Stress e cattiva digestione: qual è il legame?

​Oggigiorno siamo tutti sempre più esposti a situazioni e condizioni potenzialmente stressanti, non soltanto a lavoro e in famiglia ma addirittura anche in vacanza


Il modo in cui reagiamo e affrontiamo queste situazioni ha a che vedere con la psiche e le emozioni, ha un impatto considerevole sulla nostra salute psicofisica e quindi sulla qualità della nostra vita.

Oggigiorno siamo tutti sempre più esposti a situazioni e condizioni potenzialmente stressanti, non soltanto a lavoro e in famiglia ma addirittura anche in vacanza, e il modo in cui reagiamo e affrontiamo queste situazioni ha a che vedere con la psiche e le emozioni, ha un impatto considerevole sulla nostra salute psicofisica e quindi sulla qualità della nostra vita.

Il nostro corpo risponde fisiologicamente allo stress e all’ansia in vari modi, ad esempio dandoci diversi campanelli di allarme per chiederci di rallentare o di fare qualcosa per affrontarlo. Un disturbo molto comune che si manifesta nelle persone stressate è sicuramente la dispepsia nervosa.

È il sintomo comunemente definito del “non digerire bene”, si tratta un’alterazione delle funzioni digestive dello stomaco caratterizzata soprattutto da dolore, bruciore, gonfiore e pesantezza addominale e solitamente si manifesta subito dopo i pasti. Al contrario di quanto si pensa comunemente, il cibo non ha grosse responsabilità sull’insorgenza di questo disturbo ma le cause sono appunto soprattutto psicologiche, legate ad uno stile di vita frenetico e abitudini quotidiane non sempre sane.

Lo dimostra il fatto che colpisce in particolare uomini e donne di mezza età sani, con analisi del sangue buone e in buona forma fisica, il cui unico disturbo è quello di non essere in grado di digerire bene, tanto che dopo aver mangiato, indipendentemente da cosa e quanto, avvertono questa sensazione di gonfiore e pesantezza addominale.

Sono diversi gli studi che hanno dimostrato la forte correlazione tra la dispepsia nervosa o funzionale e le situazioni stressanti o di ansia che coinvolgono sia la vita lavorativa che quella affettiva.

Chi ha problemi in famiglia o sul lavoro ha infatti più probabilità di essere colpito da questo disturbo e con più frequenza, soprattutto se si è disoccupati o divorziati.

Oltre al lavoro, che spesso costringe a ritmi troppo frenetici e ad impegni troppo esosi in termini di energie e tempo, ai problemi legati alla famiglia e alle relazioni in generale, un altro elemento che può incidere sulla salute psicofisica è la qualità della vita nella propria città.

Sono tanti i fattori che determinano se una città abbia un alto livello di qualità di vita o se sia un ulteriore fonte di stress, che in questo caso prende il nome di stress urbano, per le persone che la abitano. L’inquinamento, sia acustico che non, il traffico, la quantità e la qualità dei servizi offerti, come ad esempio i trasporti pubblici, la gestione dei rifiuti e così via sono tutti fattori che hanno un impatto molto profondo sulla nostra salute, anche se spesso non ce ne rendiamo conto.

Grazie ad una ricerca dell’Università La Sapienza di Roma che dal 2004 si occupa di stilare una classifica di “vivibilità” delle città e province italiane, tenendo in considerazione vari fattori (a cui si è fatto riferimento), è possibile capire se viviamo in una città che contribuisce a farci stare bene o male.

Secondo la classifica del 2018 Bolzano si conferma la città in cui si vive meglio, subito seguita dalle altre città settentrionali di Trento e Belluno.

La Capitale è invece la città che ha fatto registrare il peggioramento più evidente, precipitando di ben 18 posizioni, insieme ad un’altra grande città come Firenze, tristemente passata dalla 37° posizione addirittura alla 54°. Va meglio ad un’altra città toscana, ovvero Siena, che recupera sette posizioni classificandosi addirittura settima.

Dalla classifica generale si comprende che la qualità di vita migliore si ha nei piccoli centri, mentre nelle città italiane più grandi e popolate spesso la vita è più complicata.

Liberarsi dallo stress e da disturbi come la dispepsia nervosa è però possibile anche se si vive in grandi e caotiche città e facendo un lavoro stressante e impegnativo. È fondamentale riuscire a ricavarsi dei momenti solo per sé stessi, staccando da tutto, anche solo per qualche minuto.

È inoltre importante ricordare che, lo stress nel nostro corpo provoca una serie di reazioni a catena ad opera soprattutto di due ormoni: il cortisolo, definito proprio ormone dello stress, e l’adrenalina, due ormoni responsabili dei principali effetti sui nostri organi e in particolare l’apparato digerente.

L’insorgenza di disturbi come la dispepsia, quindi con sintomi come gonfiore addominale, digestione ecc., sono dovuti all’iperattività del sistema nervoso tipica dello stress che comporta problemi nella produzione di succhi gastrici che risultano in uno squilibrio del funzionamento degli organi dell’apparato digerente rendendo quindi più difficile la digestione e l’assimilazione del cibo.

Per ridurre i livelli di cortisolo e di conseguenza limitare l’insorgenza della dispepsia, la prima alleata rimane sempre un’alimentazione corretta e l’adozione di uno stile di vita quanto più possibile equilibrato. È quindi importante, prima di tutto, prendersi il giusto tempo per ogni pasto, indipendentemente dagli impegni di lavoro, masticando bene e a lungo. Oltre a questo, bisogna cercare di seguire un regime alimentare che sia il più possibile vario ed equilibrato nei diversi nutrienti e soprattutto ricco di vitamine, in particolare quelle del gruppo B, utili per produrre l’energia necessaria per tenere in salute il sistema nervoso.

Redazione Nove da Firenze