Fotografi a Siena nell’800 da oggi sino al 27 Gennaio 2002al Santa Maria della Scala


Il Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari, il Comune di Siena e l’Istituzione Santa Maria della Scala presentano nello splendido spazio espositivo di Santa Maria della Scala la mostra “Fotografi a Siena nell’800 ”.
Meta privilegiata, fin dal cinquecento, del viaggio artistico in Italia, è tuttavia solo nella seconda metà dell’800 che Siena viene nuovamente ‘scoperta’ per il suo carattere medievale, definita nelle guide turistiche dell’epoca “una delle città più importanti per lo studio dell’arte del XIII e XIV secolo, dopo Roma, Firenze e Venezia”.
Questa riscoperta dei primitivi ed in particolare dell’architettura gotica, coincide con l’affermarsi di un dilagante processo di riappropriazione delle radici storiche, esaltato dopo l’Unità d’Italia dalla necessità di ricercare un’identità propriamente nazionale.
A questo programma di identificazione nazionale partecipa in modo significativo, ma tutt’oggi poco analizzato nella complessità delle sue manifestazioni, il mezzo fotografico, ovvero i molti professionisti della camera oscura che con il loro lavoro sono stati i primi interpreti di queste nuove istanze culturali.
I monumenti più celebri della città di Siena sono riprodotti fotograficamente dagli Alinari già verso la metà del XIX secolo, citati nel loro primo catalogo commerciale del 1856, ampliando via via nei decenni successivi il loro repertorio documentario in occasione di molteplici e capillari campagne fotografiche in territorio senese.
Siena diviene, dunque, fin dalle origini dell’applicazione della ‘prodigiosa invenzione’ uno dei ‘topoi’ privilegiati dalla produzione fotografica dei maggiori atelier italiani, come Alinari, Brogi, Sommer, e molti altri ancora, trovando nel loro impegno documentario espressione di un’attenta lettura del grande patrimonio monumentale della città.
Contemporaneamente al lavoro svolto dai più noti professionisti della storia della fotografia italiana, operano stabilmente a Siena alcuni fotografi di notevole esperienza e qualità artistica, tra i quali in particolare si ricorda Paolo Lombardi, attivo nella città dalla fine degli anni ’50 del XIX secolo. Lo Studio Lombardi lavorò alla capillare documentazione della storia artistica senese e può essere considerato oggi il più ‘fedele’ testimone della città nella sua realtà sociale, storica e artistica ottocentesca.
Molti altri fotografi locali, infine, arricchiscono il capitolo della storia della fotografia a Siena, per la prima volta studiato e scritto in occasione di questa mostra che presenta al pubblico 180 preziose immagini (per la maggior parte “vintage print”) provenienti dal Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari, dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma, dalla Biblioteca degli Intronati di Siena, dalla Soprintendenza di Siena e infine da molti collezionisti privati. Il volume, catalogo della mostra, è edito da Alinari, contiene i testi di Omar Calabrese, Giuliano Catoni, Luigi Tomassini e Monica Maffioli.

Santa Maria della Scala
Edificato di fronte alla cattedrale di Siena, il Santa Maria della Scala costituì uno dei primi ospedali europei, con una propria organizzazione per accogliere i pellegrini e sostenere i poveri e i fanciulli abbandonati.
La sua istituzione si deve ai canonici del Duomo, anche se una leggenda medievale senese parla di un mitico fondatore, tale Sorore, calzolaio, morto nell’anno 898.
Grazie ai lasciti delle grandi famiglie della città e alle cospicue elemosine che affluivano nelle casse del Santa Maria, l’ospedale acquistò subito un peso rilevante nell’economia della repubblica senese, nel territorio della quale erano sparse numerose proprietà agricole, dette grance, che hanno costituito per secoli una fonte di sostegno all’intensa attività dell’ospedale.
Il nucleo originario del Santa Maria è rappresentato dalla chiesa, edificata attorno alla metà del Duecento, e sviluppata nella forma attuale alla fine del XV secolo. Numerosi grandi artisti senesi hanno lavorato per la committenza dell’ospedale, tanto da poterlo considerare il terzo polo artistico della città, insieme alla cattedrale e al Palazzo Pubblico.
Uno degli esempi più prestigiosi in tal senso è il Pellegrinaio, costruito nella seconda metà del Trecento, e affrescato quasi un secolo più tardi, con un importante ciclo dedicato alla storia dell’ospedale.
Da alcuni anni il Santa Maria della Scala ha esaurito le proprie funzioni sanitarie, e l’Amministrazione Comunale sta procedendo al suo pieno recupero, attraverso un articolato progetto che ha affiancato l’apertura dei cantieri all’allestimento di alcuni percorsi museali, che stanno sempre più delineando una varietà di temi culturali per il pubblico.
Dal 1995 sono stati progressivamente restaurati e aperti ambienti monumentali (il Pellegrinaio, la Sagrestia Vecchia, la chiesa della Santissima Annunziata) e oratori, cappelle, cicli pittorici rinascimentali, spazi espositivi e cantieri di restauro come quello della quattrocentesca Fonte Gaia di Jacopo della Quercia, nonché il nuovo museo archeologico.
Il progetto prevede anche l’organizzazione di numerose attività collegate alle esigenze turistiche, di studio e di ricerca per una molteplicità di pubblici che sempre più stanno identificando il Santa Maria della Scala come un riferimento privilegiato per la cultura europea.

Redazione Nove da Firenze