10 milioni per le RSA in Toscana

La "lotteria del codice postale": fallimento della trasparenza

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
11 Agosto 2026 23:30
10 milioni per le RSA in Toscana

Per una famiglia toscana che assiste un anziano non più autosufficiente, la ricerca di un posto in RSA non è una questione burocratica, ma un calvario fatto di attese estenuanti e bilanci domestici al collasso. Oggi, la Regione Toscana ha annunciato uno stanziamento straordinario di 10 milioni di euro per abbattere le liste d’attesa, promettendo l'inserimento di circa 700 persone entro l'anno. Ma dietro la cortina di fumo dei grandi annunci si nasconde una realtà fatta di disparità, opacità amministrativa e una ritirata del pubblico che sembra ormai irreversibile. Questi soldi bastano davvero o sono solo un azzardo contabile per arrivare a Capodanno?

L'analisi dei fondi assegnati zona per zona rivela una "Postcode Lottery" che offende il principio di equità universale. Mentre la media regionale è di 5.305 euro per ogni persona in lista, il riparto territoriale appare schizofrenico.

  • Il caso Livorno: Nella zona Livornese, dove risultano 31 persone in attesa, lo stanziamento è di circa 912.765 euro, ovvero 29.444 euro per persona.
  • Il paradosso di Firenze: Nella zona Fiorentina, che detiene il triste record di 206 persone in attesa, lo stanziamento pro capite crolla a soli 2.151 euro. Un anziano a Livorno "vale" per la Regione quattordici volte uno di Firenze.

Il divario diventa statistica inappellabile se guardiamo alle Aziende Sanitarie: la Toscana Nord-Ovest (con il 25,4% della lista) riceve il 55,8% dei fondi, mentre la Toscana Sud-Est (25,9% della lista) deve accontentarsi di un misero 10,2%. Qual è il criterio? La Regione tace sulla componente principale del fondo, ben 7,5 milioni di euro, i cui parametri di riparto rimangono ad oggi non pubblicati e illeggibili.

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"È un dovere civico pretendere che i criteri di assegnazione di oltre 7,5 milioni di euro non siano un segreto di corridoio. Perché territori con bisogni simili ricevono risposte economiche così distanti? La mancanza di trasparenza è il primo ostacolo a un welfare realmente universale" afferma il consigliere comunale Dmitrj Palagi.

A Firenze, il problema non è solo economico, ma fisico: i posti non esistono. Al 29 luglio 2026, nelle 35 RSA accreditate del Comune, i posti liberi erano esattamente zero. Senza nuovi letti, lo stanziamento di 443.072 euro per 49 "nuovi ingressi" rischia di essere un mero cambio di etichetta contabile: fondi usati per coprire la quota sanitaria di chi è già ospite privatamente, senza togliere una sola persona dalla lista d'attesa fisica.

Ma c'è di peggio. Anche quando la Regione paga la quota sanitaria (59,10 euro), le famiglie restano schiacciate dalla quota sociale. A Firenze, questa oscilla tra i 52,79 e i 70,00 euro al giorno. Il Comune però integra la spesa solo fino a un tetto di 53,50 euro, fermo dal 2024. Il risultato? Una famiglia con "massimo diritto" al contributo pubblico deve comunque sborsare di tasca propria fino a 500 euro al mese. Un'imposta occulta sulla fragilità che colpisce proprio chi dovrebbe essere protetto.

La delibera regionale è una soluzione "a tempo". I fondi sono calcolati chirurgicamente per coprire i 153 giorni che restano tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026. Cosa accadrà a chi entra oggi in RSA il 1° gennaio 2027? La programmazione sembra navigare a vista. Se lo stanziamento fosse proiettato su 12 mesi anziché su 5, i 49 posti annunciati per Firenze si ridurrebbero ad appena 20. La Regione ha annunciato 12 milioni di euro per il 2027 destinati agli adeguamenti contrattuali dei lavoratori, ma resta una domanda provocatoria: stiamo finanziando i contratti di chi lavora in strutture che, tra pochi mesi, potrebbero non avere più la copertura economica per i posti letto appena creati?

Mentre la politica annuncia investimenti, il sistema pubblico si ritira per sottrazione. L'esempio è la RSA Le Civette di San Salvi. Da 60 posti iniziali è passata a 40 nel 2017 e infine a 20 posti effettivi dal novembre 2023, con un'intera ala chiusa senza un solo atto di programmazione ufficiale. Il Centro Diurno Alzheimer è stato spento con una semplice comunicazione burocratica allo sportello SUAP. L'unico canale informativo pubblico, il portale regionale, descrive ancora Le Civette come una struttura da 40 posti con Centro Diurno attivo. Un'amministrazione che non aggiorna nemmeno i propri dati mentre taglia i servizi è un'amministrazione che ha rinunciato a governare.

In questo vuoto pubblico, avanzano i privati. Nel solo 2025, a Firenze, 291 posti in tre strutture sono passati a società con sede a Milano, tra cui holding del settore aerospaziale e gruppi bancari come Intesa Sanpaolo (tramite SGR). A Firenze, 30 RSA su 35 sono ormai private. Stiamo consegnando l'assistenza agli anziani a soggetti che estraggono margini di profitto dalla scarsità di posti pubblici. È questo il "modello pubblico e universale" di cui parla la Giunta?

Tra le misure di contorno, la Regione presenta come novità il programma "Sostegno Fragilità Anziani" (12,8 milioni), che però è l’undicesima edizione del già noto "Pronto Badante". Sebbene il numero unico (055 4383000) abbia registrato 1507 telefonate nel primo mese, si tratta di misure di orientamento che non risolvono il bisogno di assistenza H24. Tuttavia, per onestà intellettuale, va segnalato un reale passo avanti: la copertura totale della retta per la fase acuta della demenza (fino a 60 giorni). Una misura concreta che risponde a un bisogno drammatico, ma che rimane una goccia nel mare di un sistema in crisi strutturale.

Una lista d'attesa non è un dato demografico ineluttabile; è una scelta politica. Rappresenta il numero di cittadini a cui lo Stato ha deciso di negare un diritto. I 10 milioni stanziati sono un segnale, ma senza una trasparenza reale sui riparti, senza il ripristino di strutture pubbliche come Le Civette e senza lo sblocco dei tetti sulla quota sociale, restano un palliativo.

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