Rifiuti a Firenze: dalla diossina al futuro, tra discariche e inceneritori

Marco Masini e Leonardo Torrini scelgono Case Passerini per il Video de L'Italia

​Firenze è una graziosa città turistica, lungo le strade si trovano piccoli bidoni accatastati ed il compostaggio dei rifiuti avviene a mano, sul posto, ad opera dei netturbini


Siamo negli anni '70 e Firenze cerca una discarica. "Nel 1971 - ricorda il Comitato di Quartiere San Quirico-Le Torri - i cittadini si schierano contro una discarica provvisoria di rifiuti situata in via Baccio da Montelupo, accanto alla sede dell'ASNU. Si chiede la rimozione immediata della discarica ed una diversa modalità di raccolta. Per raggiungere tali obbiettivi si effettua il blocco, 24 ore su 24, degli automezzi dell'azienda. Il blocco si protrae per diversi giorni e si conclude solo con il trasferimento dei rifiuti in un'altra località e con l'impegno dell'Amministrazione, poi in gran parte disatteso, ad avviare un nuovo piano di raccolta che tenga presente le esigenze degli abitanti dei quartieri periferici. Invece di privilegiare, "more solito", chi vive nel centro storico".

Marzo 1973. A San Donnino prende vita l’inceneritore dei rifiuti solidi urbani. La capacità di smaltimento è di 450 tonnellate giornaliere con 70 tonnellate di scorie, destinate alle cave di rena. Chiuderà il 23 luglio 1986.

Così lo ricorda Wikipedia: "Negli anni settanta del XX secolo San Donnino divenne tristemente nota per il grande inceneritore, costruito dal Comune di Firenze sul confine comunale e chiuso nel 1986 per esalazioni di diossina e contaminazione permanente dei terreni della zona. Da quel periodo, la frazione è stata al centro di una grande azione di riqualificazione urbanistica ed ambientale da parte dell'amministrazione comunale, basti pensare al recupero della zona di una cava di rena oggi trasformata in un parco attrezzato. Nonostante la presenza del parco attrezzato, la diossina presente nel terreno e nelle proprietà dei cittadini della zona non è stata in alcun modo rimossa né trattata dalle amministrazioni locali; né si è pensato a risarcire in nessun modo le popolazioni colpite da tale grave danno ambientale. Studi epidemiologici condotti da autorevoli enti hanno inoltre in seguito dimostrato un notevole incremento della probabilità di contrarre tumori di vario genere nella popolazione di San Donnino e nelle zone limitrofe contaminate".

Scrive Claudio Tamburini nel memoriale realizzato per la Fratellanza di San Donnino, l'Arci ed il Coordinamento dei Comitati della Piana "Le polveri in uscita dai due camini si riversavano, spesso di notte, sull’abitato San Donnino, imbrattando i terreni agricoli e gli orti domestici, i panni stesi ad asciugare e le vernici delle auto".
Sarà proprio la Fratellanza Popolare di San Donnino ad organizzare le prime assemblee tra cittadini e Comune di Firenze, Campi Bisenzio ed ASNU, gestore dell’impianto.

Preoccupati cittadini chiedevano cosa uscisse dai camini. "Fu risposto - ricorda la Fratellanza Popolare - che l'impianto garantiva ogni sicurezza, dotato com’era di una tecnologia all'avanguardia nella depurazione dei fumi e che le scorie erano solo materiale inerte che poteva essere trattato senza problemi".
Bruno Bartoli, medico di San Donnino, nel 1976 in assemblea pubblica solleva gravi perplessità basandosi sulle patologie riscontrate tra i propri pazienti. Il dubbio aumenta quando da Amsterdam due scienziati olandesi riferiscono di aver rintracciato negli inceneritori locali la presenza di diossina. La ricerca viene acquisita dalla Fratellanza Popolare che la ciclostila in proprio e la distribuisce a Firenze.

L'ASNU "stima i dati riferiti nella ricerca tranquillizzanti e ritiene inesistente qualsiasi pericolo sanitario". Nel febbraio del 1979 però, il laboratorio di igiene e profilassi della Provincia di Firenze individua nei fumi dell’inceneritore la presenza di diossine.
Il Consiglio circoscrizionale di San Donnino chiede la chiusura dell'impianto. I Comitati nel 1980 raccolgono oltre 4000 firme fra la popolazione riuscendo ad ottenere nel 1985 attraverso un protocollo "la nomina di un Comitato Tecnico Scientifico che dovrà accertare la pericolosità dell'impianto e fornire elementi per decidere il suo destino", nell'atto si inizia a parlare anche di riciclo dei rifiuti.
Intanto Le Piagge così definite dagli abitanti "già paesaggio lunare e discarica dell'ASNU", iniziano a popolarsi e nasce un Comitato in appoggio di San Donnino.
Alla fine dell'85 arrivano i primi risultati tecnici "le emissioni hanno accumulato importanti quantità di diossine e metalli pesanti nei terreni attorno all'inceneritore e nelle zone prese in esame". Ad inizio '86 però la Provincia di Firenze elabora il nuovo piano provinciale dei rifiuti indicando altre zone interessate da nuovi inceneritori. Seguono manifestazioni di protesta in varie parti del territorio tra Firenze e Prato.
La Provincia di Firenze trasmette ad aprile 1986 i risultati all'Istituto Superiore di Sanità che così risponde “i rilevamenti effettuati sui campioni di terreno prelevati nel territorio limitrofo all'inceneritore mostrano la presenza di quantità non trascurabile di diossine; nella maggioranza dei casi i livelli cumulativi di detti inquinanti appaiono essere nettamente superiori ai livelli massimi di riferimento adottati dalla commissione tossicologica consultiva nazionale nel novembre 1985".

