Portogallo a Fiesta Rock: Terrakota sabato 16 giugno all'Ippodromo Le Mulina


World music, sonorità afro e messaggi di libertà. Questa sera (ore 21.30) sul palco di "Fiesta Rock" presso l'ippodromo Le Mulina di Firenze (viale Pegaso 1, in fondo al parco delle Cascine, in direzione Indiano), primo grande appuntamento di musica internazionale con il concerto dei TERRAKOTA: ensemble portoghese diventato fenomeno di culto grazie al "passaparola" che accompagna ogni loro esibizione dal vivo. Un gruppo come non se ne vedeva da tempo, capace di radunare fans in tutta Europa grazie solo al potere della musica, per l’esattezza una “world music” che unisce le sonorità afro sparse per il pianeta (Senegal, Marocco, Giamaica, Brasile, Cuba, etc.). I Terrakota amano la libertà, l'uguaglianza dei popoli e sono contro ogni forma di razzismo.
A seguire, rockoteca nelle 3 piste all'aperto. Ricordiamo l'atteso appuntamento di martedì 19 giugno con il live degli americani BLONDE REDHEAD che fanno tappa a Firenze nel corso del loro minitour italiano (4 date tra Firenze, Roma, Milano, Rimini).
Apertura cancelli ore 19, con possibilità di cenare presso i 3 bar o il ristorante che a prezzi popolari servirà specialità etniche di carne cucinata alla brace: dal churrasco brasiliano (carne bianca e rossa cucinata su maxi spiedi e servita tagliata a fette) ai veri wurstel tedeschi, da hamburger a bistecche.

TERRAKOTA
Gruppo di Lisbona, composto da portoghesi, angolani, mozambicani e un italiano, è già diventato un fenomeno in Portogallo e non solo. Era da molto, infatti, che non si vedeva un successo simile: una band senza contratto discografico, capace di radunare una legione di fans fedeli e irriducibili in Portogallo come nel resto d’Europa. La loro popolarità è l'effetto del passaparola: a chi assiste a un concerto dei Terrakota, viene spontaneo dirlo a tutti. La musica dei Terrakota può essere descritta come un'eccellente fusione di sonorità africane provenienti tanto dal continente-madre che da tutti i destini migratori del popolo nero sparso per il pianeta: Mali, Senegal, Burkina Faso, Guinea, Marocco ma anche Jamaica (reggae e ska), Brasile, Cuba, fino ad approssimazioni, divertite e poco ortodosse, di musica russa e greca. Tutto è arrangiato con sapienza e fedeltà alle fonti ma anche con una dose sufficiente di umorismo e senza dimenticare le preoccupazioni di carattere sociale, politico ed ecologico. I Terrakota amano la libertà e l'uguaglianza dei popoli e delle culture; ammirano i suoni e i timbri degli strumenti "stranieri" (kora, balafon, marimba, n'goni, darbuka, kissange) che studiano e utilizzano nella loro musica mescolandoli con l'elettricità della chitarra e del basso e con l'universale batteria. Ma attenzione: la band non si limita a "fondere" dei generi o a infilare strumenti più o meno esotici in strutture precostruite. Quando, infatti, usano uno strumento che non appartiene alla musica occidentale lavorano sui ritmi e sul contesto da cui lo stesso proviene. Un vero lavoro filologico e accurato. I Terrakota hanno tutto quello che serve per essere un grande gruppo: due buone voci, una maschile e l'altra femminile, che sanno muoversi e interagire col pubblico; una buona sezione ritmica, un chitarrista versatile (a suo agio sia con i ritmi jamaicani che con l'african-blues alla Ali Farka Toure), una panoplia di strumenti tradizionali e qualche idea su come il mondo dovrebbe essere. Il loro è uno spirito di pace e di festa, di comunione di sentimenti e luoghi che viene immediatamente percepito e condiviso dal pubblico. All’attivo l’ensemble ha 2 cd: l’omonimo “Terrakota” e “Humus sapiens” registrato in Senegal.

Redazione Nove da Firenze