Rubrica — In cucina

Siamo tutti Chianti lovers

Foto di Miriam Curatolo

Conclusa ieri l'anteprima del Consorzio Vino Chianti. Successo confermato: in 4 mila alla Fortezza da Basso di Firenze per il vino più amato. Per il secondo anno consecutivo la partecipazione eccezionale del Consorzio di Tutela Morellino di Scansano


Una manifestazione piena di entusiasmo, dove si respira ottimismo e passione ad ogni stand, dove la qualità dei vini presentati è incredibilmente superiore a quanto ci si potesse attendere una decina di anni fa. E i mercati rispondono favorevolmente, soprattutto all’estero infatti il vino chianti trova negli ultimi anni canali sempre nuovi e più proficui.

Si può parlare di un vero e proprio “rinascimento” del Chianti enologico, con una maggiore chiarezza produttiva, senza voler per forza scimmiottare il fratello maggiore Chianti Classico. Ci siamo resi conto finalmente che il sangiovese che cresce fuori dall’area del classico non può averne le stesse caratteristiche avendo origine in un substrato geologico diverso. Tranne rari casi isolati i vini Chianti trovano la loro migliore collocazione nel menù se abbinati agli antipasti o ai primi piatti, e questo non è uno svilire le loro ambizioni di essere grandi vini ma bensì un centrarne la caratteristica organolettica principale che è e deve rimanere quella di un vino straordinariamente godibile nella giovane età, quando il fruttato e la spontaneità la fanno da padrone.

Si è ormai abbandonata quasi ovunque la voglia di pigiare sulle estrazioni dando così vita a vini ruvidi, con acidità e tannini in rilievo; ora i modelli sono altri, ci si orienta verso vini morbidi, vellutati, talvolta inserendo nell’uvaggio vitigni non autoctoni come il merlot che aiutano a tenere a bada gli spigoli del sangiovese. Anche l’uso della barrique è fortunatamente in declino, ci siamo accorti che il sangiovese mal la sopporta anche nelle sue versioni più potenti e concentrate provenienti dalle colline del Chianti Classico, figuriamoci quello delle zone limitrofe.

E anche l’approccio visivo al vino ha cambiato rotta; molte delle etichette presenti sono infatti dedicate graficamente ad un pubblico giovane e disimpegnato, il che non vuol dire disattento alla qualità. E quindi è tutto un fiorire di etichette colorate e giocose, giochi di contrasti di colore, stemmi stilizzati in bianco e nero, bottiglie che danno gioia già a vederle sul tavolo. E’ finita, speriamo, l’era dei blasoni, delle torri e dei castelli dietro ai quali spesso si celavano vini aciduli e spigolosi, ruvidi di tannini scomposti e mal vinificati.

Il pubblico accorso in massa alla Fortezza da Basso ha molto apprezzato la svolta in atto tanto da raddoppiare la presenza nel volgere di due anni; anche i giornalisti sono accorsi in gran numero certificando il grande interesse del mercato e dei media per questa denominazione.

Il numero delle aziende espositrici è cresciuto esponenzialmente fino ad arrivare alle 150 presenti ieri alla fortezza, quindi il 50% in più della scorsa edizione, andando ad occupare l’intero padiglione CAVANIGLIA.

Tutte le sottodenominazioni del chianti erano presenti, ed in più, gradito ospite, il consorzio del MORELLINO DI SCANSANO. Interessante l’assaggio delle anteprime, i vini appena fatti della vendemmia 2018, che ci fanno capire quale prospettiva avrà il nostro amato vino Chianti. Ci vediamo l’anno prossimo amici CHIANTI LOVERS per valutare insieme se questo splendido rinascimento avrà dato i frutti commerciali merita.

In cucina — rubrica a cura di Fabrizio Fiaschi

Fabrizio Fiaschi

Fabrizio Fiaschi — Sommelier da circa 30 anni, ha lavorato per enoteche, ristoranti, winebar e case vinicole a Firenze e dintorni entrando in contatto con i più importarti produttori di vino in Toscana. Mette la sua esperienza a disposizione dei lettori anche su www.iovinoperte.it

E-mail: vinaino1@gmail.com