L'illuminazione. La Provincia a questo punto revoca l'autorizzazione all'impianto di San Donnino che chiude a mezzanotte del 23 luglio 1986. La Regione Toscana vieta di commercializzare e consumare prodotti agricoli di origine vegetale e animale nel raggio di 1 km dall'impianto.
Il Consiglio comunale di Firenze delibera di abbandonare definitivamente l’inceneritore.
Una perizia giudiziaria evidenzierà che nelle cave restano circa trecentomila tonnellate di scorie tossiche che hanno richiesto un intervento di messa in sicurezza da 20 miliardi di lire. L'Università di Firenze e la Regione Toscana nel maggio del 2005, effettuano studi sull'eccesso di mortalità per linfomi fra il 1980 e il 1992.

Sempre nel 2005 il Comune di Firenze inaugura l’Isola del Ri-Uso nell’ex inceneritore di San Donnino alla presenza dell’assessore ai lavori pubblici Paolo Coggiola, della presidente del Quartiere 5 Stefania Collesei, del presidente del Quadrifoglio Marco Maria Samoggia. La Cooperativa “Il Cerro” di Don Santoro inizia l’attività di restauro e recupero di oggetti e mobili buttati via. "Si tratta di un'iniziativa importante - sottolinea l'assessore Coggiola - che si inquadra negli obiettivi del riuso e del riciclo e quindi nell'ottica della riduzione dei rifiuti. Un'iniziativa che va nella politica intrapresa in tal senso dall'Amministrazione comunale".

Oggi l’ex inceneritore di Via di San Donnino 44 si sviluppa su una superficie di circa 11.000 mq tra aree e depositi, "per lo stoccaggio e la valorizzazione dei rifiuti, realizzati e gestiti secondo i migliori standard tecnici".
Nel dettaglio Quadrifoglio Spa precisa: "Presso l’impianto vengono eseguite operazioni di recupero con messa in riserva di varie tipologie di rifiuti: indumenti usati, pallets, legno pulito, rottame ferroso, pneumatici, apparecchiature contenenti clorofluorocarburi (CFC), apparecchiature elettriche ed elettroniche, apparecchiature post – consumo. Inoltre viene eseguita la selezione dei rifiuti ingombranti con recupero di legno e ferro, la gestione della frazione secca dei rifiuti solidi urbani e assimilabili, ad elevato potere calorifico, da impiegare nella produzione di c.d.r. (combustibile derivato dai rifiuti), la gestione dei rifiuti di spazzamento stradale e delle restanti tipologie di rifiuti urbani e assimilabili. Attivi anche depositi per la raccolta dei farmaci, delle pile, delle batterie auto, dei T e/F e del cemento amianto. E’ altresì presente un impianto per la valorizzazione e il recupero della carta da raccolta differenziata che tratta importanti quantitativi. Un impianto di depurazione assicura il trattamento delle acque di processo".

L'impianto di Selezione e Compostaggio di Case Passerini. Nel Comune di Sesto Fiorentino, al confine con Campi Bisenzio e Firenze sorge l'impianto che tratta rifiuti solidi urbani indifferenziati e rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata: circa 120.000 t/anno di RSU e 45.000 t/anno di rifiuti organici e vegetali.
Cosa fa? "Produzione di Combustibile da Rifiuti in forma pelletizzata o sciolta, triturato e confezionato in balle pressate e legate utilizzato da moderni impianti termovalorizzatori per la produzione di energia elettrica. La frazione organica contenuta nei rifiuti viene separata meccanicamente e stabilizzata per la produzione di Frazione Organica Stabilizzata utilizzata come terreno di copertura in discarica. I rifiuti organici da raccolta differenziata, insieme alle potature vegetali, vengono trattati per produrre ammendante utilizzabile in agricoltura".

La discarica di Case Passerini. In località Sesto Fiorentino in Via del Pantano 400, c'è un impianto di interramento controllato progettato per la messa a dimora dei rifiuti non pericolosi.
Il contesto geologico: al di sotto ed intorno ad essa è presente uno strato argilloso impermeabile naturale di circa 30 metri.
L'impianto: "una vasca in pianura con argini di contenimento dove il fondo della vasca e gli argini costituiscono la barriera di base costruita secondo criteri di massimo contenimento delle emissioni. Il drenaggio di fondo della discarica, posto al disopra della barriera di base, consente la raccolta in appositi pozzi e serbatoi del percolato prodotto che viene smaltito in impianti dedicati. La copertura finale dei rifiuti è assicurata dall’azione congiunta di materiali argillosi naturali e geosintetici artificiali. Il biogas prodotto dalla fermentazione dei rifiuti viene captato mediante pozzi e piastre drenanti e avviato al recupero energetico in impianto dedicato".

Funziona? "La discarica è operativamente chiusa: mantiene ridottissime capacità residue di smaltimento, funzionali nel fronteggiare eventuali situazioni particolari ed imprevedibili (emergenze e/o eventi calamitosi). La chiusura definitiva dell'impianto - con la quale si aprirà poi la gestione post mortem - è prevista dal piano di ambito alla fine della fase transitoria del futuro gestore unico nel dicembre 2018".

Antonio Patruno