Presentato il più grande sistema carsico sotterraneo d'Italia


STAZZEMA (LUCCA)- La Toscana presenta al mondo un nuovo gioiello, fino a oggi nascosto nelle viscere delle Alpi Apuane. Si chiama Antro del Corchia ed è uno spettacolare mondo di grotte, gallerie, cunicoli che si estendono per 70 km e costituiscono così il più grande sistema carsico conosciuto in Italia. Questa opera sotterranea della natura in cui si succedono foreste di stalattiti e laghi, canaloni mozzafiato e concrezioni calcaree di tutti i colori, è stata finalmente resa accessibile al pubblico. Dopo un mese di pre-apertura sperimentale, l’Antro è stato presentato ufficialmente alla stampa. A ‘guidare’ la visita il presidente della Regione Toscana Claudio Martini. “Quello cui assistiamo oggi – ha detto – è uno spettacolo mozzafiato. In una Toscana così ricca di espressioni della creatività dell’uomo questa volta è la natura a offrirci una opera d’arte assolutamente unica”.
Il presidente ha ricordato il percorso che ha reso possibile l’apertura al pubblico dell’Antro: “Fondamentale è stata la collaborazione e l’impegno delle istituzioni, in particolare di quelle operanti nel territorio. L’opera è stata realizzata con un totale di 3 miliardi e 125 milioni di investimenti: 2 miliardi e 578 milioni cofinanziati da Unione europea, Regione, Stato, gli altri a carico del Parco delle Alpi Apuane e del Comune di Stazzema”. Un impegno notevole, che però potrà produrre una forte ricaduta economica: “L’obiettivo che la Regione ha voluto perseguire finanziando questa opera – ha spiegato Martini - è stato innanzitutto quello di valorizzare e differenziare l’offerta turistica dell’intera zona. L’Antro del Corchia si trova infatti a pochi chilometri di distanza dalle spiagge della Versilia, che anche quest’anno hanno registrato nei mesi estivi un boom di presenze. Ed è anche la vicinanza delle Alpi Apuane, arricchite da questo nuovo tesoro, a rendere il litorale versiliese così speciale”. L’Antro può dunque diventare un nuovo volano turistico, dunque, ma a una condizione: assoluto rispetto delle condizioni ambientali. “Su questo fronte – ha aggiunto il presidente – la nostra attenzione è massima. Già prima dell’apertura al pubblico l’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale) in collaborazione con il Parco e la Federazione speleologica italiana, ha sottoposto a monitoraggio il tratto visitabile dell’Antro. Si tratta del primo caso in Italia di indagine su una grotta prima ancora della sua apertura al turismo, con l’obiettivo di ricavare dati di confronto tra la situazione ‘naturale’ e quella ‘modificata’ dopo l’apertura al pubblico. Questo confronto permetterà di limitare gli afflussi di visitatori al di sotto della così detta ‘capacità di carico’ in un ambiente naturale particolarmente delicato come quello dell’Antro”. Nella sua presentazione, infine Martini ha ricordato il valore anche emblematico di questa apertura, che giunge a poco più di 5 anni da un evento di segno del tutto opposto: l’alluvione che il 19 giugno del 1996 mise in ginocchio quest’area e in particolare il comune di Stazzema nel cui territorio si trova il monte Corchia. Una pagina tragica, le cui ferite, almeno quelle inferte all’ambiente e al territorio, sono state quasi completamente rimarginate. “Il completamento dei lavori di ricostruzione e la messa in sicurezza dell’intera zona – ha sottolineato Martini - si intreccia con l’apertura dlel’Antro: oggi questa zona, non solo ha recuperato il volto devastato dall’alluvione, ma ha un’occasione importante di potenziamento e sviluppo della sua economia”.
