Agricoltura 2020 nel segno del Covid

Neri (Confagricoltura Toscana): “Il nostro settore si è confermato primario e ha retto”. Il presidente di Cia Siena Berni: «Per il 2021 sfruttare le risorse del Recovery Plan, migliorare le infrastrutture e dignità al settore»


Firenze, 1 gennaio 2021 - Nell'anno nero 2020, in Toscana l'agricoltura ha retto alla crisi meglio di altri comparti, confermando il suo ruolo di settore primario dell'economia. Le imprese agricole della regione hanno registrato un fatturato in calo del 10-20%. Quelle che hanno saputo resistere hanno una struttura solida e ben organizzata, ma sono solo il 20% del totale. Per questo Confagricoltura Toscana sollecita a investire per consolidare e strutturare sempre di più le imprese.

“Con la pandemia tutti si sono resi conto dell'importanza del ruolo dell'agricoltura: siamo un settore primario e lo hanno capito anche i più distratti - commenta il presidente Marco Neri - Le imprese inserite in un'economia di mercato hanno affrontato la crisi meglio: si tratta di aziende strutturate, non familiari, composite, che possono contare su strumenti per confrontarsi con i mercati internazionali ed essere competitive.” Da qui l'invito agli amministratori e ai legislatori nazionali e regionali: “Occorre creare le condizioni per far sì che le aziende abbiamo i requisiti di competitività necessari, le future misure legislative e i nuovi piani di sviluppo devono incentivare la creazione di aziende strutturate, imprese produttive che assumano manodopera e si possano confrontare a livello internazionale”.

All'interno delle imprese agricole, secondo la fotografia scattata da Confagricoltura Toscana, il quadro è diversificato. Per i produttori “classici” di grano, olio, ortaggi, l'anno è stato “meno peggio” del previsto. Le attività più in difficoltà sono quelle vitivinicole, in particolare quelle che producono vini di pregio perché enoteche ed export sono fermi (la grande distribuzione invece ha retto); i vivai, che soprattutto in Toscana soffrono dei blocchi commerciali internazionali, che rappresentano il 70% a volte il 90% del fatturato; le imprese lattierocasearie e di produzione di carne, in particolare il comparto dei suini, che risente del calo dei prezzo conseguente alla peste suina in Germania. Anche gli agriturismi sono in stallo: l'inverno è solitamente stagione di prenotazioni, ma ora sono tutte sospese e anche la ristorazione in agriturismo è ferma.

“Per il 2021 auspichiamo che il vaccino anti Covid cominci a fare sentire i suoi effetti, riprendano gli scambi e il turismo internazionali” conclude Neri.

Annata quanto mai complicata per l’agricoltura senese

«Si chiude un 2020 ovviamente caratterizzato dalla pandemia che lascerà strascichi a livello economico per molti anni. Prima il lockdown di primavera, poi le ripetute chiusure degli ultimi mesi dell’anno» sottolinea Valentino Berni, presidente Ci Agricoltori Italiani di Siena.

Bilancio 2020 per singole colture

  • Agriturismo - A fare le spese delle restrizioni Covid è stato il sistema degli agriturismi senesi, che hanno subito prima il lockdown e poi le chiusure di fine anno, che potevano rappresentare una boccata d’ossigeno dopo mesi senza turisti e senza alcun tipo di fatturato. Si sono salvati solo i mesi estivi. Anche il 2021 sarà difficile e non un anno normale, i più ottimisti prevedono di arrivare al 60% rispetto al ‘normale’ 2019.
  • Vino – I prezzi delle uve hanno subito un ribasso medio del 20-30% ed in alcuni casi fino al 50% rispetto gli anni precedenti. Nel 2020 calo anche delle vendite in bottiglia a causa della chiusura del canale Horeca, ristorazione e turismo. Unica nota positiva è il calo delle rese che permette di non accumulare troppo vino in cantina, che avrebbe portato ad una svalutazione dei prezzi per i vini senesi di qualità.
  • Olio - In quella che può essere considerata la migliore annata produttiva in termini di qualità dal 2015, con una quantità superiore del 30% rispetto al 2019, l’olio extravergine d’oliva paga la mancanza di vendita al dettaglio, vendita diretta in azienda, enoteche, turismo, sagre dedicate a questo prodotto. In difficoltà anche le cooperative del territorio.
  • Cereali – Trend positivo per i cereali, con un aumento dei prezzi (+20% circa) rispetto al 2019. Una crescita che fa respirare il settore che però paga ancora i dati negativi degli ultimi anni. C’è parziale ottimismo, ma anche preoccupazione per la prossima stagione.
  • Allevamento ovino – Inizio anno con i soliti problemi di abbassamento di prezzo e resa per il latte ovino; mentre siamo arrivati a fine 2020 con un prezzo dignitoso. Settore sempre in difficoltà.
  • Suinicoltura – Macellazioni ferme durante il lockdown: questo ha portato a tenere in stalla gli animali per più tempo con consistente lievitazione di costi di produzione.
  • Florovivaismo – Le poche aziende in provincia di Siena hanno subito lo stop delle attività di primavera, nonché l’assenza di eventi, cerimonie e chiusure locali.
  • Ortofrutta - Un settore che ha sofferto meno degli altri le difficoltà del Covid, è andata bene la vendita al dettaglio e vendita diretta.

Ma cosa si aspetta dal 2021 il presidente di Cia Siena: «Intanto – sottolinea Berni - bisogna superare l’emergenza Covid, altrimenti non si riparte. E’ necessario – dice - fare in modo che i fondi del Recovery Plan vengano messi davvero a disposizione del territorio, con l’agricoltura al centro dell’attenzione. Inoltre dovranno essere risolti gli annosi problemi infrastrutturali della provincia di Siena, in primis le strade, una piaga per le aziende agricole; oltre ai progetti di irrigazione da portare avanti». Inoltre per Berni, serve maggiore equità sociale: «Che dia la giusta dignità ed il giusto reddito agli agricoltori, coloro che si spaccano la schiena. Bisogna ripartire su chi lavora ed evitare l’abbandono delle campagne». Senza dimenticare prosegue «l’alleggerimento della pressione degli ungulati nel nostro territorio» conclude.     

Redazione Nove da Firenze