StrateCo, a Firenze nuove strategie di comunicazione: il passato è nel futuro

Dario Nardella intervista Enrico Mentana e poi Marco Damilano, Alessandra Sardoni, Diana Del Bufalo, Camihawke, Casa Surace e tanti altri


Due giorni, un palco specchio della realtà (reale) virtuale con ospiti ad alto tasso di socialità e soprattutto i giovani, con picchi di età media di 25 anni. Palazzo Vecchio ha ospitato la quinta edizione di StrateCo, il format ideato dal web strategist Benedetto Gerbasio, affidandosi a Marco Damilano ed al ricordo di Aldo Moro. Un incontro di 30 minuti che ha presentato il Moro uomo politico che stringeva mani tra Bari e Foggia, che inaugurava scuole ad Acquaviva delle Fonti e che si guardava intorno ed osservava un mondo in cui tra i giovanissimi in ascesa, circondati da scetticismo, c'era un tale Giulio Andreotti. Moro non è solo il caso Moro, ci è mancato e ci manca ancora.

"Chi non comunica scompare" questo il claim dell'evento che ha seguito sul palco gli ospiti.
Vera Gheno
ha accompagnato Maurizio Carucci in un vortice di parole scritte e pronunciate. Frasi raffinate nel setaccio dove è rimasta della crusca; dialettica, genuina. Vera è una sorta di paladina della lingua italiana e si destreggia tra il popolo di Twitter che sopraffatto dai dubbi vorrebbe forse giungere ad una sanatoria totale sulle eccezioni. 
Tra Michele Dalai e Roberto Burioni un'alchimia intensa ha guidato i presenti attraverso lo scontro tra scienza ed informazione, una didattica ammaliante che ha attraversato le fake news sui vaccini e le sfide della medicina ed arrivando alle leggende metropolitane, soffermandosi sotto ad un ventilatore acceso, di notte, in Corea del Sud.
Impeccabile Alessandra Sardoni, con stile inconfondibile ha dettato i tempi di un esuberante Francesco Cancellato desideroso di trasmettere alla platea pillole di una generazione che ha i libri alle spalle, il touch screen in mano e la lettura del pensiero nel futuro. Cancellato ha messo in un angolo l'ipocrisia, ha sbattuto in faccia ai giovanissimi i dati sul mondo del lavoro, citando Marco Biagi e spiegando che le riforme non si fanno con un compromesso solo e che la storia ha bisogno di coraggio. Ha detto tante volte "Germania". Forse a qualcuno è rimasto antipatico. Ha detto la verità.
Davide Boosta e Gio Evan hanno concluso la giornata del sabato con una stereo diffusione. "Siamo circondati dal cibo. Siamo attentissimi a quello che mangiamo, a quello che può farci male ed a quello che può farci stare bene. Abbiamo scelto di stare bene, allora perché ascoltiamo musica di merda?" (Boosta). 
La musica è un prodotto senza scadenza, una essenza dell'essere umano che avvicina culture totalmente diverse, questa la sintesi poetica. Quella pratica, spicciola: la musica non può morire, ma resta agonizzante, se nessuno ci investe in termini economici ed umani.