La partenza. Per iniziare la visita la prima tappa non può non essere il paese di Levigliani di Stazzema, a cui si arriva seguendo quella strada provinciale di Arni che attraversa le Alpi Apuane collegando la costa versiliese alla Garfagnana. Incastonata su una sorta di terrazza orografica, a 600 metri di altitudine, alla base di delle imponenti pareti del Monte Corchia e con una spettacolare vista sul mare, Levigliani merita senz’altro una sosta. L’ingresso all’Antro dista 2 chilometri dall’abitato e si raggiunge in pochi minuti grazie ad un servizio navetta che risale una strada marmifera fino a quota 860 metri. Alla cavità naturale si accede attraverso un accesso ricavato all’interno di un vecchio saggio estrattivo, superando tre porte in successione, installate per controllare gli scambi di corrente tra l’ambiente esterno e quello interno.
L’ingresso in grotta
Superate le tre porte, si apre il tunnel vero e proprio, tutto rigorosamente naturale, a quota 880 metri. Si procede attraverso un percorso attrezzato di passerelle e gradoni di acciaio, mai a contatto con il fondo della grotta, con un’illuminazione che si attiva al passaggio dei visitatori.
Sulla destra, appena entrati nella cavità, si nota una prima concrezione stalagmitica, di forma conica, denominata Il Gendarme, poi si affronta subito una discesa in forte pendenza (37 metri di dislivello, 212 scalini) attraverso la Galleria Franosa – cavità che supera anche i 30 metri di altezza, con una larghezza mai superiore ai 4 metri – e si procede poi attraverso la Galleria degli Inglesi (così detta perché scoperta nel 1968 da speleologi del Derbyshire): 245 metri di lunghezza, nella parte attrezzata, che consentono di ammirare uno scenario di particolare suggestione, quello di un reticolo di gallerie che sembrano aprirsi ovunque si getti lo sguardo, tra pozzi, salti, blocchi di marmi dai colori viola scuro. Qui, come nella successiva Galleria del Venerdì (261 metri, si chiama così perché fu scoperto in un venerdì del 1968 dal Gruppo speleologico fiorentino), le sorprese sono innumerevoli: dalla Galleria della Neve che si apre in alto alla cascatella che precipita da un alto camino incidendo la parete con ampie scanalature, dalle striature rosso ruggine al rumore di un fiume sotterraneo che giunge dal basso, nei giorni di piena. Un anfratto stalagmitico è stato ribattezzato Capanna trogloditica. Un ponticello supera le acque trasparenti del Laghetto del Venerdì. E ancora ecco la stretta e profonda forra in cui si getta un torrentello. Arriviamo al cuore della visita, con il percorso attrezzato che disegna un anello di 321 metri.
La foresta delle stalattiti
La bellezza di quanto si è visto finora sta per lasciare il posto ad una vorticosa successione di spettacoli mozzafiato, ad un mondo sotterraneo che lo speleologo Jean-Carlo Fait ha definito un’oasi di rara bellezza in un mondo di pietra, di fango e d’acqua. Funziona da anticamera la Foresta pietrificata: foresta, perché stalattiti e stalagmiti ci circondano da ogni lato, imponendo un percorso a zig-zag, alla ricerca di un varco; pietrificata, perché l’acqua non scorre più, non vivifica. Pochi passi ancora e si entra nella parte “viva”, ovvero nella straordinaria Galleria delle Stalattiti: uno spettacolo indescrivibile di stalattiti e stalagmiti, trine e drappeggi di pietra in tutte le forme e le varietà cromatiche, tra pareti che sembrano scolpite e pozze d’acqua limpida. La sensazione di essere al cospetto di un’opera d’arte è rafforzata dalla vista dell’unico pilastro che sembra sorreggere la volta. Poche sale sotterranee possono regalare questo impatto.
Milioni di anni fa. La storia geologica dell’Antro del Corchia affonda nella notte dei tempi e per ripercorrerla bisognerebbe passare attraverso i movimenti delle varie epoche geologiche, a partire dal Pliocene medio-inferiore. Si stima che il reticolo del Corchia, con le sue grandi gallerie e i pozzi a strapiombo si siano formati circa 5 milioni di anni fa, passando attraverso più fasi di sviluppo. E’ questo l’ordine dei “tempi” su cui misurare i fenomeni carsici, sulle Alpi Apuane particolarmente frequenti e diffusi, per la presenza di rocce carbonatiche e l’elevata piovosità. Una concomitanza di fattori che si è tradotta non tanto in manifestazioni superficiali, come pozzi e doline, quanto in una rete di cavità sotterranee assolutamente grandiosa. Ed è una realtà pressochè unica in Italia, che vanta anche diversi primati: come quello di profondità, con l’Abisso Olivier (1.215 metri) e quello di lunghezza, appunto con i 60 chilometri del complesso del Corchia.
