La Regione: "Reintegrare il dipendente Asl licenziato"

In Consiglio passa la mozione di Fattori (Sì-Toscana a sinistra) emendata da Sostegni (Pd). Chiesta chiarezza sull'intervista anonima rilasciata al Tg2: "Intervenga l'autorità giudiziaria"


Firenze – La Giunta regionale dovrà attivarsi nei confronti dell'Asl Toscana Centro per fare in modo che venga ritirato immediatamente il provvedimento di licenziamento dell'operatore del San Giovanni di Dio, a Firenze, e sia disposto il reintegro del dipendente nel suo posto di lavoro. È quanto dispone la mozione presentata da Sì-Toscana a sinistra, emendata dal consigliere Pd, Enrico Sostegni, approvata dal Consiglio regionale a conclusione del dibattito sulla comunicazione resa dall'assessore regionale Stefano Ciuoffo nel corso della seduta del 7 luglio scorso. La Giunta dovrà inoltre "attivarsi nei confronti della Asl Toscana Centro", affinché si attivi a sua volta "presso l'autorità giudiziaria, al fine di accertare l'identità della persona protagonista dell'intervista" rilasciata al Tg2 in forma anonima.



L'assessore aveva letto la nota predisposta dagli uffici e fatto riferimento al servizio del Tg2 Rai del 17 aprile, in cui "un sedicente operatore sanitario dell'ospedale San Giovanni di Dio rilasciava un'intervista, nascosto e coperto da indumenti e quindi non identificabile con voce contraffatta per non essere riconosciuta". Le affermazioni dell'intervistato "descrivevano una situazione di mancata attuazione di misure di prevenzione anti-contagio per l'emergenza Covid e quindi di pericolo per gli operatori e i cittadini all'interno dell'ospedale". Affermazioni che, ha continuato a leggere l'assessore, "nel pieno dell'emergenza Covid, in un periodo estremamente delicato in cui la comunicazione pubblica assumeva un ruolo fondamentale anche per le azioni di prevenzione e per il mantenimento del rapporto di fiducia nei confronti del servizio sanitario regionale e dell'ospedale, potevano indubbiamente indurre nella popolazione e negli operatori sanitari un ingiustificato allarme e minare il rapporto di fiducia nel servizio sanitario, mettendo a rischio la stessa efficienza ed efficacia degli interventi". Tali affermazioni, ha aggiunto Ciuoffo, "risultavano assolutamente infondate e false, come testimoniato da immediati approfondimenti effettuati dalla direzione aziendale. Pertanto, oltre a inviare una lettera di protesta a firma del direttore generale al Tg2, si è proceduto a una indagine interna, anche attraverso una perizia fonica". Dall'indagine e dalla perizia emergeva che l'anonimo intervistato era proprio il dipendente "con sede operativa al san Giovanni di Dio" e con un "ruolo di carattere sindacale". Da questi elementi è "scaturita l'apertura di un procedimento disciplinare nei confronti del dipendente, "che dopo l'audizione effettuata alla presenza anche di un legale, ha portato a un provvedimento di licenziamento senza preavviso che è divenuto effettivo".


L'assessore aveva spiegato anche all'Aula di aver visto personalmente quel servizio sul Tg2. Un servizio che "mi lasciò perplesso per le modalità del racconto, sembrava si parlasse di un messaggio in codice mafioso".


Il licenziamento del dipendente Asl, per Andrea Quartini (Movimento 5 stelle), “è stata ingiusto”. Sulla comunicazione, resa dall'assessore Ciuffo, il consigliere rileva che gli operatori sanitari in questa pandemia si sono dovuti confrontare non solo con gli aspetti clinici ma anche sul rischio individuale. È stato detto in tutta Italia che mancavano i dispositivi di protezione individuale e che non si lavorava in sicurezza”. “Sono inaccettabili gli atteggiamenti ritorsivi e intimidatori” afferma.


Monica Pecori (gruppo Misto) mette in discussione l'operato del dirigente dell'azienda: “Rispetto a come sono state condotte le indagini interne, anche con perizia fonica quindi con soldi pubblici, per accertare le dichiarazioni del lavoratore che può parlare bene fuori dall'ambiente lavorativo senza autorizzazione solo se parla bene della propria azienda. Ci sono stati altri casi – dichiara ancora – su questo lavoratore si è arrivati al licenziamento senza preavviso senza tener conto che godeva delle prerogative del codice aziendale essendo componente delle Rsu”.


