​Peretola: i numeri del Masterplan 2035

Il dilemma di uno degli aeroporti più complessi d'Italia

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
01 Ottobre 2026 17:13
I lavori di rinnovo dell'Aeroporto di Firenze: il progetto per ruotare la pista di atterraggio

L'aeroporto Amerigo Vespucci di Firenze rappresenta uno dei casi di studio più emblematici ed elusivi della pianificazione infrastrutturale italiana. Nel solo 2025, lo scalo ha registrato un record nazionale di circa 400 tra dirottamenti e cancellazioni. Un dato paralizzante per il principale gateway d'accesso a una delle capitali culturali del mondo, che impone una riflessione rigorosa sulle cause strutturali di tanta fragilità operativa.

La risposta risiede nei vincoli geografici e territoriali del sito. L'aeroporto è letteralmente incastrato in un corridoio ristretto tra le pendici del Monte Morello, il tracciato dell'autostrada A11 e una fitta macchia di insediamenti urbani. A questo quadro morfologico si sommano fattori microclimatici penalizzanti: la vicinanza del fiume Arno, ad appena 2 chilometri in linea d'aria, genera frequenti banchi di nebbia lungo il sentiero di discesa, mentre le correnti di vento soffiano prevalentemente lungo l'asse della pista, costringendo i vettori a complesse manovre d'atterraggio in condizione di vento in coda.

Per superare questa paralisi permanente, il dibattito si è progressivamente allontanato dall'ipotesi di un irrealizzabile allungamento del nastro d'asfalto esistente. La soluzione sul tavolo è una riprogettazione radicale dell'intero sistema di volo, codificata nel Masterplan 2035: un piano strategico che ha tuttavia innescato uno scontro tecnico, ambientale e politico senza precedenti tra enti locali, magistratura amministrativa e Regione.

Approfondimenti

Non allungare, ma ruotare: la soluzione ingegneristica

L'assetto attuale dell'aeroporto di Firenze soffre il peso di una concezione risalente agli anni '30 del Novecento, pensata per velivoli con prestazioni e volumi di traffico del tutto incomparabili rispetto a quelli contemporanei. Estendere la pista esistente è un'opzione impraticabile per l'assenza fisica di spazi. Dei circa 1.800 metri di asfalto complessivi, le limitazioni operative consentono l'impiego effettivo per l'atterraggio di soli 1.455 metri in una direzione e meno di 1.000 metri nell'altra, imponendo ai voli commerciali severe penalizzazioni di peso e di capienza.

Il vero collo di bottiglia operativo risiede tuttavia nella totale assenza di una pista di rullaggio parallela (taxiway). Quando un aereo atterra a Peretola, è costretto a completare una manovra di retromarcia (backtrack) e percorrere a ritroso la medesima pista di decollo per raggiungere il piazzale di sosta. Questa dinamica blocca l'infrastruttura principale per la durata dell'intera manovra, saturando la capacità oraria dello scalo e limitando la disponibilità del piazzale ad appena 8 stalli per i voli commerciali di linea.

Il Masterplan 2035 risponde a questa inefficienza strutturale con un riassetto radicale: la pista esistente non verrà prolungata, ma completamente ruotata di orientamento. Il progetto prevede la costruzione di una nuova pista da 2.200 metri disposta parallelamente al tracciato dell'autostrada A11. Tale scelta riflette una tendenza consolidata nella pianificazione aeroportuale europea: di fronte all'impossibilità di realizzare nuovi grandi hub da zero, gli enti di gestione riprogettano la geometria delle superfici esistenti per massimizzare la resa operativa senza espandere ulteriormente l'impronta a terra.

Il paradosso del rumore: meno sorvoli con una traiettoria a senso unico

L'impatto acustico sul tessuto urbano limitrofo costituisce da sempre il principale motivo di attrito tra lo scalo e le comunità locali. Tuttavia, le simulazioni modellistiche elaborate a supporto del progetto indicano che la nuova configurazione geografica consentirà una riduzione del 99% della popolazione attualmente esposta ai livelli più elevati di inquinamento acustico.

Il meccanismo di abbattimento è di natura geometrica: le operazioni di decollo e atterraggio verranno instradate da un unico lato della pista, orientato verso aree a minor densità abitativa. Questo assetto monodirezionale eliminerà i sorvoli a bassa quota sui quartieri residenziali oggi interessati dalle traiettorie di volo fino a 2,2 km di distanza. L'intervento prevede inoltre il completo ridimensionamento del terminal passeggeri, che passerà dagli attuali 18.000 a oltre 55.000 m², integrando soluzioni d'architettura contemporanea e un collegamento diretto con la rete tranviaria urbana.

Più passeggeri, ma quasi gli stessi voli: l'equazione dell'efficienza

L'analisi dei flussi operativi previsti al 2035 rivela un apparente paradosso tra il volume dei movimenti aerei e la capacità di trasporto passeggeri. I decolli e gli atterraggi complessivi subiranno un incremento contenuto: le proiezioni indicano 48.500 voli annui nel 2035 contro i 43.700 attuali, registrando una crescita del traffico aereo pari al +10%.