La prima esplorazione
Storia geologica a parte, anche la storia del legame tra l’uomo e l’Antro del Corchia è lunga e importante. “Su le balze della Corchia che guardano Levigliani fu scoperta nel 1840 l’apertura di una grotta: la quale eccitando la curiosità di molti sospinse il Sig. Simi a fare eseguire le operazioni necessarie per penetrare nell’interno di essa; e vi si cacciò infatti dentro, e la discorse per lungo tratto e quanto era possibile. Tra le cose più notevoli che quivi accadde di osservare fu questo, che rotte le coste stalattitiche che ne intonacavano le pareti si trovò che queste erano fatte di candidissimo marmo statuario…”. Così scriveva nel 1847 il professor Leopoldo Pilla dell’università di Pisa, ricordando la prima esplorazione dell'Antro del Corchia, di cui si rese protagonista Emilio Simi (1820-1875), maturalista ed imprenditore di Levignani. L’Antro si chiamava allora “Buca della Ventajola”e le cave non erano state ancora aperte per sfruttare la grande ricchezza della montagna, il marmo: le attività estrattive sul monte Corchia iniziarono infatti solo nel 1841, ad opera di Angiolo Simi, padre di Emilio. Una storia plurisecolare che è arrivata ai nostri giorni.
Dalle cave al turismo
E’ tuttavia solo in tempi molto recenti che si è iniziato a parlare di una fruizione turistica dell’Antro del Corchia e del turismo come nuovo tesoro di un territorio che per generazioni e generazioni ha legato la sua economia soprattutto alle cave. La realizzazione del progetto si incrocia con la storia del Parco regionale delle Alpi Apuane, ma anche con l’impegno per la ricostruzione dopo l’alluvione che il 19 giugno 1996 ha duramente colpito il comune di Stazzema, nel cui territorio ricade amministrativamente il monte Corchia. Finanziati dall’Unione europea, dalla Regione Toscana, dal parco delle Alpi Apuane e dal comune di Stazzema, i lavori di scavo della galleria artificiale che precede la cavità naturale sono iniziati l’8 marzo 1999 e hanno avuto termine il 10 luglio successivo. Nell’agosto successivo si è verificato il crollo di un tratto della volta, che ha imposto un intervento di consolidamento prima di proseguire. Nel corso del 2000 si è provveduto a sistemare le passerelle nella grotta naturale. Gli impianti tecnologici, in particolare il sistema di illuminazione, sono stati ultimati nei primi mesi del 2001. Da alcune settimane è stata avviata una preapertura sperimentale che consentirà di mettere a punto tutta la complessa macchina organizzativa. La gestione dell’Antro del Corchia entrerà infatti a pieno regime dal prossimo autunno.
La scelta del turismo sostenibile
Va sottolineato il fatto che tutto il progetto realizzato ha una forte valenza di sostenibilità. E non solo per il fatto che valorizza fortemente le Alpi Apuane dal punto di vista di un turismo attento ai valori naturali. Ma anche perché tutti gli interventi sono stati mirati ad un basso impatto ambientale, evitando di produrre modificazioni sensibili ed irreversibili. In questo modo, tre serie di porte, realizzate nella galleria artificiale, controlleranno gli scambi gassosi tra esterno ed interno. L’impianto di illuminazione – un sistema di luce diffusa e dislocata lungo il percorso, si attiverà solo al passaggio dei visitatori, in modo da attenuare i suoi effetti sul mondo vivente e non vivente sotterraneo. L’afflusso dei turisti sarà contingentato. Va segnalato che già prima dell’apertura al pubblico l’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale), in collaborazione con il Parco e con la Federazione speleologica toscana, ha sottoposto a monitoraggio il tratto visitabile dell’Antro. E’ il primo caso in Italia di indagine preventiva di una grotta, che consentirà di disporre di dati di confronto tra situazione naturale e situazione modificata dall’apertura al pubblico. Sarà così possibile limitare gli afflussi di visitatori al di sotto della cosiddetta “capacità di carico” di un ambiente molto delicato.

