Rubrica — Agroalimentare

Arriva dalla Toscana il "Miele in Culla"

Prodotto slow e green che ha fatto incetta di riconoscimenti all’ultima London Honey Awards.


Anche l’occhio vuole la sua parte… non poteva esserci motto più azzeccato per raccontare l’avventura del “Miele in Culla”.

“Cominciò tutto per caso – racconta Francesco Varallo, 35 anni, archeologo per studi, apicoltore per passione e professione – quando un amico mi chiese perché il miele raccolto dal favo fosse più buono: pensai immediatamente che la cera in cui si trovava avesse in qualche modo a che fare con la risposta”.

E così presero il via gli studi per replicare in cera d’api i vasetti in vetro con cui il miele è messo tradizionalmente in commercio. “Una fatica che richiese un anno e mezzo di lavoro per dar vita al primo prototipo. Quindi ecco tutta la parte burocratica, con la registrazione del brevetto del contenitore e la certificazione a impiegare la cera d’api per conservare il miele”, aggiunge Varallo.

Già, perché nonostante da sempre questi piccoli e operosi insetti custodiscano il miele in cellette di cera, le autorità europee non avevano inserito questo materiale fra quelli destinati a essere in contatto con gli alimenti.

L’ultimo passaggio prima dell’entrata in commercio, avvenuta due anni fa, è stato far testare il prodotto ai cosiddetti ambasciatori dei mieli, veri e propri assaggiatori in grado di certificarne la qualità. “Il settanta per cento degli ambasciatori ha riscontrato la differenza fra il miele conservato nel barattolo di vetro e quello in cera d’api” precisa con evidente soddisfazione l’imprenditore livornese.

A riprova della bontà del progetto ci sono poi i riconoscimenti all’ultima London Honey Awards, sia sul fronte della qualità che su quello del packaging.

Nel momento in cui scriviamo “La Corte delle Regine” può contare su circa ottanta arnie sparse fra i territori al confine delle province livornese e pisana. Nove da Firenze ha visitato quelle presenti da cinque anni nell’azienda agricola di Francesco Elter, coetaneo e amico di Varallo.

Una tenuta di circa cinquanta ettari interamente coltivata ad olivi, cinquemila piante, circondata dai boschi dei monti pisani. “Gli alveari si trovano nella parte alta dell’azienda, collocati su alcune terrazze che un tempo ospitavano delle vigne. Una posizione ideale perché non esposta al freddo d’inverno e ventilata in estate” spiega l’agricoltore che ha supportato Varallo fin dai primi passi del progetto “Miele in Culla”.

Un progetto e un prodotto slow e green al tempo stesso.

Slow perché le arnie sono collocate in aree che rispettano i dettami dell’agricoltura biologica e le colonie di api sono allevate seguendo un rigido disciplinare. Green perché il vasetto può essere utilizzato per conservare altro miele oppure, una volta sciolto, trasformato in una candela profumata.

Agroalimentare — rubrica a cura di Stefano Romagnoli

Stefano Romagnoli

Stefano Romagnoli — Nato a Firenze, è giornalista pubblicista dal 2003. Ha lavorato per il network Metropoli e collaborato con il Corriere di Firenze ed il Nuovo Cittadino di Siena. Ha fondato Calciotoscano.it e collaborato con alcune radio toscane. Da qualche anno vive a lavora a Roma, occupandosi di sport e statistiche sul calcio

E-mail: stefanoromagnoli.75@gmail.com