Per Paolo Bambagioni (Pd), “occorre tornare all'essenza della vicenda e mantenere un atteggiamento molto laico, senza difese d'ufficio. Serve pacatezza” continua, rilevando che “la reazione della direzione generale è assolutamente ingiustificata”. “Nell'emergenza c'erano difficoltà, ma di fronte alla denuncia non c'è una lesa maestà ma una critica, tanto più se chi la fa assolve ad una carica sindacale. Al limite si poteva fare un richiamo al dipendente”. Il punto “politico grave, da regime totalitario, è quello che non consente ad un lavoratore di esprimersi”, continua rivolgendo l'invito a “ritirare il licenziamento” mentre alla Giunta Bambagioni chiede di fare un” richiamo scritto alla dirigenza”. Conclude poi domandandosi “chi pagherà l'iniziativa legale che sicuramente reintegrerà il dipendente? Il clima di intimidazione è insopportabile”.


“Un signore a volto coperto rilascia giudizi negativi sull'azienda. Afferma poi altre cose che nel mezzo dell'emergenza Covid. Questo è un reato, significa procurato allarme. Va oltre l'interpretazione personale. A mio avviso l'azienda deve denunciare quella persona”, dichiara Enrico Sostegni (Pd). Ma il consigliere prosegue, affermando che il licenziamento del rappresentante sindacale è un atto non condivisibile, "perché quel rappresentante ha affermato di non essere la persona dell'intervista a volto coperto" e annuncia voto favorevole del gruppo Pd alla mozione di Sì-Toscana a sinistra, per la quale presenta anche gli emendamenti, poi approvati. E aggiunge: “Fin tanto che non c'è una decisione di un organo giudiziario, quel licenziamento deve essere ritirato”.


Paolo Marcheschi (Fratelli d'Italia), dice che ci si trova di fronte a una "deriva che mai mi sarei aspettato in Toscana, una regione che si dice vicina ai lavoratori. E invece, come già accaduto per la vicenda dei ventilatori e delle mascherine, si è perso il controllo e la misura delle cose". Marcheschi parla di "reazione sproposita della direzione generale dell'Asl Centro" e invita la maggioranza "a mandare a casa il direttore generale e non procedere alle nuove nomine alle direzioni delle Asl prima delle elezioni". Conclude dicendo che "in aula abbiamo la possibilità di cancellare il disonore di cui è macchiata la Regione, chiedendo il ritiro del licenziamento, che ha un carattere intimidatorio e esemplare".


Per Tommaso Fattori (Sì-Toscana a Sinistra) la critica espressa dal lavoratore "è giusta, visto che in quel momento anche la sanità Toscana viveva un momento di caos". Fattori definisce la vicenda di "grande valenza politica", perché "intacca il principio fondamentale della libertà sindacale e anche quello della libertà di stampa" e quindi "è giusto che noi ne facciamo una valutazione politica e politicamente si chieda il ritiro del licenziamento".


"Per tutti i motivi già detti in aula anche io chiedo che sia ritirato il licenziamento del dipendente del'lAsl centro", afferma Serena Spinelli (gruppo Misto) e parla della vicenda come di "una vicenda gestita male, in cui serviva muoversi con maggiori attenzioni". E aggiunge: "Si è presa una decisione eccessiva e affrettata". La consigliera ha fatto riferimento all'interrogazione presentata a sua firma, con la quale chiedeva se la Regione intendesse attivare azioni di verifica sul provvedimento deciso dalla Asl in modo da valutare oltre ogni dubbio la congruenza del licenziamento per motivi disciplinari" e se "intenda provvedere nel frattempo a chiedere alla Asl Centro di disporre il reintegro del lavoratore licenziato".


Anche il capogruppo di Forza Italia, Maurizio Marchetti, aveva presentato una interrogazione nelle sedute precedenti, per conoscere "le ragioni del comportamento della Asl Toscana Centro, del presidente e se intenda rivalutare la vicenda, reintegrando il dipendente ingiustamente licenziato".

Redazione Nove da Firenze