LE STRUTTURE DEL PARCO
Sono in funzione i centri visita di Seravezza (Lu), Castelnuovo Garfagnana (Lu), Forno (Ms) e il centro residenziale di didattica ambientale a Vinca di Fivizzano (Ms). Da visitare, in estate, anche l’Orto Botanico “Pietro Pellegrini” a Pian della Fioba (Massa) e il Museo del territorio dell’Alta Valle Aulella a Casola in Lunigiana. Contattando i centri visita è possibile usufruire del servizio di guide del parco per la visita degli ambienti naturali e per iniziative e programmi di educazione e didattica ambientale.

L’OSPITALITA’
Nei paesi
Esistono alberghi, pensioni, strutture agrituristiche e campeggi. Recapiti e prezzi possono essere richiesti ai tre centri visite del parco
In montagna
Sono in funzione sette rifugi del Club alpino italiano, aperti - di regola - tutti i giorni nella stagione estiva e soltanto nel fine settimana durante gli altri mesi dell’anno. Sono anche disponibili baite in autogestione nell’alpeggio del Puntato (Stazzema).

COSA FARE NEL PARCO
Foto naturalistiche
La flora, quanto mai ricca di specie, offre la possibilità di fissare l’immagine di inconsuete e rare fioriture.
Escursioni e trekking
Assai fitta è la rete di sentieri presenti sulle Apuane, anche di notevole valore alpinistico. Il Club alpino italiano ne ha tracciati ben 84, oltre a 4 ferrate e 10 vie di lizza. Escursioni di gruppo sono organizzate dai centri visita e dalle cooperative, con la collaborazione delle guide del parco.
Mountain-bike
Numerosi sono i percorsi adatti alla mountain bike in tutte le Apuane, con la possibilità di traversate di grande interesse panoramico e sportivo.
A cavallo
Il parco è percorso da ippovie, spesso ad anello, che si dipartono da un itinerario principale di scavalcamento della catena, lungo la direttrice Camaiore - Alto Matanna - Trassilico - Camporgiano.
La canoa
Può essere praticata lungo il torrente Aulella, da Soliera verso Aulla, nella Turrite Cava a valle di uno sbarramento artificiale sotto il paese di Fabbriche di Vallico e lungo la Turrite Secca, a partire da poco a monte del paese di Torrite, fino a Castelnuovo Garfagnana.
Sci alpinismo
Alcuni suggestivi ed impegnativi itinerari di sci alpinismo sono possibili soprattutto nelle Apuane settentrionali (Carcaraia, Orto di Donna, Arnetola), dove il manto nevoso raggiunge discreti livelli e si mantiene più a lungo.
Alpinismo
Le Apuane devono il loro appellativo di Alpi, sia alle forme del rilievo, sia all’attività alpinistica, qui praticata fin dai suoi albori, a partire dall’ultimo trentennio dell’Ottocento. Le pareti calcaree, dal monte Nona fino al Pizzo d’Uccello, offrono numerosissime opportunità per arrampicate classiche, salite invernali e free climbing, con diversi gradi di difficoltà.

