".
Atteso l’arrivo di Marc Taub, presidente della “Palm Bay International” e Sen Liu, presidente della “Beijing Zhengyuan Youshi Inc”, le principali società di distribuzione per Usa e Cina.

Redazione Nove da Firenze