A fronte di questo modesto incremento nei movimenti, il volume dei passeggeri salirà dagli attuali 4 milioni circa a oltre 5,8 milioni nel 2035 (con stime politiche che ipotizzano nel lungo periodo valori fino al raddoppio). Questa apparente sproporzione si spiega con l'eliminazione dei limiti di carico attuali. Grazie a una pista di 2.200 metri e a spazi di manovra adeguati, gli aeromobili commerciali potranno operare a pieno carico d'imbarco e senza vincoli sul carburante imbarcato, ottimizzando la saturazione di ogni singolo volo senza saturare i cieli della Piana.

I posti di lavoro: da 2.000 a 19.000, la guerra delle stime

Il capitolo dell'impatto occupazionale rappresenta il fronte analitico più controverso del dibattito, segnato da una marcata divergenza tra le proiezioni formali depositate negli atti di valutazione e la comunicazione di taglio promozionale:

  • Marco Stella (Forza Italia) ha ipotizzato in sede politica una stima di 5.000 posti di lavoro.
  • L'Amministratore Delegato di Toscana Aeroporti, in un'intervista rilasciata a La Nazione nel giugno 2025, ha quantificato l'impatto in 2.000 posti aggiuntivi nell'indotto diretto.
  • Lo Studio d'impatto socioeconomico formale, integrato a marzo 2025 nell'ambito della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) presso il Ministero dell'Ambiente, stima al 2035 2.300 unità dirette, 2.000 indirette e 1.600 nell'indotto, per un totale di circa 5.900 posti effettivi legati alla catena del valore dello scalo.
  • Le stime "catalitiche": per raggiungere la cifra complessiva di 16.800 occupati, lo studio ufficiale somma ai 5.900 posti diretti/indiretti altre 10.900 unità catalitiche, ovvero l'occupazione indirettamente facilitata dallo scalo sull'intero sistema economico regionale.

Il vero elemento di rottura risiede nel numero esibito sul sito ufficiale della campagna promozionale, che promette 19.000 nuovi posti di lavoro. Un valore che non trova alcun riscontro nei documenti tecnici depositati presso il Ministero, evidenziando una palese frizione tra la messaggistica pubblicitaria e la documentazione formale di VIA. Una criticità messa in luce dalle opposizioni consiliari:

Scontro istituzionale e scadenze legali: il 22 ottobre al TAR

Il percorso autorizzativo del Masterplan 2035 è diventato il terreno di una profonda spaccatura istituzionale e politica. In Consiglio Regionale, il capogruppo di Forza Italia Marco Stella ha presentato una mozione per spingere la maggioranza (PD e Casa Riformista) ad approvare lo sviluppo dello scalo, isolando la frangia contraria dell'esecutivo. La spaccatura si è formalizzata con il voto contrario degli assessori regionali Alberto Lenzi (M5S) e David Barontini (AVS) sulla delibera relativa al contributo istruttorio richiesto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Stella ha rimarcato la pressione politica dichiarando:

Mentre i sindaci PD della Piana Fiorentina e di Prato contrastano attivamente l'opera, le perplessità ambientali trovano riscontro negli stessi atti governativi. Il Decreto Ministeriale n. 678 del 12 novembre 2025, inerente alla VIA, evidenzia come non sia possibile escludere incidenze significative e negative sull'integrità del sito protetto degli Stagni della piana fiorentina e pratese.

In questo clima di forte polarizzazione si inserisce la battaglia mediatica. Il 30 settembre 2025, il canale divulgativo Geopop ha pubblicato un video dedicato al progetto, contrassegnato dal tag #adv in quanto partnership retribuita commissionata da Toscana Aeroporti e legata alla campagna Masterplan Firenze 2035. L'iniziativa ha sollevato dure contestazioni da parte delle opposizioni comunali (a partire dal gruppo Sinistra Progetto Comune con Dmitrij Palagi), che hanno criticato l'uso di campagne promozionali sponsorizzate da parte di una società partecipata anche dal pubblico. Il Comune di Firenze (titolare dell'1,4% del capitale di Toscana Aeroporti) ha scelto di costituirsi in giudizio al fianco della società di gestione e contro i Comuni della Piana.

Tutti i nodi tecnici, legali e ambientali convergeranno il 22 ottobre nell'udienza decisiva dinanzi al TAR, chiamato a esprimersi sui 12 ricorsi pendenti che decideranno il futuro dell'infrastruttura.

La vicenda dell'aeroporto Amerigo Vespucci sintetizza il paradigma delle opere pubbliche nell'Europa contemporanea: la necessità oggettiva di aggiornare un'infrastruttura degli anni '30, afflitta da croniche fragilità operative, si scontra con la tutela di ecosistemi protetti, la resistenza delle comunità locali e il dovere di una comunicazione istituzionale trasparente sui reali impatti socioeconomici.

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