La domenica si è aperta con l'euforia della Generazione Z per Camihawke e Willwoosh, moderati con sapienza e grande presenza scenica da Tommaso Sacchi, curatore dell'Estate Fiorentina. Il futuro è lo storytelling, anzi siamo già oltre. La sperimentazione è alla base di un percorso che non può essere programmato. In 30 minuti emerge una società che non vuole farsi troppe domande ma cerca alcune risposte, che critica la burocrazia ma invita a proporsi al pubblico positivamente. Camilla e Guglielmo sono dei registi, l'alternanza ed il ritmo degli interventi non lascia dubbi su questo. Padroneggiano una scatola fluida che non ha più confini ma livelli e nella quale vince ancora l'improvvisazione. 
Diana Del Bufalo è quel colpo di vento che d'estate spalanca la finestra. Ha dettato lei i tempi ed il tema dell'intervento che ha accantonato l'idea del second screen per proporre come filo conduttore l'emozione. L'imprevedibilità ha avuto un effetto affascinante sul pubblico, conciliando per alcuni minuti la generazione di Bim Bum Bam con i figli delle App. Diana ha messo tutti d'accordo eliminando i filtri mentali ed arrivando paradossalmente alla testa. 
Francesca Barra (e Claudio Santamaria, gradito ospite a sorpresa) hanno accompagnato sul palco un talentuoso Francesco Motta che al di là della musica e delle parole, da ascoltare e riascoltare, ha vinto tutto.
Ha vinto perché ha saputo trasmettere il proprio pensiero con le pause dei mostri sacri della musica, perché ha fatto commuovere i suoi intervistatori, perché davanti ad un microfono assente si è inginocchiato ed ha suonato, nonostante tutto ha cantato concludendo l'esibizione con un "Grazie per il silenzio... davvero. Non capita spesso". 
Coinvolgente infine la compagnia di Casa Surace, i ragazzi che da coinquilini fuori sede sono diventati idoli della rete. Un'idea diventata professione. Mentre sullo schermo passano i video prodotti da ebay e TIM, loro riprendono il pubblico assorto e sorridente. Chi si aspetta la ricetta per il successo si deve accontentare della ricetta della nonna che viene presentata come la vera star del format, a seguire la mamma. Specchio di un'Italia che si prende ancora in giro, che ironizza tra nord e sud, esaltando quelle piccole manie che hanno reso grandi i Totò ed i Sordi. 

Un format micidiale quello di StrateCo, un'ottima scelta degli ospiti. Nella Comunicazione può esserci Strategia, ma anche no. Le nuove generazioni conoscono le dinamiche del web, sanno usare i social ed hanno sviluppato un linguaggio nuovo che forse ha creato un gap pazzesco. Per questo la Comunicazione non è solo giornalismo, ma è questa una buona base di partenza per narrare e commentare con cognizione di causa. Ma c'è spazio per tutto e per tutti? Sì, ma è uno spazio molto simile ad una bolla di sapone. Alla fine resta una grande certezza: abbiamo davanti un futuro che è molto simile al passato ed andrebbero conosciuti entrambi.

Ah già, l'evento più atteso, l'incontro tra Enrico Mentana ed il giovane pubblico fiorentino dei comunicatori, non "webeti" disposti a confrontarsi con gli esperti del settore. Intervistatore un sorprendente Dario Nardella, sindaco sempre più a suo agio sul palco che attraverso una lunga serie di domande traccia un percorso socio-logico ed accattivante nell'attualità politica italiana e non solo.
Il Direttore del TG La7, punto di riferimento nel panorama dell'informazione nazionale, non fa sconti: ironia pungente, e la mira di Robin Hood, gli permettono di scoccare frecce da destra a sinistra. Un suggestivo paragone tra Prodi e Conte, tra la necessità di trovare un leader e quella di ascoltare la gente.
Mentana sposa la proposta di Nardella sull'inserimento dell'ora obbligatoria di educazione civica (con voto) per un bisogno di conoscenza che permetterebbe oggi, ai sedicenti esperti della Costituzione, di misurarsi con il pesante fardello di un passato mai risolto. La Guerra persa, la dittatura e dunque la paura che ha comportato la divisione dei poteri, il depotenziamento dell'uomo solo al comando ed i veti incrociati, il bicameralismo ed i decreti legge..
Mentana lascia ai giovani un messaggio di speranza, figlio del realismo: "aiutatevi perché nessuno vi aiuterà". 
Ma lo scambio di battute, serrato, avvincente ed a tratti dissacrante tra Nardella e Mentana lo affidiamo alla copertura mediatica tradizionale (che sul singolo evento non è mancata), o meglio ad un pensiero dell'organizzatore di StrateCo, Benedetto Gerbasio che ha spiegato "Non ho voluto lo streaming, perché ritengo che eventi come questo siano da vivere fisicamente". Chi non era in Sala d'Armi, dunque, non saprà nient'altro da noi.

Antonio Lenoci