SPECIE DIFFUSE E RARITA’ NEL PARCO
La flora
Il parco può vantare molte specie rare ed endemiche, come la Stellina delle Apuane (Galium paleoitalicum), che vive solo sulle Apuane e in poche località della Campania e della Calabria, la Silene lanuginosa (Silene lanuginosa), esclusiva delle Apuane, con i suoi fiori bianchi che è possibile incontrare su rupi calcaree soleggiate a quote superiori a mille metri, come la Centaurea del monte Borla (Centaurea montis-borlae), che vegeta sulle rocce calcaree, in pochi metri quadrati di superficie, nei pressi della Foce di Pianza, al di sotto del monte Borla, con i suoi fiori di colore roseo-violetto, come la Globularia delle Apuane (Globularia incanescens), endemica dei rilievi calcarei delle Apuane e dell’Appennino lucchese, piccola pianta perenne con fusto breve e piccoli fiori dalla corolla azzurro-violacea, come l’Erba perla-rupestre (Moltkia suffruticosa) e il Cerastio apuano (Cerastium apuanum), come ancora l’Assenzio lucido (Artemisia nitida), piccola pianta con forte odore aromatico che fiorisce nella tarda estate e compare solo sulle Apuane e sulla Alpi Orientali, come l’Amor nascosto (Aquilegia bertolonii), dai fiori azzurro-violetti con petali esterni disposti a stella e gli interni a forma di cappuccio e prolungati in speroni, come il Salice delle Apuane (Salix crataegifolia) e il Ranno delle Apuane (Rhamnus glaucophyllus), due arbusti endemici, come la Vandeboschia (Vandenboschia speciosa), una felce rara, in costante pericolo d’estinzione, che sopravvive nei microambienti decisamente umidi ed ombrosi delle Apuane.
La fauna
Sulle Alpi Apuane nidifica anche l’aquila reale, la cui presenza è stimata almeno in tre coppie, ma molte altre sarebbero le specie da segnalare. Come l’arvicola delle nevi, piccolo roditore che dal Nord ha raggiunto l’Appennino settentrionale durante l’ultima glaciazione, nelle Apuane rinvenuto solo nella zona di Arni – Campagrina; come la rondine montana, la cui presenza è legata a quella di pareti rocciose prive di vegetazione e ben esposte, come il sordone, il codirossone, il picchio muraiolo e il gracchio corallino. Il corvo imperiale sembra aver ricolonizzato le Apuane in questi ultimi anni. La salamandrina dagli occhiali è abbastanza frequente tra i 250 e gli 800 metri di quota, soprattutto nel versante marittimo della catena. Il geotritone di Ambrosi, un anfibio, è una specie assai comune e non difficile da incontrarsi negli ambienti a lei più congeniali. Talvolta la si ritrova anche all’interno delle grotte carsiche di cui è ricchissimo il territorio. Non bisogna dimenticare che le Alpi Apuane sono il territorio più ricco di grotte della Toscana e uno dei più importanti d’Italia e d’Europa. La fauna delle grotte apuane si presenta quanto mai varia ed interessante, con numerose forme endemiche, evolutesi in tempi relativamente recenti, per l’isolamento apuano dai territori circostanti e per la posizione geografica al limite fra l’Italia continentale e quella insulare.
Tra gli insetti sono state fino ad ora identificate diverse specie endemiche. I vertebrati annoverano soprattutto un folto stuolo di pipistrelli e specie affini. I chirotteri osservati nelle varie grotte sono, in particolare, il ferro di cavallo maggiore, il minore e l’euriale. Inoltre, si aggiungono il vespertilio maggiore e il minore.
Sci alpinismo
Alcuni suggestivi ed impegnativi itinerari di sci alpinismo sono possibili soprattutto nelle Apuane settentrionali (Carcaraia, Orto di Donna, Arnetola), dove il manto nevoso raggiunge discreti livelli e si mantiene più a lungo.
Alpinismo
Le Apuane devono il loro appellativo di Alpi, sia alle forme del rilievo, sia all’attività alpinistica, qui praticata fin dai suoi albori, a partire dall’ultimo trentennio dell’Ottocento. Le pareti calcaree, dal monte Nona fino al Pizzo d’Uccello, offrono numerosissime opportunità per arrampicate classiche, salite invernali e free climbing, con diversi gradi di difficoltà.

Informazioni e prenotazioni per l’Antro del Corchia:
Foresteria del Parco delle Alpi Apuane, Levigliani di Stazzema (Lucca), via IV Novembre, 70 - tel./fax 0584/778405
Informazioni su strutture ricettive e visite guidate al Parco presso i Centri visita:
- Seravezza (Lucca), via Corrado del Greco, 11 - tel./fax 0584/756144
- Castelnuovo Garfagnana (Lucca), piazza delle Erbe, 1 - tel./fax 0583/644242
- Forno di Massa (Massa-Carrara), c/o ex filanda - tel./fax 0585/315300
e-mail: info@parcapuane.toscana.it

Redazione Nove da Firenze