Iniziativa a favore dei popoli dell'Amazzonia a Firenze il 25 e 26 ottobre

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
22 ottobre 2004 18:54
Iniziativa a favore dei popoli dell'Amazzonia a Firenze il 25 e 26 ottobre

Lunedì al Museo di Antropologia e Etnologia, (via del Proconsolo 12 - ore 15.30), incontro tra gli studenti fiorentini e la delegazione di amerindi, e martedì incontro tra la Delegazione e la Comunità di Base delle Piagge (in Via Lombardia 1/P, ore 17.30).

La Campagna Nós existimos è nata da alcune entità religiose e sociali dello stato brasiliano di Roraima, per far conoscere la locale situazione di corruzione, illegalità e impunità, facendosi voce di indigeni, contadini ed emarginati urbani.

E’ la prima volta che indios, agricoltori ed esclusi della città si uniscono nella solidarietà, per cercare la soluzione ai loro problemi.
Nós existimos vuole invertire la situazione di ingiustizia, tollerata da governanti indifferenti o incentivata dal potere statale attraverso progetti che escludono le classi povere.

Popoli indigeni
In Roraima vivono oltre 40 mila indigeni, appartenenti a nove popoli: Yanomani, Macuxì, Wapichana, Ingarikó, Tauperang, Patamona, Wai Wai, Yekuana e Waimiri Atroari. Il 44% dello stato è terra indigena, con quattro aree continue: Yanomani, São Marcos, Waimiri-Atroari e Raposa Serra do Sol.
I politici locali usano un falso argomento, secondo il quale le terre indigene perpetuano “l’immobilità dello stato” e sono il principale ostacolo al progresso.

In verità gli indios vogliono partecipare ad uno sviluppo socialmente giusto, economicamente sostenibile ed ecologicamente sano. Uno sviluppo giusto non è possibile senza il riconoscimento definitivo delle terre indigene, principalmente quelle di Raposa Serra do Sol, dove avvengono conflitti che coinvolgono indios, grandi proprietari terrieri, militari e abitanti di villaggi installatisi illegalmente.
Ma la sola demarcazione della terra non risolve il problema. E’ necessario allontanare gli invasori, salvaguardare giuridicamente il territorio da azioni predatorie e incentivare la produzione, rispettando la cultura di ogni popolo.

In tale senso è urgente approvare lo Statuto degli popoli indigeni e regolamentare lo sfruttamento minerario: progetti che attendono nel cassetto da 14 anni.

Piccoli contadini
Abbandonati alla loro sorte, i piccoli agricoltori di Roraima non godono di alcun progetto ufficiale di politica economica. Invece il governo offre incentivi fiscali a grandi proprietari terrieri e multinazionali nelle piantagioni di acacia mangium, su migliaia e migliaia di ettari, per produrre “pasta base”, usata nel processo della cellulosa.

Sette produttori di riso sono stati sostenuti dal governo nel coltivare giganteschi campi nell’area Raposa Serra do Sol.
Piantare acacia mangium e coltivare riso o soia su migliaia e migliaia di ettari favoriscono il latifondo e la monocoltura, causando danni ambientali irreversibili.
A fronte di questo, i piccoli contadini sopravvivono nei loro insediamenti, ma senza poter commerciare il poco che producono; hanno enormi difficoltà di accesso al credito e all’assistenza tecnica; ai loro figli mancano scuola e assistenza sanitaria.

Tale situazione porta a disgregazione familiare, violenza, alcoolismo e abbandono della terra.

Emarginati della città
In città i lavoratori soffrono per mancanza di posti di lavoro. Le maggiori opportunità di occupazione si trovano in attività informali. Queste però favoriscono l’incertezza e, di conseguenza, il predominio di una rete clientelare: attraverso “amicizie”, si accede a posti di pubblico impiego senza aver superato il concorso. Poi il favore deve essere politicamente ricambiato.
Economicamente Roraima è uno stato che dipende, al 70%, da sovvenzioni federali: quindi il governo locale è quasi l’unico datore di lavoro.

Questo favorisce la corruzione. Ciò è avvenuto anche nelle ultime elezioni con la Lista dos gafanhotos (lista delle cavallette), cioè con il pagamento di salari a funzionari pubblici inesistenti. In soli sei mesi furono bruciati oltre 2 milioni di euro per pagare stipendi, attraverso procure, a fantomatici impiegati. Questa politica continua, benché sia considerata reato. E i colpevoli restano impuniti.

Degrado ambientale
Dati forniti dall’Istituto nazionale di ricerche spaziali (Inpe) rivelano che a Roraima, per esempio, 22 mila ettari furono disboscati nel 1999.

Ma di questa area solo il 5,6% fu autorizzato dall’Istituto brasiliano dell’ambiente. Pertanto il disboscamento è avvenuto e avviene, in massima parte, in modo illegale.
Il degrado ambientale urbano è dovuto, principalmente, all’occupazione di aree di preservazione permanente, ed è connesso alla mancanza di pianificazione e controllo delle attività economiche locali, all’uso indiscriminato del suolo, all’assenza di programmi di educazione ambientale e alla deficienza di controllo e tassazione delle opere rischiose per l’ambiente.
Fiumi e corsi d’acqua non navigabili delle città sono inquinati.

L’inquinamento è causato soprattutto da disboscamenti illegali ed incendi della foresta ciliare, da costruzioni in aree di preservazione permanente, da agrotossici e rifiuti, da fogne che raggiungono le acque, da fornaci di tegole, mattonelle e ceramiche, dalla rimozione di sabbia dal letto dei fiumi.

Sfide
Nos existimos vuole arrestare la continuità di progetti negativi per indios e agricoltori, che li forzano all’abbandono dei villaggi, causando conflitti ed esclusione sociale in campagna come in città.
L’esclusione di indios, lavoratori rurali e urbani fa parte della strategia di occupazione territoriale del governo locale, basata negli anni ‘80 sull’incentivo all’emigrazione di braccianti agricoli e minatori dal nord-est brasiliano.
Questi brasiliani furono ingannati con la promessa dell’El dorado.

Poi, abbandonati al loro destino, sono serviti per l’affermazione di politici venuti dall’esterno e la formazione del nuovo stato di Roraima, che abbisognava di 200 mila individui per essere costituito: in accordo alla Costituzione federale del 1988.
Oggi i nuovi emigrati continuano ad essere usati per la formazione di “feudi elettorali”.
Poiché indios, contadini ed emarginati della città sono caduti nella trappola del potere, facendosi guerra fra loro, la loro alleanza è l’unica strada per iniziare un cammino diverso.

Collegamenti
In evidenza