Al Cinema:” Ma quando arrivano le ragazze?”di Pupi Avati


Pupi Avati è anzitutto un cineasta prolifico. Insieme alle sceneggiature, quasi sempre scritte in coppia col fratello, quasi trenta film portano la sua inconfondibile firma .E’ un cinema fatto di coralità, leggerezza e presa diretta. Non mancano sperimentazioni personali e incursioni nel cinema di genere (gli esordi nell'horror e nel thriller, le dichiarazioni d'amore per il jazz ma Avati resta soprattutto un regista che parla di sentimenti, con un occhio privilegiato per l'Amore. E all’amore è dedicato anche il suo ultimo film che con la leggerezza propria del regista bolognese sottolinea l’ abisso che separa il talento dalla passione, l’amicizia dall’amore ''E' un film che si occupa di me, della mia vicenda personale, umana, ma anche artistica - ha confessato il regista - Si tratta di un film fortemente autobiografico, sono andato appresso alla gioia e al rammarico''. Interpretato da Claudio Santamaria, Vittoria Puccini e Paolo Briguglia, con la partecipazione di Johnny Dorelli, la pellicola racconta le vicende di Nick (Santamaria) e Gianca (Briguglia), due amici che condividono lo stesso sogno musicale e, da un certo punto della vita, la stessa passione per una ragazza, Francesca (Puccini). A dividerli ci sarà, però, la scoperta di un talento evidente e fortissimo di uno dei due che l'altro non riuscirà a compensare attraverso la sua passione. L'amicizia si trasformerà in inimicizia, l'amore per la stessa donna diventerà disamore e tutto questo produrrà un finale del tutto imprevedibile.La differenza fra passione e talento è fondamentale nell'individuazione della propria vocazione'', ha spiegato Pupi Avati che, come uno dei protagonisti del film, ha un passato da musicista non proprio brillante. ''Nessuno – ha sottolineato il regista - ci ha insegnato a distinguere, ad individuare la nostra vocazione, nessuno ci ha detto che è questo, il segreto per conseguire la realizzazione di noi stessi''. Facendo poi riferimento al titolo del film, ha speegato come questa sia una frase che evoca nei maschi una particolare età della vita: non c'è una generazione, transitata attraverso la giovinezza e l'adolescenza, che non abbia ripetuto, reiterato più volte questa domanda.
Alessandro Lazzeri

Redazione Nove da Firenze